AVVISI - 4 DICEMBRE 2022

I CRISTIANI: CREATURE CHE SPERANO

Sono troppi i cristiani stanchi nel mondo d’oggi. Ci sono troppi cristiani delusi, amareggiati, pessimisti, sfiduciati, che a forza di far cabale su ciò che è successo, hanno perduto lo slancio per guardare verso Colui che sta venendo. E noi – specialmente noi, in quanto vogliamo essere dei contemplativi – dobbiamo sentire che Dio ha diritto che nel mondo ci siano creature che sperano, creature che hanno fiducia, creature che lo aspettano e lo invocano, creature che fanno dell’attesa di Lui l’occupazione della loro vita. Dobbi9amo essere creature che a tutto danno questo significato e questa dimensione: attendere il Signore.

È il nostro mestiere, che è un po’ il mestiere dei Profeti. I profeti aspettavano il Signore. Ed erano talmente straniti – non si può che chiamarli straniti – col loro aspettare il Signore, che risultavano come avulsi, in un certo senso, dalla compagine nella quale vivevano, diventando così significativamente presenti, mentre vi operavano dentro come fermento e un richiamo. È la nostra vocazione in questo mondo. Mentre gli uomini che non hanno fede, coi loro cervelli elettronici, elaborano i dati e ci dicono che nel 2030 faremo questo, saremo là, saremo lì... noialtri gridiamo: “Vieni, Signore Gesù!”. Crediamo nell’avvenire. Non quello fabbricato dagli uomini coi loro aggeggi, ma quello destinato dal Signore con la sua salvezza. Quello che possa capitare domani nessuno di noi lo sa, se vogliamo raccontare il dettaglio o se lo vogliamo interpretare; ma ognuno di noi sa che una cosa succede: che il Signore viene. Viene oggi, viene domani, viene sempre e verrà fino a quando tutto sarà consumato secondo il disegno del Padre.

Questo deve riempirci di serenità. Una serenità che non è superficialità, una serenità che non è mancanza di solidarietà per l’angoscia degli altri; ma una serenità che darà a noi la responsabilità e la capacità di essere profeti in mezzo ai nostri fratelli. Essere presenze stimolanti, presenze che rassicurano, che confortano, che consolano, presenze desiderate come una voce alla quale ci si aggrappa, e una persona fiduciosa alla quale ci sì ancora per andare avanti nella vita”.

Questa responsabilità ogni cristiano deve sentirla maggiormente in questi tempi, per essere il fermento, il lievito in un mondo che tutti definiscono stanco e, che, invece, fermentato dall’avvento del Signore, è alla vigilanza di una giovinezza di cui Dio conosce i segreti.

Questa riflessione deve servirci anche a incrementare la nostra preghiera: “Vieni, Signore Gesù” per la Chiesa di Dio e per tutte le vicende della Chiesa di Dio. Il nostro modo di reagire a tante vicende dovrebbe essere soprattutto questo: pregare che il Signore venga.

È il mistero dell’avvento del Signore che è in causa. Questo mistero, nel quale dobbiamo credere, nel quale dobbiamo sperare, al quale dobbiamo aggrappare la nostra vita, dobbiamo portarlo avanti nell’esperienza quotidiana, in mezzo alle spicciole vicende che ci toccano da vicino e che danno l’occasione concreta perché la nostra preghiera sia più viva, sia più tenace, sia più ferma.

Ecco, quindi, un pensiero per far un po’ di meditazione. Come vorremmo che l’attesa dei primi cristiani che pregavano: “Vieni, Signore Gesù”, rivivesse nei nostri cuori! Come vorremmo che anche le nostre anime vibrassero in questo desiderio profondo e vi trovassero dentro tanto stimolo alla fedeltà, alla generosità! Come vorremmo anche noi, come quelli, avere tanta serena pazienza nell’aspettare il Signore giorno per giorno.

A incoraggiare questo nostro atteggiamento di attesa, questo nostro desiderio che il Signore venga, guardiamo per un momento la Vergine benedetta, la Vergine dell’attesa, la Vergine della speranza.

Domandiamole che ci insegni ad aspettare con la fede, la semplicità, l’umiltà, la limpidezza del suo spirito e del suo cuore. Una attesa di Dio così silenziosa e così composta. Una attesa di Dio tanto intensa quanto quieta e tranquilla; una attesa di Dio così sicura e imperturbabile. Preghiamo la Madonna perché renda anche noi creature che le somigliano. Allora il “Vieni, Signore Gesù” dei primi cristiani avrà un senso e un seguito e sottolineerà anche la storia che stiamo vivendo come una storia nella quale la salvezza di Dio si compie vittoriosa e consolatrice.

don Mauro

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SECONDO MARCO

Questa sera, alle ore 21, nuovo appuntamento al Teatro Nuovo MIC per assistere a SECONDO MARCO.

