Comunità Maria Regina Della Famiglia - Gallarate
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Domenica 24 novembre 2019

"MA PERCHÉ STATE COSI' AVVILITI?"

Abbiamo iniziato l’Avvento e la Liturgia, sotto le apparenze del linguaggio catastrofico, ci parla di speranza; ci rende una notizia straordinaria, per la quale forse non riusciamo a scaldarci più perché siamo diventati vecchi, o perché queste parole ce le sentiamo ripetere da secoli e non troviamo più trasalimento.

Che cosa ci dice l’Avvento? Avvento significa “venuta”. La celebrazione di oggi, come quelle di tutto l’avvento, vogliono ricordarci che Gesù è venuto. Voi replicherete: “Ma questo lo sapevamo già; è una notizia antica, non ci dice più niente!”.

Ma come… “non ci dice più niente!”. Gesù è venuto duemila anni fa. Si è fatto uomo come noi: è sceso, ha penetrato gli strati dell’universo ed è arrivato nel cuore della terra.

E’ diventato come noi: sorriso umano, sofferenza umana, linguaggio umano, volto umano… Gesù Cristo ha messo la tenda in mezzo a noi. E’ diventato, dunque, nostro compagno di tenda. Dorme con noi, Gesù Cristo! Ed è nostro compagno di viaggio: cammina con noi, non ci lascia soli! Ed è diventato nostro compagno di tavola, commensale nostro. Questo, dovrebbe veramente riempirci il cuore di felicità, perché sperimentiamo tutti, a partire da me, la solitudine, la sofferenza, l’abbandono, l’incapacità di comunicare con gli altri…

Chi di noi può dire che il sorriso che gli spunta sulle labbra coincide con il sorriso dell’anima?

Quanti orpelli mettiamo ai nostri sentimenti interiori… per cui a volte abbiamo l’anima lacerata e traduciamo tutto con un sorriso fugace che si spegne subito!

Questa è una notizia che ci conforta l’anima: che Dio si è fatto proprio uno di noi, che ha assunto le stesse tenerezze umane, le stesse debolezze, le stesse frantumazioni spirituali, perché Gesù Cristo si è assoggettato tutte le esperienze dell’uomo.

Per questo è di un’incredibile consolazione, quando anch’io mi sento avvilito, mi vedo stanco, sfiduciato, pensare che Gesù Cristo non se ne è andato via da me, non ha abbandonato la mia tenda. E se io vado un poco a scostare i lembi di ingresso, mi accorgo che Lui ci dorme dentro. Come si fa a dire, o anche solo pensare, che “è roba da bambini” ciò che viviamo sulla nostra pelle. Lo sperimento nella mia vita che se mancasse Lui, non saprei trovare più ragione valida per esistere. Ecco, Avvento significa questo; una notizia di gioia: “Gesù Cristo è venuto!” E’ venuto duemila anni fa, è entrato nella storia, si è canalizzato nei meandri della vicenda umana, e adesso cammina con noi: trascina la storia con sé. Ma l’Avvento significa anche un’altra cosa: Gesù Cristo viene anche oggi!

Noi Gesù lo vediamo arrivare attraverso gli avvenimenti, le vicende dolorose e malinconiche, le vicende lieti. Lo vediamo arrivare sul volto dei nostri fratelli, nelle nostre vicende personali, nei mille fatti che attraversano la nostra vita.

Qui sta il problema: aprire gli occhi per percepire la venuta del Signore, che ci porta segni di speranza.

Il Signore viene a dirci: “Ma perché state così avviliti? Perché avete incrociato le braccia? Perché siete così delusi da pensare che ogni sforzo della giustizia non conta più di tanto?”

Questa è la sensibilità di tanta gente d’oggi che si è avvilita, non lotta più, non è capace di alzarsi e camminare: si è spenta. Invece, Gesù Cristo ci dice oggi, nella liturgia, che Lui viene ogni momento, ci parla attraverso la storia; non viene soltanto nell’Eucaristia, quando noi celebriamo la Messa; non viene soltanto nella Parola, quando noi l’ascoltiamo, ma viene anche attraverso le vicende comunitarie e personali che a volte ci esaltano e a volte ci deprimono. E noi dobbiamo aprire le orecchie e metterci all’ascolto del Signore.

L’augurio che vorrei darvi è questo: che noi potessimo acuire la nostra sensibilità per percepire un passo conosciuto, il passo di Colui che arriva, perché il Signore bussa e noi gli apriamo.

don Mauro

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