Giornalino INCONTRO n° 3 - 2021

Ecco il terzo numero del giornalino INCONTRO.
La copia cartacea la potete trovare nelle nostre due Parrocchie. Buona lettura!

 

Avvisi - 27 giugno 2021

IL MERITATO RIPOSO

E’ l’ultimo foglio degli avvisi prima delle vacanze e della conclusione dell’Anno sociale 2020-2021. Mi ero quasi abituato a questo ritmo settimanale e la sospensione estiva viene a dare in po’ di ossigeno alla fantasia di chi scrive, compone, stampa e distribuisce. Mi piacerebbe conoscere più a fondo le ripercussioni, le risonanze, le utilità che tali “scritti” hanno nella vita delle Famiglie della nostra Comunità pastorale e nella vita spirituale dei singoli credenti.

Credo davvero che questa fatica settimanale abbia un suo senso, una sua efficacia: far correre alcune idee ecclesiali oltre il proprio orticello di parrocchia, ci fa rendere conto della complessità della nostra vita comunitaria con tutte le iniziative che vi avvengono.

E’ sulle vacanze la riflessione per guardare a “questo tempo” con occhio meno ingrato per non sciuparle, viverlo in qualche modo, così che al ritorno ci rimanga la gioia di averle godute. Le vacanze devono essere innanzitutto un periodo disintossicante: togliere tutti quegli inquinamenti e incrostazioni che ci rendono la vita difficile; talora siamo più nervosi che cattivi.

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Avvisi - 20 giugno 2021

Ai comunicandi 2021 - 13 e 20 Giugno - Basilica di Gallarate
Omelia del parroco, don Mauro Taverna

1. Nutrirsi del “Corpo di Cristo”

Come abbiamo bisogno di nutrici per vivere, così anche il nostro spirito ha bisogno di Nutrimento. Noi siamo fatti di corpo, certo, ma anche di anima. Gesù ha detto di sé: “Io sono il pane della vita”, cioè Gesù stesso è nutrimento della nostra anima, cibo dell’uomo interiore. Cari Genitori “scegliere” di accompagnare i vostri figli in questo passo importante della loro vita, è aiutarli a raggiungere la consapevolezza della loro vera origine: figli di Dio! Figli vostri, ma prima di tutto, figli di Dio! Non possiamo dimenticarlo.

 

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Avvisi 13 giugno

L’amore di Dio, dal Sacro Cuore alla Divina Misericordia!

Il Cuore di Cristo è un cuore che sceglie la strada che affianca ogni uomo oppresso dalla solitudine, ripiegato sulle piaghe che l’umanità ha inferto sul suo corpo, si carica sulle sue spalle ogni viandante derubato della propria dignità. L’amore di Dio si fa vicino e si impegna a ridare speranza e bellezza all’uomo. Questo è proprio della misericordia, che si sporca le mani, tocca, si mette in gioco, vuole coinvolgersi con l’altro, si rivolge a ciò che è personale con ciò che è più personale, non “si occupa di un caso” ma si impegna con una persona, con la sua ferita. [...]

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Avvisi - 6 giugno 2021

EUCARISTIA: storia di una passione

Ecco cos’è l’Eucaristia: il sacramento della passione di Dio per l’umanità. Essa raccoglie, sintetizza, esprime e attua una lunga storia di comunione offerta da Dio a un uomo che finisce per vivere nel sospetto dello stesso Dio. A quell’uomo, Dio stesso aveva cucito vestiti perché non fosse vittima della vergogna di essere nudo.
L’Eucaristia racconta, ancora, l’alleanza offerta da Dio a un popolo che era il più piccolo fra tutti i popoli, umanamente inadeguato a mantenere fede all’alleanza offerta da Dio. Eppure, neanche di fronte alla violazione continua del patto, Dio smetterà la sua offerta. Anzi, proprio quando un popolo vìola costantemente la legge data da Dio, lui “perdona e trasforma, ricostruisce e rinnova”.