 

Una narrazione familiare quella del Vangelo di Marco, che appartiene da secoli ad un patrimonio comune di parole ed immagini, capace di vivere una veste inedita attraverso la batteria di Piero Perelli e la voce di Nicola Fanucchi. Secondo Marco sono 60 minuti col fiato sospeso, accompagnati da un sound primordiale e raffinato, cornice emozionale perfetta per un testo che è probabilmente il più antico dei vangeli canonici e che risuona asciutto, privo di retorica, scandaloso nella sua nudità. La luce, affidata alla sapienza di Claudio Di Paolo, conferisce profondità e unità all'azione scenica. L'interazione tra la voce, la batteria e la luce conferiscono a Secondo Marco un andamento quasi cinematografico. C'è la storia, c'è l'ambiente, e c'è il suono che conferisce colore e coinvolge lo spettatore.

 

VENDITA BIGLIETTI:

presso il Teatro Nuovo, questo pomeriggio, dalle ore 16 alle ore ore 18 e dalle ore 20.

BIGLIETTO UNICO EURO 13

BIGLIETTO GIOVANI EURO 10

BIGLIETTO FAMIGLIA mamma-papà-giovane EURO 30

 

 

ABBONAMENTI:

5 Spettacoli a scelta EURO 55

LUI & LEI 5 Spettacoli a scelta (€50 a persona) EURO 100

AVVISI - 27 NOVEMBRE 2022

DALLA PARTE DI DIO

Noi guardiamo l’Avvento un po’ troppo dalla parte dell’uomo. Forse bisognerebbe guardarlo di più dalla parte di Dio. Cerco di spiegarmi.

C’è una parola chiave che caratterizza quest’arco dell’anno liturgico, e attorno alla quale noi articoliamo abilmente i contenuti dell’annuncio cristiano: attesa! E’ come una bambola russa: ad aprirla, cioè, ne trovi un’altra: vigilanza. Se apri anche questa, ci trovi dentro speranza. E così via, fino a giungere alle più interessanti sottospecie della stessa famiglia. Messe tutte allo scoperto, queste bambole riempirebbero un tavolo di buoni sentimenti.
E’ un gioco bellissimo di implicazioni e di esplicazioni, che ci fa vedere quanto sia esteso il fronte su cui deve esprimersi la nostra conversione in questo periodo che ci prepara al Natale. Attesa. Vigilanza. Speranza. Preghiera. Povertà. Penitenza. Conversione. Testimonianza. Solidarietà. Pace. Trasparenza.

Dopo aver meditato i testi biblici, sarebbe interessante sedersi intorno ad un tavolo con la gente (cfr. Condivisione della Parola) , e chiedere, per ogni bambola russa, il nome delle altre successivamente racchiuse. Ne verrebbe fuori un campionario di atteggiamenti interiori davvero interessante che, proprio perché elaborato da un processo critico, potrebbe essere assunto con più facilità come telaio ascetico su cui disegnare il cammino dell’Avvento. Ma, con questa procedura, si rimane ancora un po’ troppo dalla parte dell’uomo. Si dà troppo l’impressione, cioè, che l’Avvento costituisca un espediente ciclico che, con le sue risorse, ci stimola a ricentrare la vita sul piano morale, e basta.

Senza dubbio, tutto questo non è sbagliato; però si corre il rischio di trasformare l’Avvento in una specie di palestra spirituale, in cui si pratica l’allenamento intensivo alle buone virtù. La qual cosa resta sempre un’esercitazione eccellente, ma dà un’immagine riduttiva di questo grande momento di grazia. Occorre allora guardare le cose anche dalla parte di Dio. Sì, perché anche in cielo comincia l’Avvento, il periodo dell’attesa. Qui sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore. Nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell’uomo.

E’ una visione prospettica splendida, che ci fa recuperare una dimensione meno preoccupata degli aspetti morali della vita cristiana e più interessata a cogliere il disegno divino di salvezza. Forse si potrebbe ripetere anche qui il gioco delle bambole russe. Visto che anche per Dio la parola chiave dell’Avvento è attesa: ma quali ulteriori parole potrebbero successivamente trovare l’una all’interno dell’altra? Si può provare a indicarne due: salvezza e pace. La parola salvezza evoca il progetto finale di Dio. I popoli che salgono al monte del Signore e che esultano finalmente dinanzi a Gerusalemme, esprimono il trasalimento di Dio, che vede raccolte, attorno a sé, tutte l genti nello stadio finale del Regno. Attese irresistibili di comunione. Solidarietà con l’uomo. Bisogno di comunicargli la propria vita.

Disponibilità a un perdono senza calcoli. Questi sono i sentimenti di Dio, così come ci viene dato di coglierli nella filigrana delle letture bibliche. Oggi è impossibile non rifarsi alla tenerezza del Padre, alle sue sollecitudini, alle sue ansie per il ritorno a casa di ogni figlio. Viene in mente l’espressione della parabola del figlio prodigo: “Mentre era ancora lontano, il padre lo vide” (Lc 15,20). Di qui l’avvio della speranza in ognuno i noi. Di qui anche l’avvio dell’impegno. Che cosa fare per non deludere le attese del Signore? Quali sono le “opere delle tenebre” di cui bisogna liberarsi, e quali le “opere della luce” di cui bisogna rivestirsi? Non si potrebbe oggi fare, magari con opportuni silenzi, una sorta di check-up, individuale e collettivo, in fatto di comunione?

