Giornalino INCONTRO n° 2- 2021

Ecco il secondo numero del giornalino INCONTRO.
La copia cartacea la potete trovare nelle nostre due Parrocchie.

 

Avvisi 2 maggio - 2021

MARIA: Madre Amorevole

All’angelo che stava alle porte del nuovo anno dissi: “dammi per favore un lume, perché io possa andare sicuro incontro all’incertezza che ho davanti”. Ma lui mi rispose. “Vai pure avanti, anche nel buio, io metto la tua mano nella mano di Dio. Questo è meglio di un lume è più sicuro di un sentiero a te noto”. Questo proverbio cinese è un invito ad entrare nel mese di Maggio certi dell’accompagnamento divino attraverso tutti i giorni che ci stanno davanti.

“Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi” (Mt. 28,20b) ha promesso nostro Signore Gesù. E questa certezza viene a noi anche dalla presenza della Vergine Maria. Lei, che sotto la croce ha ricevuto da Gesù il compito di essere madre del discepolo Giovanni (Gv. 19,26-27), continua ad essere madre amorevole e premurosa per tutti coloro che in Giovanni sono stati rappresentati, cioè guida e protezione per tutti coloro che fanno della loro vita un impegno a seguire fedelmente Suo Figlio. Sia, Maria, la sicura certezza in tutti i giorni oscuri della nostra vita, ci ricordi che esiste sempre la mano di Dio, la quale prende la nostra mano e ci invita ad andare avanti! “Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia di me come tu hai detto” (Lc. 1,38). Sono le parole profonde di questa straordinaria e umile giovane che fanno rimanere a bocca aperta e lasciano intravedere in Maria, i primi albori di un cammino che l’avrebbe portata alla santità.

Mi vengono in mente tantissime cose, pensando alla santità, tra cui anche le parole di San Domenico Savio. “Qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”. È molto gratificante e incoraggiante questa frase: ci fa comprendere che il traguardo della santità non è soltanto per pochi eletti, ma è l’arrivo auspicabile per ogni cristiano che voglia prendere sul serio il Vangelo. Ci si fa santi allora, giorno dopo giorno, vivendo la propria vocazione “nella buona e nella cattiva sorte” della vita sponsale, nelle gioie e nelle difficoltà della vita religiosa, nel cammino originale e irrepetibile di ciascuno, cercando di tendere sempre ad un miglioramento interiore per raggiungere una vicinanza più stratta con il Signore e, conseguentemente, raggiungere la vera felicità.

“Insegnami a compiere il tuo volere perché sei il mio Dio”, così preghiamo recitando le parole del salmo 142. Forse l’ingrediente principale per la buona riuscita della “ricetta santità” è proprio la capacità di chiedere a Dio, ogni giorno, di aiutarci a scoprire la Sua volontà per trovare la gioia vera, non quella superficiale delle cose effimere, ma quella che pervade l’interiorità del nostro cuore e dura per sempre. Si tratta a questo punto di fare spazio in noi stessi, rinunciando alla gratificazione dell’esteriorità o di tutto ciò che è futile, per lasciare che la Sua Parola si radichi in profondità. La Parola di Dio è il seme che dobbiamo assolutamente far germogliare in ciascuno di noi per rendere una testimonianza fedele e costante.

E chi può esserci di “modello” e “guida” se non Maria Santissima?
Affidiamoci alla sua materna intercessione perché ci aiuti a vivere la nostre giornate, desiderando ardentemente di compiere la volontà di Dio e non la nostra. Fa o Maria, che sappiamo scoprire nelle vicende quotidiane, i disegni importanti che Lui sussurra al nostro cuore e anche quando tutto ci sembra inspiegabile e misterioso, aiutaci a proclamare con fede: “ Padre, sia fatta la Tua volontà” (Mt. 26,42). Così ogni giorno metteremo un “semino” per fare crescere l’albero della nostra santità.

Il vostro parroco, don Mauro

FOGLIO COMPLETO AVVISI

 

LIBRETTO CANTI MESE DI MAGGIO

 

Mese di maggio 2021

Ecco il volantino da scaricare con tutte le iniziative della nostra Comunità Pastorale per il Mese di Maggio.

