Avvisi - 21 febbraio 2021

LA LETTERA DI DIO, PER TE OGNI GIORNO!

Scriveva l’Arcivescovo Martini nella Lettera pastorale “Itinerari Educativi”:
La lectio divina, la lettura meditata e orante della Scrittura va fatta da ciascun cristiano che intenda percorrere un cammino spirituale. Io non mi stancherò di ripetere che essa è uno dei mezzi principali con cui Dio vuole salvare il nostro mondo occidentale dalla rovina morale che incombe su di esso per l’indifferenza e per la paura di credere. La lectio divina è l’antidoto che Dio propone in questi ultimi tempi per favorire la crescita di quella interiorità senza la quale il cristianesimo, che non può fondarsi soltanto sulle tradizioni e sulle abitudini, rischia di non superare la sfida del terzo millennio. Nessun cristiano dica di non avere tempo.
Si può non avere tempo per leggere il giornale, per vedere la televisione, per sorseggiare un aperitivo, per seguire le competizioni sportive: ma non si può non trovare il tempo per alcuni minuti (all’inizio ne bastano dieci) di lectio divina la sera prima di addormentarsi, la mattina prima di iniziare il lavoro, durante una breve pausa a metà giornata. Se uno si assicura questi tre tempi e li collega l’uno all’altro con il filo rosso della memoria orante di ciò che ha meditato nella Bibbia, potrà anche essere superoccupato, ma non cederà a nessuno questi momenti di necessario nutrimento dello spirito. La via della preghiera è affascinante e conduce a sentieri solitari esaltanti. Ciascuno, a partire dalla lectio nella sua forma più semplice, imparerà a pregare e vi prenderà gusto a misura della grazia dello Spirito e della costanza nel corrispondervi”. (pp. 63-65).

Ora niente quanto le letture bibliche della S. Messa del giorno sono messaggio attualissimo e mirato di Dio per ognuno di noi: sono la “Lettera di Dio Padre”, carica della forza e della contemporaneità sacramentale che possiede nello Spirito di Cristo risorto e vivo presente e operante nella Liturgia. Se la preghiera è dialogo, anzitutto è con l’ascolto di questa Parola che ci si mette in contatto con Dio. Cui corrisponde un’opera interiore di sensibilizzazione e calore data dalla “grazia dello Spirito Santo”. All’ascolto deve seguire l’obbedienza della vita.
La conversione quaresimale non è generico voler essere più buoni, né volontaristico sforzo di ascesa soggettiva: è riferimento al progetto di Dio, accoglienza della sua proposta e più ancora docilità allo Spirito che ci modella su Cristo. A casa, nell’angolo più opportuno di tempo e spazio disporsi all’incontro con Dio con una invocazione allo Spirito e alla Madonna. Prendere poi la Bibbia e leggere con calma una prima volta le tre letture del giorno. Accostare le brevi riflessioni di analisi e di scavo che troviamo suggerite nelle note. Quindi riprendere le letture, e... versetto per versetto usarle come dialogo affettuoso e sincero col nostro Dio che ci interpella. Alla fine, dopo la preghiera suggerita presa dalla liturgia, fissare una frase, quella che delle tre letture più ci ha colpito, e ad essa fare continuamente riferimento e memoria per tutta la giornata.

E’ bene per noi, all’inizio di questo santo tempo di penitenza e conversione, decidere se accettare o no l’alleanza eterna stabilita dal Padre con noi mediante il suo Figlio Gesù. Alleanza che riguarda la nostra felicità vera, piena ed eterna, la nostra salvezza ma anche quella di tutte le creature. Lasciamoci convincere, lasciamo che il Signore ci chiami.

Ci volgeremo verso di Lui e cominceremo così il cammino di conversione.

Il vostro parroco, don Mauro

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Avvisi - 14 febbraio 2021

LA MESSA, CENA DEL SIGNORE

Vorrei proporre qualche riflessione sulla Messa, perché è l’atto di culto più qualificante di una Comunità cristiana.

Talvolta si sentono espressioni come questa: “E’ domenica! E’ ora di andare a Messa... Che noia!” Oppure: “Perché andare in Chiesa, se Dio lo posso pregare ovunque?”. E ancora: “E perché andare a Messa, quando so già quello che dirà il prete?”. “E perché andare a Messa, quando quelli che ci vanno sono peggio degli altri... o ci vanno per farsi vedere... o... soltanto per chiacchierare?!”.