Forse si torna ancora al prontuario dei buoni atteggiamenti morali, ma stavolta come galassia di impegni, affinché la gioia di Dio sia completa.

La parola pace evoca, invece, tutta una serie di percorsi obbligati per poter giungere alla salvezza.

Oggi non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione della concretezza, per dire senza frasi smorzate che pace, giustizia e salvaguardia del creato sono il compito primordiale di ogni Comunità cristiana. Che la nonviolenza attiva deve divenire criterio irrinunciabile che regola tutti i rapporti personali e comunitari.  La Parola del Signore non tollera interpretazioni di comodo. Se noi cristiani permetteremo l’ingrandirsi degli arsenali delle spade e delle lance a danno dei depositi dei vomeri e delle falci, non risponderemo alle attese di Dio. Così pure, se non sapremo leggere in termini fortemente critici le esercitazioni dei popoli nell’arte della guerra, sviliremo il profeta Isaia, estingueremo la nostra carica profetica, e difficilmente, nella notte di Natale, potremo accogliere l’esplosione dello shalom, annunciato dagli angeli agli uomini che Dio ama (lc 2,14).

don Mauro

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LA VERA TRISTEZZA

Oggi non si attende più! La vera tristezza non è quando ti ritiri a casa la sera e non sei atteso da nessuno, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. E la solitudine più nera la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più: neppure per un eventuale ospite di passaggio. Quando pensi, insomma, che per te la musica è finita. E ormai i giochi sono fatti. E nessun’anima viva verrà a bussare alla tua porta. E non ci saranno più né soprassalti di gioia per una buona notizia, né trasalimenti di stupore per una improvvisata. E neppure fremiti di dolore per una tragedia umana: tanto, non ti resta più nessuno per il quale tu debba temere. La vita, allora, scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai, come un nastro magnetico che ha finito troppo presto una canzone, e si srotola interminabile, senza dire più nulla, verso il suo ultimo stacco. Attendere: ovvero sperimentare il gusto del vivere. Hanno detto addirittura che la santità di una persona si commisura dallo spessore delle attese. E forse è vero. Oggi abbiamo preso, invece, una direzione un tantino barbara: il nostro vissuto ci sta conducendo a non aspettare più, a non avere neppure il fremito di quelle attese che ci riempivano la vita un tempo. Intuiamo tutti che abbiamo una vita prefabbricata, per cui ci lasciamo vivere, invece di vivere.

Oggi l’Avvento c’impegna invece a prendere la storia in mano, a mettere le mani sul timone della storia attraverso la preghiera, l’impegno e starei per dire anche l’indignazione: indignatevi un po’, fratelli e sorelle! Indignatevi, perché abbiamo perso questa capacità; anche noi sacerdoti, non ci sappiamo più indignare per tanti soprusi, tante ingiustizie, tante violenze...

Attesa, attesa, ma di che? Che cosa aspettiamo? Aspettiamo prima di tutto un cambio per noi, per la nostra vita spirituale, interiore, e poi avvertiamo che stiamo camminando su speroni pericolosi, su rocce che possono farci ruzzolare da un momento all’altro. Forse abbiamo assunto un modo non proprio allineato alla logica delle beatitudini. Attesa quindi di rinnovamento per noi, attesa di rinnovamento per la storia dell’umanità. Attesa di cambi interiori della nostra mentalità: non siamo ancora capaci di pronunciare una parola forte per dire che la guerra è iniqua, che ogni guerra è iniqua! Ancora ci stiamo trastullando con i concetti di guerra giusta o ingiusta, o della difesa... Abbiamo nelle mani il Vangelo della non violenza attiva, il codice del perdono, ma siamo ancora cristiani irresoluti, che camminano secondo le logiche della prudenza carnale e non della prudenza dello Spirito. Siamo gente che riesce a dormire con molta tranquillità, pur sapendo che nel mondo ci sono tante sofferenze. Sopportiamo facilmente che, all’interno della nostra città, col freddo che fa, le stazioni siano assediate da terzomondiali o da persone che vivono allo sbando, che non hanno più progetti.

Buona attesa, dunque. Il Signore ci dia la grazia di essere continuamente allerta, in attesa di qualcuno che arrivi, che irrompa nelle nostre case e ci dia di portare un lieto annuncio!

don Mauro

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SUPERMAGO

Sabato 19 Novembre 2022, ore 21, nuovo magico appuntamento al Teatro Nuovo di Gallarate!