 

 

Estate in oratorio diamoci una mano

Lettera aperta agli Adulti della Comunità Pastorale “Maria Regina della Famiglia”

Il tempo estivo si sta avvicinando e vogliamo informare le Famiglie della nostra Comunità Pastorale che anche quest’anno, sulla falsa riga dell’anno scorso, offriremo la proposta di Estate in Oratorio.

C’è sicuramente il desiderio di poter fare qualcosa per i ragazzi delle elementari e medie nei due nostri oratori. Sentiamo che hanno bisogno di ritrovare luoghi familiari in cui giocare e stare insieme, in modo sicuro, ma disteso. Inoltre, potrà essere di aiuto a diverse famiglie che dopo la chiusura delle scuole avranno difficoltà nel trovare qualcuno a cui affidare i figli. Infine l’Oratorio stesso ha intenzione di riscoprire la propria vocazione educativa, quella di annunciare il Vangelo ai ragazzi attraverso il gioco e l’amicizia.


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Avvisi - 25 aprile 2021

Costruiamo insieme la Comunità

Mi ritrovo spesso a riflettere e pensare, soprattutto quando prego, alle nostre due Parrocchie che formano la Comunità Pastorale “Maria Regina della Famiglia”, e mi piace intrattenermi sui volti delle persone che la compongono, pregare per loro, pensare a luci e ombre della nostra Comunità.
Devo proprio assicurarvi che l’esperienza che vivo è quella del desiderio di camminare insieme come in una grande famiglia, dove ognuno è chiamato a fare la sua parte.
Pensando e ripensando vorrei proporvi con semplicità ma con enfasi una specie di “Decalogo” che aiuti a costruire sempre meglio la Comunità.

 

  1. Collabora e prega per la tua Comunità, considerandola come una madre a cui la Provvidenza ti ha affidato, chiedi a Dio che sia fraterna e accogliente, aperta a tutti e al servizio di tutti. Impegnati perché questo si realizzi in pienezza.
  1. Collabora e prega perché la tua Comunità sia vera comunità di fede; rispetta i suoi preti: anche se avessero mille difetti, sono i delegati di Cristo per te. Guardali con fede, non accentuare i loro difetti, non giudicare con troppa facilità le loro miserie, perché Dio perdoni a te le tue miserie. Prenditi carico dei loro bisogni, prega ogni giorno per loro.
  1. Collabora e prega perché la tua Comunità sia una vera comunità eucaristica. Offriti per animare l’Eucaristia pregando, cantando, leggendo, offrendo. Godi e sottolinea con tutti le cose belle della tua Parrocchia.
  1. Non accanirti contro l’inerzia della tua Parrocchia: invece rimboccati le maniche a fare tutto quello che puoi. Ricordati: gli stolti imprecano contro il buio, i saggi cercano di accendere la luce. 
  1. Vivi nella Comunità con umiltà: non imporre le tue idee, non avere ambizioni, servi nell’umiltà. E accetta anche di essere messo da parte, se il bene di tutti ad un certo momento lo richiede. Solo, non incrociare le braccia; buttati invece nel lavoro più antipatico e più schivato da tutti.
  1. Se il parroco è poco docile al dono del consiglio, aiutalo, sostienilo e non farne un dramma: la parrocchia non va a fondo per questo. Ci sono sempre settori dove il parroco ti lascia piena libertà di azione: la preghiera, i poveri, i malati, le persone sole ed emarginate. La preghiera e la carità nessuno te le condiziona e te le può togliere. La prima forma di carità è la verità.
  1. Con l’umiltà e la carità si può dire qualunque verità nella Comunità. Spesso è l’arroganza e la presunzione che ferma ogni passo ed alza i muri. L’umiltà invece rende capaci di dare e ricevere la correzione fraterna. 
  1. Quando le cose non vanno, prova a puntare il dito contro te stesso, invece di puntarlo contro gli altri. Hai le tue responsabilità, hai i tuoi doveri; se hai il coraggio di un’autocritica severa e schietta, forse avrai una luce maggiore sui limiti degli altri. 
  1. Se la tua Comunità è un po’ spenta la colpa è anche un po’ tua: basta un gruppo di gente decisa a tutto a dare un volto nuovo ad una Comunità.
  1. Prega incessantemente per la santità dei tuoi sacerdoti: sono, i sacerdoti santi, la ricchezza più straordinaria delle nostre Parrocchie, è la propaganda (in senso positivo) migliore perché in futuro non manchino mai ministri di Dio alle nostre Comunità.