Quando senti discorsi come questi devi concludere che la fede è un po’ scadente e che la conoscenza dell’importanza della Messa per un cristiano serio è scarsa. Vorrei con semplicità “dare una mano” a qualche “crescita” in materia per i miei parrocchiani, per i frequentatori del Santuario e della Chiesa dei Ss. Nazaro e Celso, e per i lettori del giornalino “Incontro”, iniziando a spiegare con quali espressioni i primi cristiani chiamavano la Messa. Al tempo degli Apostoli, invece, la Messa era chiamata: “Cena del Signore” (1Cor 11,20-23).

Questa espressione suggerisce: familiarità, intimità, comunione di amicizia. A “cena” si va tra amici; a “cena” ci si invita per fare pace, per stipulare un affare, per rinsaldare una comunione di vita, per festeggiare un avvenimento. La Messa dicevano i primi cristiani è una “cena”.
Non ci si va per ascoltare, ma per partecipare; non si è presenti come “spettatori”, ma come “consumatori” partecipi e attivi.
Grazie a questa cena si rinsaldano i vincoli di comunione tra i cristiani, si instaura una profonda reciproca fiducia, si pone il fondamento per una vita in comune e un fraterno aiuto.

Se invece dell’idea della commensalità prevale nei fedeli l’esigenza della spettacolarità (uno dei mali dei nostri tempi) si è già fuori strada. Non vado in Chiesa per la musica e la coreografia ma per incontrare una comunità riunita a mensa. Non siamo però di fronte ad un momento conviviale qualsiasi (pensiamo a tutte le cene per gli auguri, o a tutte le sere in pizzeria alla fine dell’anno scolastico).

La Messa è la cena “del Signore”. E’ il Signore Gesù che ci “convoca” a quel banchetto di fraternità; è lui il fondamento reale della nostra comunione; è la fede in lui ciò che motiva e sostiene il nostro ritrovarci ogni domenica. E a questa tavola imbandita, il Signore è il nostro commensale. Egli non ci è più estraneo: Egli siede a mensa con noi e ci comunica la sua vita, si manifesta a noi, ci trasforma. La Messa, perciò, presenta dapprima un aspetto conviviale ma soprattutto una dimensione misteriosa. Mangiando alla mensa del Signore, noi ci immergiamo nel mistero della sua vita, della sua morte e della sua risurrezione, aspettando intensamente che si riveli ancora, ritornando in mezzo a noi. Basta per questa volta.

Imprimiamoci bene in mente che andare a Messa significa incontrarsi con la propria comunità cristiana e con Cristo presente in essa.

 

Il vostro parroco, don Mauro

 

Avvisi - 7 febbraio 2021

GIORNATA NAZIONALE DELLA VITA

“Libertà e Vita”, è il titolo del Messaggio che il Consiglio Permanente della CEI ci affida per la 43a Giornata per la vita.
(Nel 1979 l’esordio con “La vita è sacra”).

Vuole essere un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo “strumento” per raggiungere il bene proprio e degli altri. La libertà è invece dono che va prima di tutto accolto, e di cui va compresa la portata per poterlo affrancare da ogni forma di egocentrismo ed egoismo, orientandolo al dono di sé.
Siamo liberi dunque non semplicemente quando non abbiamo condizionamenti o quando possiamo dire o fare quello che vogliamo.
Piuttosto sperimentiamo la vera libertà quando facciamo spazio all’altro che ci viene incontro, e quando nel rispetto che genera l’amore comprendiamo che “entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto”.
“E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore”. E’ libertà vera anche e soprattutto quando l’accoglienza dell’altro sconvolge i piani della mia vita, perché è nelle domande che questo incontro suscita in me che scopro lo stupore del condividere un cammino inatteso e l’esistenza come dimensione sinfonica dove in molti suoniamo un’unica armonia meravigliosa. In questo senso “la famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà”. E’ infatti nel suo alveo che è possibile allenarsi e sperimentare l’incontro con l’altro da me e imparare a custodirlo nei legami intergenerazionali e nell’accoglienza della vita, sempre e dovunque.

Sentiamoci pensati per una libertà condivisa con i fratelli, dove la mia libertà inizia esattamente dove comincia la tua. Dobbiamo essere insieme liberi di rispondere al sogno del Creatore che ha pensato ogni singola vita umana per cantare la bellezza del Vangelo. E’ la fraternità a dare sapore alla libertà altrimenti accade che quest’ultima “si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore”. Siamo invitati a vivere questa Giornata come momento di riflessione, per diffondere semi di speranza e di nuova operosità, stringendo valide alleanze educative fra le istituzioni e anche tra le stesse famiglie per favorire la libertà vera.