Dalla mente creativa di Ale Bellotto nasce SUPERMAGO: uno spettacolo di magia e illusionismo inaspettato, brillante e magico rivolto a un pubblico di adulti e famiglie. Il protagonista affronterà un percorso che lo condurrà alla scoperta della parte più magica dell'essere umano. Ottanta minuti di spettacolo durante i quali il performer coinvolgerà il pubblico esibendosi in numeri di magia visuale e giochi di prestigio, accompagnato da melodie e brani musicali suggestivi eseguiti dalla chitarrista Roberta Raschellà.

 

VENDITA BIGLIETTI:
presso il Teatro Nuovo, il giorno dello spettacolo, dalle ore 16 alle ore ore 18 e dalle ore 20.
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BIGLIETTO FAMIGLIA mamma-papà-giovane EURO 30
ABBONAMENTI:
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AVVISI - 13 NOVEMBRE 2022

ATTESA, RICERCA, DESIDERIO

Ci è regalato uno splendido tempo in cui vivere, assaporare, gustare il valore, la bellezza, la serietà e la fecondità dell’attesa: il tempo di Avvento, il tempo che ci conduce pian piano al Natale. Il tempo dell’attesa è il tempo in cui riconciliarci con le nostre domande, è il tempo della ricerca, è il tempo del guardare dentro ai nostri desideri, quel filo di seta con cui è tessuta la nostra vita.

Lo scrittore Albert Camus diceva che tutta la terra è stata disegnata da Dio in modo che il viso dell’uomo si sollevi, in modo che lo sguardo, la mente e il cuore domandino. Mi sembra che anche il pittore Marc Chagall con la sua “Figura davanti alla volta blu”, dica la stessa cosa: la grandezza dell’uomo sta nel domandare, l’uomo vale quanto la grandezza, la serietà delle sue domande. Sì perché l’uomo è domanda, fin da bambino. Un detto ebraico racconta che in principio Dio creò il punto di domanda e lo pose nel cuore dell’uomo ... noi siamo creature di domanda e di ricerca.

Lo scrittore Dino Buzzati, in un suo racconto, narra di un paese lontano dove “una legge proibisce di occuparsi delle montagne, né di parlarne e neppure guardarle”. Tutti si adeguano, timorosi. Esse “stanno sempre sopra la città, dalla parte del settentrione, col loro splendore”. Qualcuno “ha già fatto murare le finestre ... per non essere tentato de vederle”. Così “le montagne non esistono più e questa è una piatta pianura, ai sensi della legge”. E’ un racconto che sembra una metafora della “miopia spirituale” da cui, qualche volta, siamo tentati, una miopia che non ci fa vedere oltre e che ci toglie l’audacia del saper porre le questioni, le domande essenziali. Su Dio e sulle persone che incontriamo, anche le più vicine, perché nulla è mai scontato, perché non conosciamo mai abbastanza né Dio, né le persone.

“Inizia il tempo dell’Avvento, quando la ricerca di Dio si muta in attesa di Dio. Di un Dio che ha sempre da nascere, sempre incamminato e sempre straniero in un mondo e un cuore distratti. E’ possibile vivere da utenti della vita e non da viventi, senza sogni e senza mistero. E’ possibile vivere “senza accorgersi di nulla”, senza vedere questo pianeta avvelenato e umiliato e la casa comune depredata dai nostri stili di vita insostenibili. Si può vivere senza volti: volti di popoli in guerra, volti di donne violate, comprate, vendute; di anziani in cerca di una carezza e di considerazione; di lavoratori precari, derubati del loro futuro. Per accorgersi è necessario fermarsi, in questa corsa in questa furia di vivere che ci ha preso tutti. E poi inginocchiarsi, ascoltare come bambini e guardare come innamorati: allora ti accorgi della sofferenza che preme, della mano tesa, degli occhi che ti cercano e delle lacrime silenziose che vi tremano. E dei mille doni che i giorni recano, delle forze di bontà e di bellezza all’opera in ogni essere.

Tempo di strade è l’Avvento, quando il nome di Dio è “Colui-che-viene”, che cammina a piedi, senza clamore, nella polvere delle nostre strade, sui passi dei poveri e dei migranti, camminatore dei secoli e dei giorni. E servono grandi occhi, Attendere è declinazione del verbo amare. Avvento tempo per desiderare e attendere quel Dio che viene. Si accorgono di lui i desideranti, quelli che vegliano in punta di cuore, al lume delle stelle, quelli dagli occhi profondi e trasparenti che sanno vedere quanto dolore e quanto amore, quanto Dio c’è, incamminato nel mondo. Anche Dio, fra le stelle, come un desiderante, accende la sua lucerna e attende che io mi incammini verso casa.” (padre Ermes Ronchi)

Anche il nostro Dio ci attende anzi, come dice un proverbio berbero, mentre noi cominciamo a muovere il primo passo verso di Lui, Lui ha già cominciato a correrci incontro. Chissà se in questo incontro reciproco arriveremo ad affermare e a credere ciò che diceva Alekos Panagulis ad Orianna Fallaci: “Alek credeva in Dio. Una volta io gli dissi: ‘Dio è un punto interrogativo’ e lui mi rispose: ‘No, è un punto esclamativo’ “

Buon Avvento a tutti!

don Mauro

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AVVISI - 6 NOVEMBRE 2022

MANI CHE SI STRINGONO

I miei occhi e il mio cuore si sono soffermati su un particolare della “Madonna con Bambino” (1476) di Giovanni Bellini che ho riportato: le mani di un bambino che si attaccano, si stringono alla mano della madre in un legame forte, dolce, indissolubile ... e quel bambino è Dio!