 

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi -18 aprile 2021

Vivere la Pasqua settimanale

 

Siamo freschi di celebrazioni pasquali. Ne abbiamo ancora la felice eco nel cuore e nelle orecchie. Ma la Pasqua è un avvenimento che si rinnova settimanalmente: il giorno dopo il sabato fa rivivere a tutta la comunità cristiana il grande avvenimento accaduto appunto quel “giorno dopo il sabato”: la risurrezione del Signore.

Il modo tipico e caratterizzante questo giorno è la celebrazione dell’Eucaristia: “Annunziamo la tua morte, Signore; proclamiamo la tua risurrezione...”. Vedo gente alla Messa della domenica, ma so benissimo che altrettanta gente non vive la Pasqua settimanale in modo cristiano. Dipende dalla nostra cultura che è chiamata “dell’autonomia”: l’uomo d’oggi pensa di essere autosufficiente, di non aver bisogno di Dio, perciò non avverte l’esigenza di aprirsi al mistero al termine di una settimana.

La nostra è la “cultura del frammento”: l’uomo d’oggi si esprime in tanti piccoli gesti slegati e talvolta contradditori, perciò fa fatica ad accettare il giudizio di una parola di Dio che progetta lunghi spazi e che propone una visione unitaria dell’esistenza e una coerenza morale.

La nostra è la “cultura senza memoria”: ha perso l’importanza e la bellezza della tradizione, il valore del passato che dà supporto al presente; si esprime in gesti effimeri, senza radice e senza germogli. Come può entusiasmarsi di fronte alla memoria di fatti di duemila anni fa, che hanno pur tuttavia una risonanza nel presente?

La nostra è la “cultura del fare” e non recepisce il messaggio di un rito che presuppone che dal “fare” si deve passare a capire “l’essere” e più ancora “l’amare”. Il concetto stesso di riposo festivo urta con la mentalità produttivistica.

Pensiamo alla civiltà della catena di montaggio che misconosce la domenica e finisce per smontare l’uomo. Ovviamente che non vive la messa non vive la Pasqua settimanale. Non la vive bene però anche chi considera la celebrazione eucaristica come una specie di tassa settimanale da pagare (col prevalere della mentalità utilitaristica: se ci sono due feste vicine paghi uno e prendi due!) e chi non accetta la benché minima dose di sacrificio per programmare il giorno festivo in riferimento alla Messa alla quale si vuole partecipare con la propria famiglia e nella propria comunità parrocchiale.

La Domenica è giorno della Famiglia e giorno dell’apertura della famiglia alla comunità. Se si vive l’esperienza dell’Eucaristia in questa ottica e con queste intenzioni è facile raggiungere questi obiettivi familiari e comunitari. Non lo può essere invece se la domenica è un giorno come tutti, con qualche ora in più di sonno, con un’abbuffata più solenne, con qualche ora di “nervi tesi” in coda ad una colonna di automobili... collocando la Messa in un “buco” della giornata. Se si vuole che la Domenica ridiventi veramente il giorno del Signore e il Signore dei giorni, la gente che non va a Messa dovrà ritornarci; quella che va tanto per andarci, riempiendo un buco di tempo altrimenti non utilizzabile, deve andarci come al vertice della giornata e della settimana. Allora diventa davvero una Pasqua settimanale: tante cose che si spengono o si attutiscono nella terribile routine della settimana, riprendono vita e smalto in questo ripetersi di risurrezione.

 

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 11 aprile 2021

Egoismo e generosità

Dal settembre 2014 condivido la mia esistenza nella grande famiglia della Comunità pastorale “Maria Regina della Famiglia” e quanto sono colpito negativamente da alcune situazioni di egoismo, le vedo fortunatamente contrastate da tante situazioni di generosità. Per stare bene l’uomo deve dare.

Diceva Giovanni Battista: “Chi ha due vesti ne dia una a chi non ne ha”. Il primo verbo di un mondo nuovo è dare... donare. In tutto il Vangelo il verbo amare si traduce col verbo donare: “non c’è amore più grande di chi dà la vita”; “chi avrà dato un bicchiere d’acqua con amore avrà ricompensa”; “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

Sant’Agostino diceva: “Nella carità ogni povero è ricco, ma senza la carità ogni ricco è povero”.