Papa Francesco nel 2016 durante il volo che dal Messico lo riportava in Italia disse: “L’aborto è un male in se stesso, ma non è un male religioso, all’inizio, no, è un male umano”. La stessa cosa ha ripetuto tre anni dopo, il 25 maggio 2019 al Congresso “Yes to life, prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità”: “No: è un problema pre-religioso. Non carichiamo sulla fede una cosa che non le compete dall’inizio. E’ un problema umano. Soltanto due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande.
Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema?
Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema?
A voi la risposta.

“Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema”. Disconoscere il diritto a nascere significa negare il valore di ogni essere umano e con esso ogni suo diritto. “Vale la pena accogliere ogni vita – twittava Papa Francesco nel marzo 2019 in occasione della Giornata del nascituro, perché ogni persona umana vale il sangue di Cristo stesso. Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!”.

Osiamolo sperare: la Giornata per la Vita divenga sempre più un’occasione per spalancare le porte a nuove forme di fraternità solidale.

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 31 gennaio 2021

FAMIGLIA CHE EDUCA

Educare è possibile. Per prima cosa, mettiamo subito all’uscio di casa il pessimismo. Si dice che educare è sempre più difficile; che, ormai, televisione, social, scuola e società ci stanno rubando, guastando i figli... Chi li comanda ancora? Chi riesce ancora a farsi ubbidire? E giù brontolii e lagne. Ebbene, forse che la barca della famiglia si mette ad andare su tutte quelle lacrime? No! I salici piangenti non hanno mai avuto fortuna!
Le lamentele sono da guardare a vista, tanto sono pericolose. Sono esse, infatti, che fan perdere la voglia di educare; sono esse che fan nascere i genitori assenteisti e dimissionari, genitori, cioè, che lasciano il figlio venga su come viene viene. Con tutto ciò, non sono così ingenuo da non vedere le reali difficoltà di educare: riconosco che il malumore di tanti ha le sue buone ragioni. Ciò che voglio sostenere è che se c’è un’idea proibita, è pensare che oggi l’educazione sia diventata impossibile.


I bambini si possono ancora educare perché ancor oggi, come ieri, come sempre, nascono portati ad imitare, a copiare, a fare quello che vedono fare. Nascono plasmabili.
Il piccolo assorbe tutto quello che lo circonda. Se litighiamo, impara a litigare; se lo amiamo, impara ad amare; se mentiamo, impara a dire bugie; se diciamo parolacce, ripete parolacce...
Insomma, il bambino è sempre il nostro miglior alleato, l’allievo più bravo che si possa immaginare. In certi casi verrebbe quasi voglia di augurarsi che i ragazzi fossero meno educabili, perché allora, forse, la lunga catena del male che si tramanda in certe famiglie si spezzerebbe. Essere genitori non deve essere una tortura! Vi sono famiglie che vanno in frantumi per mancanza di gioia, per eccesso di scontentezza. Un paio di genitori felici resta sempre il miglio segreto per avere figli felici, ragazzi pieni di speranza, amici della vita e del futuro. Vi pare poco?

 

Ubbidienza dei figli ai genitori, attenzione e rispetto dei genitori verso i figli: sono i due motivi che compaiono in Efesini 6,1-4. Si tratta di aspetti fondamentali, irrinunciabili, della vita delle famiglie in ogni tempo. Pretendere che i figli ubbidiscano ai genitori non significa esigere che si mettano sempre sull’attenti davanti a loro, che eseguano i loro ordini senza discutere.
I genitori devono spiegare ai figli le motivazioni delle loro richieste; l’importante è che i figli capiscano perché devono fare una cosa piuttosto che un’altra. E’ giusto che in famiglia ci sia chi si assume la responsabilità di prendere le decisioni, di dettare le regole di comportamento: occorre però che queste siano motivate e improntate al buon senso. Per le famiglie cristiane, poi, è evidente che la principale fonte di ispirazione dovrebbe essere rappresentata da Vangelo. Oggi si è più attenti che in passato al rispetto dei diritti dei bambini: è indubitabile che, in generale, i bambini sono oggetto di cure e di attenzioni maggiori rispetto ai loro coetanei di cinquanta o cento anni fa. Di per sé, si tratta di un fatto positivo, in linea con l’esortazione di Gesù che troviamo in (Mt 19,13-15). In realtà, accade spesso che i genitori tendano a soddisfare esclusivamente le richieste di ordine materiale dei figli. Ai figli si danno molte cose, ma pochi valori, logica conseguenza di una cultura che punta più sull’avere che sull’essere.
Ai figli serve ben altro: essi hanno bisogno che i genitori prendano a cuore i loro problemi, dialoghino costantemente con loro, insegnino loro a distinguere il bene dal male, parlino loro di Dio...