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Iscrizioni Oratorio Estivo 2021

Avvisi - 30 maggio 2021

BENVENUTO ARCIVESCOVO MARIO

Ormai è solo questione di giorni, l’attesa della visita pastorale dell’Arcivescovo alla nostra Comunità è in dirittura di arrivo e penso sia utile chiarirci le idee sull’importanza di questo avvenimento ecclesiale straordinario. Il Vescovo visita le Comunità della Diocesi per conoscere e farsi conoscere, per aprire gli orizzonti alla Chiesa diocesana, per dare un messaggio di unità: camminiamo insieme come popolo unito, accompagnati dai Santi che sono presso Dio nella gloria insieme a Maria, insieme con tutte le Comunità della Diocesi. [...]

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CELEBRAZIONE CITTADINA CORPUS DOMINI

Avvisi - 23 maggio 2021

DEL TUO SPIRITO SIGNORE, E' PIENA LA TERRA

Il dono dello Spirito dà inizio alla vita e alle attività della Chiesa del Signore. Tutto ciò che avviene ora in essa avviene nella mediazione del Signore Risorto e nella forza dello Spirito del Signore, e ha come fine ultimo la gloria di Dio: il Padre. Questo è il significato profondo del Regno di Dio annunciato da Gesù e di cui attendiamo il compimento. In questo orizzonte possiamo riflettere anche sul nostro compito: la rinnovazione dell’alleanza di Dio con gli uomini nell’Eucaristia che introduce e accende i fedeli nella pressante carità di Cristo.
La Pentecoste fa della Chiesa una realtà missionaria: essa viene inviata a tutti gli uomini e in tutto il mondo, per proclamare la riconciliazione offerta da Dio e chiamare l’umanità a conversione. Ecco perché la festa della Pentecoste impone una riflessione sul “dono” dello Spirito Santo.
Troppe volte l’esperienza della fede, quando riflettiamo su di essa, viene ridotta ad un insieme di regole da rispettare, al più ad un grande compito di impegno di cui il credente si è assunto responsabilmente l’onere e che talvolta gli sembra troppo pesante per le sue forze. Ma l’esperienza della fede è prima di tutto esperienza dello Spirito, è accoglienza entusiasta e grata dei suoi suggerimenti, dei suoi inviti: è lo Spirito che rende viva la nostra fede, rianima il nostro cuore, accende in noi il fuoco dell’amore-carità di Dio. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” dice Gesù nel Vangelo di oggi: ma come possiamo amare il Signore se non siamo dentro la logica nuova del suo amore, se non sentiamo in noi il fuoco di questo amore grande e misterioso che supera ogni limite e sa affrontare ogni avversità? Ma tutto questo non è frutto del nostro sforzo, noi non sappiamo produrre un amore così fatto, possiamo solo accoglierlo come dono, e come dono dello Spirito.È lo Spirito che ci ricorda che siamo figli di Dio e non si stanca di rimetterci in questa verità, che facciamo fatica ad accogliere e ancor più a custodire, che rischia di smarrirsi nelle pieghe della nostra vita immersa nelle cose, presa da mille progetti e da mille tensioni. Ma non manca mai nella nostra vita questo invito dello Spirito, perché possiamo recuperare questa verità come il fondamento su cui costruire la nostra vita.Come può lo Spirito operare questo in noi?Lo dice Gesù nel Vangelo: “Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Quando ascoltiamo il Vangelo, esso diventa parola viva, parola rivolta a noi, appello alla nostra libertà perché si converta e si rimetta su strade buone: ma è lo Spirito che compie questa operazione e ci toglie dal grigiore di un’esistenza senza senso, smarrita.
Quando allora la nostra vita sembra perdersi nella fatica di ogni giorno, oppure dentro un dolore o una sofferenza troppo grandi, è lo Spirito che ci suggerisce di non arrendersi all’evidenza della realtà, ma di saper guardare dentro le cose e le situazioni per scorgere, dentro e attraverso tutto questo, la presenza dell’amore di Dio: è lo Spirito che ci suggerisce di arrenderci a questo amore, perché esso possa risplendere con tutta la sua forza nella nostra vita. Per questo lo Spirito “ci insegna ogni cosa”: perché egli sa sempre trovare il modo di farsi strada nella nuova vita, perché possiamo recuperare quella verità che dà senso e valore a tutti i gesti della nostra esistenza, che sa dare fondatezza al nostro sperare, che sa sostenere il nostro cammino. Questo compagno di viaggio “Spirito fortificante” è perciò molto prezioso, proprio perché, grazie a lui, possiamo sfuggire al dominio della legge e della carne, a una lettura della vita ripiegata su di sé, attenta solo a sfuggire alle possibili difficoltà e non pronta ad accogliere la ricchezza di ciò che viene incontro e che solo con il coraggio che viene dallo Spirito possiamo accogliere pienamente.
Vieni Santo Spirito! Riempi i nostri cuori!