Di Santa Caterina da Siena si legge che, quando era ancora ragazzina, faceva tante opere di carità. Avendo però una volta incontrato un povero, che le chiedeva qualcosa, era stata costretta a rispondergli: “Non ho niente”. Dopo si era invece accorta di avere una catenina al collo. L’ha strappata e gliel’ha data. Durante la notte le è apparso Gesù con una crocetta meravigliosa in mano, tutta trapuntata di diamanti e di perle, e le ha detto: “Conosci questa crocetta?”. “No”, ha risposto. “Questa è quella che tu mi hai dato ieri, in quel povero”, ha aggiunto Gesù.
La Santa aveva capito che ciò che si dà fiorisce; ciò che si tiene perisce.

Nelle sentenze di Gibran ho letto questo pensiero:

“E’ bello quando ci chiedono, ma è meglio comprendere e dare quando nulla ci viene chiesto”.

Sempre di Gibran è questa riflessione:

“Se non siete capaci di lavorare con amore, ma solo con ripugnanza, è meglio che lasciate il vostro lavoro e vi sediate alle porte del tempio, per ricevere l’elemosina da coloro che lavorano con gioia. Se cuocete il pane con indifferenza, produrrete un pane amaro, che sfama gli uomini solo per metà. E se spremete l’uva con rancore, esso distillerà un veleno nel vino. E se anche cantate come Angeli, ma cantate senza amore, rendete le orecchie degli uomini insensibili alla voce del giorno e della notte!”.

La vita del cristiano è tale soltanto se è generosa e gioiosa. Concludo la mia chiacchierata con un aforisma medioevale:

“I virtuosi camminano, i sapienti corrono, solo gli innamorati volano!”.

Per fortuna nella nostra Comunità pastorale ci sono tanti cristiani così!
Auguro che questo scritto risvegli le coscienze e sia occasione per tanta generosità, soprattutto verso i poveri.

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 4 aprile 2021

BUONA PASQUA!

Tutti noi stiamo facendo da tempo l'esperienza del limite umano, della debolezza in tutti sensi. La vita è pesante, faticosa. Il male in noi e nel mondo è grande. La sofferenza, la malattia, la morte manifestano con evidenza l'impotenza dell'uomo. Cristo ci ha salvato, non nel senso che elimina i problemi, ma ha abbracciato tutto quello che fa paura all'uomo.
"Egli si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori... si è addossato le iniquità" (Isaia).
Ha preso su di sè tutto il negativo dell'uomo, l'ha fatto morire in croce ed è risorto.
Gesù è con noi come colui che ha vinto la morte; uniti a Lui la malattia ha un senso e diventa utile, il male è superato, la morte non fa più paura. Gesù morto e risorto è allo stesso tempo un amore infinito e una potenza assoluta: tutto con Lui diventa positivo. Insieme possiamo aiutarci a vivere così. Buona Pasqua a tutti.

don Marco Valera

Buona Pasqua a Tutti. Che gioia ci dà il Risorto! La morte, che fa paura, è sconfitta: tutti risorgeremo. Ha vinto l'amore, ha vinto il perdono, ha vinto la vita. Abbandonata perciò la mentalità mondana, possiamo vivere sicuri imitando Gesù. La luce e la gioia pasquale riempiranno la nostra esistenza orientandola verso un futuro meraviglioso: l'incontro col Padre nel Risorto. Buona pasqua, "nuova".

don Marco Milani

Un giovane è l’immagine con la quale l’Evangelista Marco ci invita a fare un salto di qualità: smettere di essere il giovane del “giovedì santo” che fugge nudo e sconfitto (Mc 14,50), per trasformarci nel giovane vestito di bianco della “domenica di Risurrezione”. Accettare questa trasformazione significa abbandonare la condotta di prima, l’uomo vecchio per rivestire l’uomo nuovo. (Ef 4,22.24).
Il “giovane vestito di bianco” è come una “torcia” accesa che illumina: essere luce del mondo per illuminare, con la luce di Cristo Risorto la cultura di morte intorno a noi. “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il Crocifisso. E’ Risorto, non è qui (Mc 16,6).
Il nostro mondo ha bisogno urgentemente di Dio, ecco perché è necessario annunciare la persona di Gesù Cristo, con tutte le nostre forze e con tutti i mezzi, perché è l’unica vera speranza del mondo. Sproniamoci a vicenda nel dare testimonianza della Risurrezione di Cristo; metteremo fuoco in tutto il mondo. Così, mi sento di augurarvi Buona Pasqua!