“E si mette nudo tra le nostre braccia, questo fragile bambino. Chiede. Ci fa sapere che ha bisogno di noi, che la sua debole mano cerca come può il nostro cuore. Si direbbe che abbia dimenticato di essere Dio, e che solo dalle nostre labbra voglia farselo dire. C’è un Dio tra le braccia della sua creatura. Ed io, uomo, io sostengo Dio”. (Paul Claudel)

Dio ha bisogno di noi, ha bisogno delle nostre mani per portare solidarietà, giustizia, tenerezza, felicità. Stringersi le mani è quel che faremo nella prossima Visita Natalizia alle famiglie, un gesto antico e insieme nuovo, una formidabile occasione di incontro con i parrocchiani, una splendida opportunità per annunciare il Vangelo della bellezza e della bontà di Dio e per avvicinarsi l’un l’altro.

Carissimi, nell’occasione della Visita Natalizia alle Famiglie, noi sacerdoti – con alcuni laici e alcune religiose – desideriamo raccontarvi la gioia di credere in un Dio che a Natale ha mostrato il suo volto e il suo cuore in quelli di un Bambino, come ci narra questa immagine: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi rassomiglia. E’ Dio e mi rassomiglia”. (Jean Paul Sartre)

Lasciatevi “prendere il cuore” da questo Bambino, lasciate che vi parli, sentitevi presi per la mano, illuminati, rafforzati, consolati, perdonati, fatti nuovi da questo Bambino ... Che la tenerezza di Dio diventi la nostra tenerezza verso tutti ...

La vita è l’arte dell’incontro ... so che per essere accolto con simpatia, devi avere un cuore accogliente, aperto, umile, saggio, non giudicante. Chi ti incontra deve poter sentire prima tutta la tua simpatia, il tuo calore, la tua disponibilità. So che aprire una porta è un gesto di fiducia e che varcare una soglia è impegnativo perché accogliere ed essere accolti non è solamente aprire la porta della propria casa o varcare una soglia, ma è anzitutto aprire le porte del proprio cuore. Quando apri, quando entri, diventi vulnerabile perché cerchi di far posto all’altro dentro di te, perché non puoi più restare indifferente. E così ti capita la meraviglia dell’incontro, ti capita di rinsaldare o di creare nuovi legami.

Parlando di Lui, del nostro Dio amante della vita e della gioia; tacendo e stringendo ancora più forte la mano quando il dolore ti ammutolisce; ammirando quanto è capace di fare e inventare l’amore; restando contagiato dalla simpatia e dalla carica umana; ascoltando il detto e il non detto; scoprendosi impotente di fronte a tante situazioni; cercando di essere uno spiraglio aperto sulla speranza.

Anche quest’anno la visita alle Famiglie sarà segnata da una scelta significativa: oltre al sacerdote anche alcune religiose e alcuni laici andranno casa per casa. Mi pare un segno davvero bello e importante, all’insegna di una comunità pastorale vissuta come fraternità corresponsabile. Già qualche anno fa il card. Dionigi Tettamanzi chiedeva a tutte le parrocchie della Diocesi il coinvolgimento dei laici nella visita natalizia, non come “semplice funzione di supplenza dei sacerdoti” ma come desiderio di “attestare anche attraverso questo segno che i laici sono veramente protagonisti dell’impegno missionario della Chiesa”. Così “le famiglie potranno essere aiutate a riconoscere che la comunità cristiana è una vera comunione di persone nella quale, insieme ai sacerdoti, i laici sono autenticamente protagonisti dell’impegno missionario”.

La Chiesa non è formata solo dai preti, ma è una comunità dove tutti si devono sentire responsabili, dove tutti si prendono a cuore il bene di tutti, dove non si aspetta, ma si va incontro a tutti. Per questo sogno che sempre più laici dicano sì a questo andare casa per casa, a essere testimoni in prima persona, per gli altri, della vita buona e bella a cui il Vangelo ci chiama, segreto di una vita felice. E per questo invito tutti ad accogliere con fede, cordialità e simpatia quanti verranno. Per ognuno di loro prego così:

“Guarda con gioia, o Padre a questi tuoi figli che in questi giorni entreranno nelle famiglie della Comunità parrocchiale per la visita natalizia. Aiutali ad annunciare la Buona Notizia del Natale di Gesù con dolcezza e rispetto, con coraggio e speranza, con simpatia e con infinita attenzione al soffio del tuo Spirito presente in ogni uomo che abita questa terra. Amen.