Il vostro parroco, don Mauro

 

Avvisi - 16 maggio 2021

Accanto al sepolcro vuoto è bello essere cristiani

 

Cristo Signore è risorto! E’ stato l’annuncio gioioso della notte di Pasqua!
In Avvento abbiamo condiviso con gli antichi ebrei l’attesa della venuta di Gesù. Lo abbiamo accolto alla nascita; abbiamo trepidato per la crudeltà di Erode che lo voleva eliminare; l’abbiamo visto nel Tempio, saggio adolescente dodicenne. Dopo che era scomparso fino a trent’anni nella semplicità di Nazaret, lo abbiamo ritrovato e seguito con amoroso interesse nei suoi cammini, nelle sue veglie, nei suoi discorsi, nei suoi miracoli.
Ci ha addolorati l’odio farisaico riversato su di Lui, la congiura del Sinedrio, il tradimento di Giuda, il processo ingiusto e la condanna di Pilato, la brutale e umiliante esecuzione capitale. Abbiamo raccolto come testamento le sette parole pronunciate in croce. Ma eccoci a cantare l'alleluia della vittoria.

Gesù risorto ci riporta la gioia e ci fa scoprire oggi come allora, la bellezza di essere suoi seguaci, di essere “cristiani”, come furono chiamati per la prima volta ad Antiochia e seguaci di Gesù. Sì è bello essere cristiani perché l’uomo d’oggi ha bisogno di speranza e Cristo vincitore della morte ne è il fondamento sicuro. A noi cristiani è dato un compito veramente appassionante: essere donne e uomini che diffondono speranza.

E’ bello essere cristiani perché la situazione nazionale e internazionale invoca comunione e Cristo è l’agape di Dio fattasi carne.
A noi cristiani è dato il compito bellissimo di essere la profezia e il sacramento dell’unità del genere umano.
La cristianità può essere l’anima della globalizzazione.

E’ bello essere cristiani perché davanti alle molteplici piaghe dell’umanità Cristo dice di se stesso: “IO sono il buon samaritano”. Noi cristiani siamo lanciati sulla strada tra Gerusalemme e Gerico con la decisione di non guardare da un’altra parte quando incontreremo l’uomo ferito, ma ci chineremo su di lui e ci lasceremo commuovere nel cuore.

E’ bello essere cristiani perché la persona umana ai nostri giorni è presa in giusta considerazione e la storia attuale costringe ad andare a fondo dei problemi cruciali del destino di ciascuno di noi. Noi siamo al servizio di Cristo che conosce l’uomo meglio di ogni uomo.

E’ bello essere cristiani perché la sfida educativa è di un’urgenza impressionante ma Cristo, la Sapienza divina, si è fatto carne e oggi pronuncia la parola: Vittoria! Noi discepoli, in cammino dietro di Lui, siamo chiamati a metterci accanto ai ragazzi e ai giovani, talvolta delusi e sconfitti, perché crescano in “sapienza, età e grazia”. Mentre nel nome di Cristo chiamiamo in causa la loro libertà, siamo in un certo senso costretti ad essere tutti un po’ sempre giovani.

E’ bello essere cristiani perché la riscoperta del sacro, spesso indefinibile e vago, o legato a questa o quella religione, ci sospinge a rimanere autentici cercatori del Dio Vero e a lasciarci trovare da Lui. Dobbiamo dirci con maggior chiarezza non semplicemente che Dio c’è, quanto piuttosto che Egli E’ e scoprire il primo mistero della fede, l’Unità e la Trinità di Dio, e il secondo mistero: l’Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Cristo.