don Mauro Taverna

"Cristo è risorto a tutti ha donato la vita!" (dalla Liturgia)
Oggi sia per noi un giorno nuovo che ha questa certezza: il Signore è con noi ci dona una fede salda se con docilità e fiducia ci affidiamo a Lui, allora ogni nostro giorno sarà colmo della sua presenza che non delude mai. Auguri a tutti

suor Ivana

"Non abbandonatevi alla disperazione. Siamo il popolo della Pasqua, e l'alleluia è la nostra canzone." (San Giovanni Paolo II)
Unisco al "canto dell'alleluia" la mia preghiera per voi tutti. Serena Pasqua.

suor Maura

Lasciamo che lo stupore della Pasqua irradi nei nostri pensieri, nei gesti e nelle nostre parole, sarà una vera Pasqua piena di luce e di gioia.
Gesù ci doni speranza e pace. Buona Pasqua

suor Savina

Questa Pasqua sia un “passaggio” del Signore della Speranza nella nostra vita. Di fronte alla sofferenza del mondo, dei nostri bambini, dei giovani, delle famiglie, che in questi mesi abbiamo toccato e sentito, dobbiamo essere testimoni di speranza.
La speranza mantiene l'orizzonte aperto al futuro. La ragione della speranza cristiana è Gesù, il Risorto! Buona Pasqua vuol dire: fidiamoci di Dio che ha vinto la morte. Con Gesù Crocifisso e Risorto rinasce nuova la Speranza!

suor Lucia

 

Avvisi - 28 marzo 2021

Domenica delle palme nella passione del Signore

E’ la domenica che inaugura a tutti gli effetti la settimana autentica. E’ il portale d’ingresso nella settimana santa, dove accogliamo con fede l’entrata di Gesù nella nostra Comunità perché compia per noi i suoi gesti di salvezza.

E come allora a Gerusalemme l’accoglienza fu festosa con rami d’ulivo, così facciamo noi oggi; tale è il senso della benedizione dell’ulivo, la processione che non ci è permessa e il portare a casa l’ulivo! L’ulivo agitato in festa vuol dire: Benedetto sei Tu, o Signore, che vieni nella nostra Chiesa: anch’io vengo in questi giorni a rivivere con te la tua morte e risurrezione! Portandolo a casa od offrendolo a qualche famiglia amica, è per invitarla alle Sante Celebrazioni di questa settimana. Una messa particolare accompagna oggi il rito di benedizione degli ulivi. Gesù è il “Re giusto e vittorioso, umile cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”; un Messia che salva dalla croce, un Dio che mostra amore e condivisione, non potenza; un Salvatore che paga per noi! “Sul momento i suoi discepoli non compresero...”: allora come oggi la fede di pochi e l’indifferenza di molti accompagna questo evento di grazia.

Nella splendida liturgia della Parola che l’accompagna, possiamo rintracciare alcune chiavi di lettura per introdurci al Mistero della Pasqua e, nello stesso tempo, gli atteggiamenti che consentono a questo mistero di entrare nella nostra vita per rinnovarla e salvarla. Il breve testo di Zaccaria è tratto da una serie di oracoli profetici, nei quali si preannuncia per la città di Gerusalemme un’era di salvezza e di pace, i cui orizzonti abbracceranno il mondo intero. A compiere questa promessa sarà un Re giusto, vittorioso, umile; che Dio stesso invierà al suo popolo.

Giovanni, nel narrare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, ne dà anche una precisa interpretazione, cogliendo in questo evento il compimento di quella profezia messianica. Di questo, Gesù è per primo consapevole: davvero è giunto il tempo in cui tutte le promesse di Dio si realizzano; lui è  il Re che viene “nel nome del Signore”. Ma le modalità con cui porterà a compimento questa missione sconvolgeranno ogni possibile previsione.