...mani che si stringono: ecco la visita natalizia alle famiglie! Una Comunità che si dà la mano, in nome di quel Bambino che ci dice e ci fa dire l’un l’altro: Dammi la tua mano ... Vedi? Adesso tutto pesa la metà ...

don Mauro

PROGRAMMA GIORNATE EUCARISTICHE

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AVVISI - 30 OTTOBRE 2022

IL SEGRETO DELLA FELICITA'

Nel giorno di Ognissanti del 1943, con tanti altri compagni, mi trovavo in un grande Lager, in una landa lontana e tristissima. Sotto un cielo plumbeo e nevoso, il cappellano padre Marcolini, ci raccolse a Messa e al Vangelo ci lesse le Beatitudini. Lentamente, senza commento, nel più assoluto silenzio e sotto lo sguardo delle guardie che dall’alto delle torrette ci tenevano puntate le mitragliatrici. Noi eravamo come la grande folla ai piedi del monte delle Beatitudini: ogni parola entrò nel nostro cuore e ci sentimmo immensamente più liberi delle nostre guardie”.
(Mario Rigoni Stern)

Oggi come allora, come ogni anno, il giorno di Ognissanti, riascoltiamo durante la Messa il Vangelo delle Beatitudini: Pagina indimenticabile in cui Gesù, il vero uomo delle Beatitudini, ci apre al senso della vita, ci propone una via, ci svela un segreto, la via e il segreto della felicità: la santità.

Anche noi come la grande folla ai piedi del monte delle Beatitudini sentiamo penetrare nella nostra carne e nel nostro cuore quelle parole. E a quelle parole ci aggrappiamo, come a un dono e a una promessa sorprendenti.

Io amo molto questa festa. Festa della comunione dei Santi e dei peccatori che si tengono per mano, nell’immenso pellegrinaggio verso la vita. Festa dentro il cui nome trovo tutti i nomi, dentro la cui cornice trovo i volti di tanti che ho amato: i miei santi, parte buona e forte della mia vita. Amo molto questa festa perché mi assicura che il paradiso non è pieno di puri dalle eroiche virtù, ma di peccatori perdonati, di gente come me. Amo molto questa festa: i santi anonimi sono i legislatori segreti della storia e dopo di loro è più facile e più bello essere umani” (p. Ermes Ronchi)

I santi vogliono innanzitutto ricordarci, cioè riportare al nostro cuore, una splendida certezza: la gioia è possibile. Qui e ora. Il santo è l’uomo che realizza il sogno di Dio su di lui. Il più grande e importante miracolo di un santo è quello di lasciare che l’amore di Dio in lui lo scolpisca. Santo è colui che crede al Vangelo, che lo rende visibile, possibile, credibile.

Il principio, il fondamento di ogni santità non è la nostra volontà ma la certezza inaffondabile che siamo degli amati da Dio. Amati follemente da un Dio che ama la gioia e la vita. Essere santi è assomigliare a questo Dio. È lasciarsi sedurre da Lui. Essere cristiani, essere santi è: “Avere una storia personale con Dio e non semplicemente la storia della propria appartenenza a una religione che si occupa di Dio: è questo l’annuncio cristiano. Forse questa abitudine a concepire una storia personale con Dio non è in cima alle nostre priorità.

Eppure la strada per la santità di tutti, e per la santità di tutti i buoni legami della vita passa da qui. Restituire alla fede la sua qualità spirituale vuol dire far circolare di nuovo la persuasione che c’è una storia passionale, appassionata che ciascun essere umano può avere con Dio”. (don Pierangelo Sequeri)

E’ una storia che passa dallo stare a tu per tu con Dio nella preghiera personale, davanti all’Eucarestia, davanti al Crocefisso, davanti alle pagine bibliche. Ed è un amore che apre ad altri amori, un legame che apre ad altri legami. In fondo è proprio questo che la parola religione significa: re-ligare, legarsi in una storia d’amore.

La grande Teresa d’Avila pregava così: “Liberami, o Signore, dalle sciocche devozioni dei santi dalla faccia triste”

Molti sono abituati da sempre a mettere in contrapposizione virtù e passione per questo si è fatta strada l’idea, così difficile da sradicare, che le passioni sono peccaminose ma belle e vitali e che le virtù sono giuste ma tristi, pallide, smorte ... Forse per questo la santità fa paura, è pensata come qualcosa di riservato a pochi. Eppure molti cristiani e molti santi hanno vissuto e vivono questa duplice passione, questa duplice appartenenza: al cielo e alla terra. Sono creature di gioia che hanno creduto alle parole di Gesù proclamate sul monte: “Beati ... Felici!”.