E’ bello essere cristiani perché la suprema fragilità della morte pone inesorabilmente a tutti le domande cruciali di Giobbe. Ma la morte trova luce in Cristo, il Vivente, Colui che morendo ha vinto la morte e, mediante la sua Risurrezione, ci genera, come dice l’Apostolo Pietro, “per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Per questo, anche tra le prove, continua Pietro, “esultiamo di gioia indicibile e gloriosa”.

E’ bello essere cristiani: il mio augurio è che oggi e sempre siamo “contenti”: è il messaggio e il dono che il mondo attende e che noi possiamo donare.

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 9 maggio 2021

Giuseppe: Padre nella tenerezza

Potremmo partire da una domanda: come ha fatto Gesù da bambino, da adolescente, da giovane a imparare che Dio è un Padre buono pieno di tenerezza? La risposta è senz’altro Gesù da bambino ha imparato la tenerezza di Dio da suo papà Giuseppe. Il quale realizzava in pieno la fase di Osea 11,3-4: “era per lui come un padre, che solleva il bimbo alla sua guancia, e si china su di lui per dargli da mangiare”. Quanta tenerezza!

E come ha fatto Giuseppe – altra domanda – a imparare la tenerezza di Dio? Senz’altro dal suo rapporto intimo di preghiera con Dio Padre e poi anche dalla preghiera dei Salmi, pregati nella sinagoga e recitati anche nella sua famiglia di Nazaret, con Maria e Giuseppe (68,17; 85,5; 110,4; 144,9). Qui si inserisce un bel pensiero di Papa Francesco, che appare subito all’inizio del suo pontificato nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium del 24 novembre 2013. Al n.88 dice: “Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza”. Bella espressione (quasi un ossimoro) richiamata anche alla fine, al n. 288: dobbiamo “credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza”. E ci invita ad accogliere la nostra debolezza con tenerezza. “E’ la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi”, suggerisce il Papa nella Patris corde.

Troppe volte noi pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà il suo disegno di salvezza si realizza non “nonostante”, anzi proprio attraverso la nostra debolezza. Così ha risposto il Signore a San Paolo: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2Cor 12,9). Anche noi – conclude Francesco – dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza. La tenerezza è la maniera migliore per toccare ciò che in noi è fragile. E – altra espressione lapidaria – “ per questo è importante incontrare la misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, facendo un’esperienza di verità e tenerezza”. Bello!

Verità e tenerezza. Perché?
Perché la verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie e ci abbraccia, ci sostiene e ci perdona, proprio come fa nel sacramento della Riconciliazione. Gesù ci insegna questo nella parabola del “padre misericordioso”. Un padre che accoglie con tenerezza il figlio che ha sbagliato tutto, è giunto fino all’abbrutimento coi porci, ma si è pure ricordato che il padre era sempre suo padre, un padre pieno di tenerezza, che non ha sottolineato l’errore del figlio, ma ha rafforzato la sua fragilità, realizzando proprio qui la rivoluzione della tenerezza. Così anche con noi: il Padre ci viene incontro, ci perdona, ci rimette in piedi, fa festa per noi, perché “Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,32).

Il Papa ricorda che Giuseppe ci insegna che avere fede in Dio significa credere che egli può operare attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, le nostre debolezze. Giuseppe, inoltre, ci insegna che in mezzo alle tempeste della vita non dobbiamo temere di lasciare a Dio il timone della nostra barca. “Siamo tutti sulla stessa barca”: anche questo ci ha insegnato la drammatica situazione operata dal contagio del Coronavirus. Siamo tutti sulla stessa barca, giovani e anziani, poveri e ricchi, sani e malati, credenti e non credenti.
Tutti, tutti! Almeno questo dovremmo aver imparato in questa pandemia.

Comunque, al timone di questa barca – siamo sicuri – c’è un Dio che ha sempre uno sguardo più grande e continua a ripeterci: “Non abbiate paura! Ci sono io. Fidatevi e affidatevi”.