L’incomprensione da parte dei discepoli è già una anticipazione di questa assoluta novità. Il bellissimo testo di Paolo, suggerisce degli atteggiamenti più adeguati che la Chiesa e ogni cristiano sono chiamati ad assumere per celebrare questo compimento delle promesse di Dio, cioè la Pasqua di Gesù.

Quello della contemplazione del grande disegno di Dio, che trova in Gesù la sua piena manifestazione. E’ ciò che la solenne Veglia Pasquale ci inviterà a fare attraverso la proclamazione delle pagine più belle della Storia della Salvezza.
Quello dello stupore, per la rivelazione di un Dio che manifesta tutta la sua regalità, la sua potenza, nell’amore crocifisso del Figlio.
Quello dell’affidamento: di chi si lascia amare, convertire, perdonare e salvare.

Oggi, come allora, Gesù viene a fare il suo ingresso nella “sua” città: degli uomini, della Chiesa, delle nostre famiglie, dei nostri cuori. Non è sufficiente invocare questa venuta. E’ necessario predisporci a lasciarci sorprendere da un volto – quello del Crocifisso – che ha la pretesa di sconvolgere la nostra idea di Dio” e la nostra “idea di uomo”.

 

Potremmo allora iniziare questa settimana autentica lasciandoci scomodare da questi due interrogativi:

 

“Fratelli e sorelle, seguiamo il cammino di Cristo che conduce a salvezza”.
Seguire Gesù per risorgere a vita di grazia, anzi, come lui, a vita di gloria.
E Domenica sarà Pasqua di Risurrezione!

Il vostro parroco, don Mauro

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Settimana Santa PDF

 

Orari Confessioni Settimana Santa PDF

Avvisi - 21 marzo 2021

Pane e Parola: due elementi centrali per la vita cristiana

Il Pane è il cibo essenziale per vivere e Gesù nel Vangelo si offre a noi come pane di vita, come a dirci: “Di me non potete fare meno”. E usa espressioni forti: “Mangiate la mia carne e bevete il mio sangue” (cf. Gv 6,53). Che cosa significa? Che per la nostra vita è essenziale entrare in una relazione vitale, personale con Lui. Carne e sangue. L’Eucaristia è questo: non un bel rito, ma la comunione più intima, più concreta, più sorprendente che si possa immaginare con Dio: una comunione d’amore tanto reale che prende la forma del mangiare. La vita cristiana riparte ogni volta da qui, da questa mensa, dove Dio ci sazia d’amore. Gesù nel Vangelo aggiunge: “Colui che mangia me vivrà per me” (v. 57).
Come a dire: chi si nutre dell’Eucaristia assimila la stessa mentalità del Signore. Egli è pane spezzato per noi e chi lo riceve diventa a sua volta pane spezzato, che non lievita d’orgoglio, ma si dona agli altri: smette di vivere per sé, per il proprio successo, per avere qualcosa o per diventare qualcuno, ma vive per Gesù e come Gesù, per gli altri. “Vivere per” è il contrassegno di chi mangia questo pane, il “marchio di fabbrica” del cristiano. Dopo la Messa non si vive più per se stessi, ma per gli altri.
“Il pane di vita”, il pane spezzato è infatti anche pane di pace.
La pace infatti è “convivialità”. E’ mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi, mettersi a tavola tra persone diverse, dove l’altro è un volto da scoprire, da contemplare, da accarezzare.

 

Insieme col pane, la Parola. Il Vangelo riporta aspre discussioni attorno alle parole di Gesù: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” (v. 52). C’è aria di disfattismo in queste parole. Tante nostre parole assomigliano a queste: come può il vangelo risolvere i problemi del mondo?
A che serve fare del bene in mezzo a tanto male? E così cadiamo nell’errore di quella gente, paralizzata dal discutere sulle parole di Gesù, anziché pronta ad accogliere il cambiamento di vita chiesto da Lui. Non capivano – e a volte non lo capiamo neppure noi – che la Parola di Gesù è per camminare nella vita, non per sedersi a parlare di ciò che va o non va. A Gesù non si risponde secondo i calcoli e le convenienze del momento; gli si risponde col “sì” di tutta la vita. Egli non cerca le nostre riflessioni ma la nostra conversione. Lui punta al cuore!
In Atti 9,6 Gesù Risorto si rivolge a Saulo e non gli propone sottili ragionamenti, ma gli chiede di mettere in gioco la vita. Gli dice: “Alzati ed entra nella Città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Anzitutto “Alzati”. La prima cosa da evitare è rimanere a terra, subire la vita, restare attanagliati dalla paura. Davanti al Risorto non è lecito stare se non in piedi. Rialzarsi sempre, guardare in alto, perché l’apostolo di Gesù non può vivacchiare di piccole soddisfazioni. Il Signore poi dice a Saulo: “Entra in città”. Anche a ciascuno di noi dice: “ Va’, non rimanere chiuso nei tuoi spazi rassicuranti, rischi!”. “Rischia!”