I cristiani sono tutti “no limits” – affermava il card. Ruini. Sanno andare oltre i limiti. Come dice ancora p. Ermes Ronchi, “santo è l’uomo esagerato, che non si arrende alla mediocrità. Ama la vita, ma è innamorato dell'impossibile”. E’ proprio vero, l’abbiamo visto e lo vediamo nella storia passata e in quella presente: solo i santi spostano i confini, solo i santi riescono ad andare oltre, ad abbattere le barriere, a dar vita all’impossibile, grazie alla genialità dell’amore e della speranza.

 don Mauro

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COSì NON VALE

Sabato 5 Novembre 2022, ore 21, nuovo appuntamento con la risata al Teatro Nuovo di Gallarate.

Una commedia dalla trama intrigante e invitante: grazie ad un’intervista con una nota e stimata giornalista, un politico di provincia spera di fare “ il grande salto “ e di essere eletto a Roma. Purtroppo la sua giornata sarà costellata da continui intoppi, provocati da una sorella “originale“, da un aiutante pasticcione e una cameriera furbetta.
Ad essi si aggiungeranno una giornalista ed un fotografo che, a turno, provvederanno a complicargli il compito.

 

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AVVISI - 23 OTTOBRE 2022

“Di me sarete testimoni” (At. 1,8)

Le domeniche prima della festa di Cristo Re ci aiutano a riflettere sull’apertura universale dell’annuncio evangelico. “Ricevete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. Questo è il tema della Giornata Missionaria Mondiale 2022 che oggi celebriamo   e che ci aiuta a vivere il fatto che la Chiesa è per sua natura missionaria. Rimandandovi alla lettura personale e attenta del messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale, richiamo i passaggi fondamentali di quel messaggio.
“Di me sarete testimoni”La chiamata di tutti i cristiani a testimoniare Cristo. E’ il punto centrale, il cuore dell’insegnamento di Gesù in vista della loro missione nel mondo. Tutti i discepoli saranno testimoni di Gesù grazie allo Spirito Santo che riceveranno: saranno costituiti tali per grazia. Ogni battezzato è chiamato alla missione nella Chiesa e su mandato della Chiesa: la missione si fa insieme, non individualmente, in comunione con la comunità ecclesiale e non per propria iniziativa. Ai discepoli è chiesto di vivere la loro vita personale in chiave di missione.
“Fino ai confini della terra” – L’attualità perenne di una missione di evangelizzazione universale. Esortando i discepoli ad essere suoi testimoni, il Signore risorto annuncia dove essi sono inviati: “A Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. Emerge ben chiaro qui il carattere universale della missione dei discepoli. L’indicazione “fino ai confini della terra” dovrà interrogare i discepoli di Gesù di ogni tempo e li dovrà spingere sempre ad andare oltre i luoghi consueti per portare la testimonianza di Lui.
“Riceverete la forza dello Spirito Santo” – Lasciarsi sempre fortificare e guidare dallo Spirito. Annunciando ai discepoli la loro missione di essere suoi testimoni, Cristo risorto ha promesso anche la grazia per una così grande responsabilità: “Riceverete la forza dello Spirito Santo e di me sarete testimoni”. Lo stesso Spirito, che guida la Chiesa universale, ispira anche uomini e donne semplici per missioni straordinarie.
Terminava il suo messaggio con queste parole: “Cari fratelli e sorelle, continuo a sognare la Chiesa tutta missionaria e una nuova stagione dell’azione missionaria delle comunità cristiane. Sì, fossimo tutti noi nella Chiesa ciò che già siamo in virtù del Battesimo: profeti, testimoni, missionari del Signore! Con la forza dello Spirito Santo e fino agli estremi confini della terra”.
Ieri la Chiesa di Milano ha celebrato in un’unica sera due momenti significativi in Duomo: la Veglia Missionaria e il passaggio della Redditio Symboli. Sono state vissute due consegne. Quella del mandato missionario, con il crocifisso che l’Arcivescovo consegnerà ai consacrati e consacrate, laici e famiglie che partiranno per la loro missione ad gentes; ma saranno anche gli stessi giovani a consegnare nelle mani dell’Arcivescovo la loro regola di vita.

Il significato di unire questi due gesti in un’unica sera è nell’unica testimonianza del Vangelo, che accomuna tutti i credenti. Lo ha spiegato don Maurizio Zago, responsabile della Pastorale Missionaria: “Sempre più desideriamo accompagnare le Comunità cristiane a comprendere che la missione fa parte del cammino vocazionale di ogni persona. E unire la Veglia missionaria al momento della Redditio, nel quale i giovani guardano alla propria vita anche come servizio alla Chiesa e alla società in cui vivono, ci aiuta a cogliere questo aspetto”.
Per la nostra Comunità pastorale un motivo in più di gioia quest’anno, tra i partenti c’è una nostra coppia giovane Elisa e Matteo Righi che vivranno la loro esperienza missionaria in Thailandia. Per noi diventa responsabilità accompagnarli e sostenerli con la preghiera.