Angelo Sala, padre missionario di Rho

 

Giornalino INCONTRO n° 2- 2021

Ecco il secondo numero del giornalino INCONTRO.
La copia cartacea la potete trovare nelle nostre due Parrocchie.

 

Avvisi 2 maggio - 2021

MARIA: Madre Amorevole

All’angelo che stava alle porte del nuovo anno dissi: “dammi per favore un lume, perché io possa andare sicuro incontro all’incertezza che ho davanti”. Ma lui mi rispose. “Vai pure avanti, anche nel buio, io metto la tua mano nella mano di Dio. Questo è meglio di un lume è più sicuro di un sentiero a te noto”. Questo proverbio cinese è un invito ad entrare nel mese di Maggio certi dell’accompagnamento divino attraverso tutti i giorni che ci stanno davanti.

“Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi” (Mt. 28,20b) ha promesso nostro Signore Gesù. E questa certezza viene a noi anche dalla presenza della Vergine Maria. Lei, che sotto la croce ha ricevuto da Gesù il compito di essere madre del discepolo Giovanni (Gv. 19,26-27), continua ad essere madre amorevole e premurosa per tutti coloro che in Giovanni sono stati rappresentati, cioè guida e protezione per tutti coloro che fanno della loro vita un impegno a seguire fedelmente Suo Figlio. Sia, Maria, la sicura certezza in tutti i giorni oscuri della nostra vita, ci ricordi che esiste sempre la mano di Dio, la quale prende la nostra mano e ci invita ad andare avanti! “Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia di me come tu hai detto” (Lc. 1,38). Sono le parole profonde di questa straordinaria e umile giovane che fanno rimanere a bocca aperta e lasciano intravedere in Maria, i primi albori di un cammino che l’avrebbe portata alla santità.

Mi vengono in mente tantissime cose, pensando alla santità, tra cui anche le parole di San Domenico Savio. “Qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”. È molto gratificante e incoraggiante questa frase: ci fa comprendere che il traguardo della santità non è soltanto per pochi eletti, ma è l’arrivo auspicabile per ogni cristiano che voglia prendere sul serio il Vangelo. Ci si fa santi allora, giorno dopo giorno, vivendo la propria vocazione “nella buona e nella cattiva sorte” della vita sponsale, nelle gioie e nelle difficoltà della vita religiosa, nel cammino originale e irrepetibile di ciascuno, cercando di tendere sempre ad un miglioramento interiore per raggiungere una vicinanza più stratta con il Signore e, conseguentemente, raggiungere la vera felicità.

“Insegnami a compiere il tuo volere perché sei il mio Dio”, così preghiamo recitando le parole del salmo 142. Forse l’ingrediente principale per la buona riuscita della “ricetta santità” è proprio la capacità di chiedere a Dio, ogni giorno, di aiutarci a scoprire la Sua volontà per trovare la gioia vera, non quella superficiale delle cose effimere, ma quella che pervade l’interiorità del nostro cuore e dura per sempre. Si tratta a questo punto di fare spazio in noi stessi, rinunciando alla gratificazione dell’esteriorità o di tutto ciò che è futile, per lasciare che la Sua Parola si radichi in profondità. La Parola di Dio è il seme che dobbiamo assolutamente far germogliare in ciascuno di noi per rendere una testimonianza fedele e costante.

E chi può esserci di “modello” e “guida” se non Maria Santissima?
Affidiamoci alla sua materna intercessione perché ci aiuti a vivere la nostre giornate, desiderando ardentemente di compiere la volontà di Dio e non la nostra. Fa o Maria, che sappiamo scoprire nelle vicende quotidiane, i disegni importanti che Lui sussurra al nostro cuore e anche quando tutto ci sembra inspiegabile e misterioso, aiutaci a proclamare con fede: “ Padre, sia fatta la Tua volontà” (Mt. 26,42). Così ogni giorno metteremo un “semino” per fare crescere l’albero della nostra santità.

Il vostro parroco, don Mauro

FOGLIO COMPLETO AVVISI

 

LIBRETTO CANTI MESE DI MAGGIO