La vita cristiana va investita per Gesù e spesa per gli altri. Dopo aver incontrato il Risorto non si può attendere, non si può rimandare; bisogna andare, uscire, nonostante tutti i problemi e le incertezze. Vediamo ad esempio Saulo che, dopo aver parlato con Gesù, sebbene cieco, si alza e va in città: Vediamo Anania che, sebbene pauroso e titubante, dice: “Eccomi, Signore!”. (v. 10) e subito va’ da Saulo.
Siamo chiamati tutti, in qualsiasi situazione ci troviamo, a essere portatori di speranza pasquale, “cirenei della gioia” come era solito dire don Tonino Bello; servitori del mondo, ma da risorti, non da impiegati. Senza mai contristarci, senza mai rassegnarci. E’ bello essere “corrieri di speranza”, distributori semplici e gioiosi dell’allelui pasquale. Infine Gesù dice a Saulo: “Ti sarà detto ciò che devi fare”. Saulo, uomo deciso e affermato, tace e va, docile alla Parola di Gesù. Accetta di obbedire, diventa paziente, capisce che la sua vita non dipende più da lui.
Impara l’umiltà. Perché umile non vuol dire timido e dimesso, ma docile a Dio e vuoto di sé. Allora anche le umiliazioni, come quella provata da Saulo per terra sulla via di Damasco, diventano provvidenziali, perché spogliano della presunzione e permettono a Dio di rialzarci.
E la Parola i Dio fa così: libera, rialza, fa andare avanti, umili e coraggiosi al tempo stesso. Non fa di noi dei protagonisti affermati e campioni della propria bravura, no, ma dei testimoni genuini di Gesù, morto e risorto, nel mondo.

 

Pane e Parola. Cari fratelli e sorelle, ad ogni Messa ci nutriamo del pane di vita e della Parola che salva: viviamo ciò che celebriamo! Così, saremo sorgenti di speranza, di gioia e di pace.

Il vostro parroco, don Mauro

 

Foglio AVVISI

Foglio SETTIMANA SANTA

 

Avvisi - 14 marzo 2021

A Voi Amici Educatori

So di rivolgermi a tante persone e sono contento di dedicarvi la mia attenzione riconoscente e grata. Noi, sappiamo che la proposta educativa deve presentare grandi ideali e testimoni autentici; ecco la nostra grande “responsabilità”.
Un possibile itinerario educativo lo possiamo proporre partendo e condensandolo nella parola: “PACE”, intesa non solo come vocabolo, ma anche come vocabolario.

 

 

In definitiva, nonostante la crisi in campo educativo, è necessario ribadire che è possibile indicare un cammino di gioia se ci si mette “al servizio” di chi si vuole educare.
Scriveva don Tonino Bello: “Occorre però maturare la consapevolezza che servire significa anzitutto considerare chi ci sta davanti, ascoltarlo, deporre il nostro paternalismo, cingersi l’asciugatoio della discrezione per andare all’essenziale. Far tintinnare nel catino le lacrime della condivisione, e non quelle del disappunto; asciugare i loro piedi accettando con fiducia che percorreranno altri sentieri, imprevedibili, e comunque non tracciati da noi. Significa far credito sul futuro; scommettere sull’inedito di un Dio che non invecchia”. (da: Ai piedi di Giovanni).


Il vostro parroco, don Mauro

Giornalino INCONTRO n° 1- 2021

Ecco il primo numero del giornalino INCONTRO.

La copia cartacea la potete trovare nelle nostre due Parrocchie.