don Mauro

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AVVISI - 16 OTTOBRE 2022

E TI VENGO A CERCARE

E ti vengo a cercare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza perché in te vedo le mie radici”. ( Franco Battiato)
E’ il mistero dell’amore, la gioia dell’amore, l’Amoris laetitia, la felicità che andiamo cercando. Credo sia urgente oggi reimparare a pensare, a dire, a custodire l’amore: ne va della nostra felicità, del senso della nostra vita, delle nostre giornate, delle nostre relazioni, del vivere civile. Dobbiamo ammettere che siamo analfabeti in tema di sentimenti, di emozioni, che abbiamo bisogno di costruire una nostra forte dimensione interiore fin dalla più giovane età, che è difficile amare, perché amare richiede il difficile esodo dal proprio io, perché l’amore è un’arte e amare è gesto d’artisti.
Acutissimo un invito del nostro papa a coltivare e ad essere portatori di un “pensiero incompleto”, un pensiero che non si chiude, che non alza muri alla riflessione, un pensiero che pone sfide al dialogo, non definitivo, statico o coercitivo, ma piuttosto curioso, aperto, creativo, alla ricerca inquieta.
Ognuno di noi è mistero a se stesso e per l’altro . L’altro è una realtà inafferrabile che si sottrae al mio possesso, al mio potere. Ognuno di noi assomiglia a un iceberg, quella montagna di ghiaccio la cui parte più grande rimane sommersa, invisibile, nascosta. E’ all’amore che si svela, perché l’amore è il ponte che permette di incontrarsi, di avvicinarsi, di capirsi, di comunicare, di scavalcare quell’abisso che separa le persone. “E ti vengo a cercare perché ho bisogno della tua presenza, per capire meglio la mia essenza, perché in te vedo le mie radici”, canta Franco Battiato cogliendo nel segno : senza l’altro non siamo.
Anche ogni corpo di uomo e di donna consegna questa invocazione: tu hai bisogno dell’altro, tu non basti a te stesso, tu da solo non riesci ad essere felice, a vivere in pienezza. “Vuoi sapere chi tu sei per me. E allora ecco: tu sei colei che mi impedisce di bastarmi. Tu mi hai dato la cosa più preziosa di tutte: la mancanza!” (Christian Bobin)
Già nel racconto della creazione scritto nella Genesi, quando Dio dà vita a uomo e donna insieme, sta incastonata questa mirabile verità: noi non abbiamo semplicemente delle relazioni, noi siamo relazione: La relazione con l’altro si costituisce nella nostra dimensione più profonda.
Quello dell’amore è un viaggio, un cammino, un percorso, il viaggio di un corso d’acqua in continuo movimento. E’ il viaggio più lungo che esista al mondo, è un viaggio che non finisce mai. In questo viaggio i cristiani hanno la certezza che Dio sogna la felicità per ogni uomo e donna, sogna con loro, che Dio non è un guastafeste, non è un Dio concorrente o geloso dell’uomo. L’hanno capito bene due poeti: “Donna Prouhèze: E’ dunque permesso questo amore delle creature l’una per l’altra?
Davvero, Dio non è geloso? L’angelo custode: ‘Come potrebbe essere geloso di ciò che ha fatto lui stesso?’ Donna Prouhèze: ‘ Ma l’uomo nelle braccia della donna dimentica Dio’. L’angelo custode: ‘ E’ forse dimenticarlo essere con lui ed essere associati al mistero della sua creazione?’”. (Paul Claudel).
“Dio arriverà all’alba se io sarò tra le tue braccia” (Alda Merini).
Se diciamo di credere, di amare questo Dio Padre di tutti, svelatoci dal volto e dal cuore di Gesù di Nazareth, nessuno ci può essere estraneo, nessun muro può dividere, anzi Dio è “nascosto” nel prossimo che incontriamo ... Indimenticabili e sferzanti le parole di papa Francesco: “Cancelliamo ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, e chiediamoci: chi ha pianto? Chi ha pianto oggi nel mondo?”

don Mauro

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ALADIN, il musical

 

Sabato 15 Ottobre 2022, alle ore 21, lo spettacolo "ALADIN, il musical" inaugura la stagione teatrale 2022-23.
Ci aspetta una serata all'insegna del divertimento e della musica!…
Un musical entusiasmante e coinvolgente... siamo tutti invitati sul tappeto volante... destinazione il magico regno di Aladin accompagnati dal Crazy Genio! Uno spettacolo adatto a tutte le età con esilaranti momenti di comicità, romanticismo e colpi di scena. Il tutto impreziosito da musiche, suoni, danze, sfavillanti costumi e scenografie dorate
VENDITA BIGLIETTI:
presso il Teatro Nuovo, il giorno dello spettacolo, dalle ore 16 alle ore ore 18 e dalle ore 20.
BIGLIETTO UNICO EURO 13
BIGLIETTO GIOVANI EURO 10
BIGLIETTO FAMIGLIA mamma-papà-giovane EURO 30
ABBONAMENTI:
9 Spettacoli EURO 90
5 Spettacoli a scelta EURO 55
LUI & LEI 5 Spettacoli a scelta (€50 a persona) EURO 100