Cari Genitori sforzatevi dunque di trattarvi bene a vicenda, di dimostrarvi attenti alle esigenze dell’altro, di discutere pacatamente, di riconoscere i vostri errori; fate di tutto per contribuire a creare nelle vostre case un ambiente sereno, dove ci si aiuta a crescere, dove si ama, si perdona, si prega. Dedicate ogni cura all’educazione dei figli, pretendendo che si impegnino con serietà nelle loro attività, pur senza eccedere nelle imposizioni in nome del rispetto della loro libertà e della loro ancor fragile personalità, insegnando loro a dire grazie a Dio per il dono della vita e di una famiglia cristiana, inducendoli a vedere impresso in tutti gli uomini il sigillo dei figli di Dio, cosicché prendano a guardare al prossimo con benevolenza e diventino sensibili alle situazioni di sofferenza e di disagio, suscitando in loro l’amore per la pace.

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 24 gennaio 2021

DOMENICA della PAROLA di DIO

Il 30 Settembre 2019 con la lettera apostolica in forma di Motu proprio: APERUIT ILLIS” papa Francesco istituiva la “Domenica della Parola di Dio”, da celebrarsi la terza domenica del tempo ordinario. Francesco indicava anche la finalità di questa giornata: “il Giorno dedicato alla Bibbia vuole essere il ricordarci che abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti”.

La conoscenza della Scrittura, come diceva San Gerolamo, “è conoscenza di Cristo” e le letture ascoltate e pregate nella Liturgia rappresentano la via più popolare di “istruzione” sul mistero di Cristo. In conformità alla tradizione liturgica ambrosiana, ogni domenica diviene l’occasione per presentare il “Mistero di Cristo”, colto in una particolare luce.

Metterci in ascolto della Parola, assieme come fratelli riuniti attorno l’unico altare di Cristo, significa allora educarci alla scoperta del Mistero, che a noi si svela e si consegna, così come il pane e il vino vengono distribuiti a tutti. La Parola proclamata, che ci raggiunge alla Domenica racconta e realizza il Mistero di un Dio che ci vuole parlare là dove viviamo, assecondando i nostri tempi, raccordando la sua eternità alla precarietà delle nostre giornate, assumendo la fragilità del nostro essere uomini e donne in cammino.
La Parola di Dio è inesauribile. Essa attraversa la nostra esperienza umana e la penetra suscitando sempre nuovi significati, orientando le scelte, dando senso ai nostri progetti e correggendo in modo forte e soave i nostri errori.
Quando la Parola si trova incastonata nella Liturgia, soprattutto in quella eucaristica, nel corso di quella grande pedagogia ecclesiale che è costituita dall’Anno Liturgico, la Paola traccia un itinerario di fede e di vita cristiana che non ci riporta mai al medesimo punto di partenza. Al contrario, essa ci solleva lentamente verso un’adesione sempre più completa alla volontà di Dio che ci è stata manifestata in Cristo, nella sua Pasqua; un’adesione che ci viene possibile dal dono dello Spirito Santo.
La convinzione è che sono le idee a formare l’uomo e gli stili della sua vita: e queste idee, che costituiscono il prezioso patrimonio della dottrina cattolica, si acquisiscono secondo l’antico principio “lex orandi, lex credendi”, che potrebbe essere tradotto così: il modo con cui vivi la tua esperienza di preghiera, la profondità della tua comprensione dei testi, la serietà della tua attenzione, la cura che avrai posto nel prepararti alle celebrazioni, sono premessa indispensabile all’accoglienza della Grazia. Sono fonte e norma della tua maturità di fede. Sono il modo semplice e popolare con cui, senza bisogno di “esperienze” straordinarie o di capacità eccezionali puoi crescere sempre più nella conoscenza del Signore Gesù e, di conseguenza, nella conoscenza della tua umanità per poterla vivere in modo più libero e vero coerente con il Vangelo.

Saranno forse ormai poche le persone che “assistono” alla Messa recitando il rosario, ma non sono molte quelle che possono dire di aver vissuto, durante la celebrazione, un vero incontro con la Parola che illumina e discerne, che guida e “rende liberi”, come premessa necessaria ad un incontro vero e salvifico con il Corpo e Sangue del Signore. La cosa, come sappiamo, non è di poco importanza se Paolo ha potuto dire alla Comunità di Corinto che: “Chi mangia di questo pane e beve di questo calice senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna”. (1 Cor 11,27-29)
Come lo stesso Paolo suggerisce, possiamo domandarci: non sarà questo il motivo per cui tante nostre comunità sono “morte”, tanti nostri fratelli e sorelle abbandonano la fede, tante nostre attività rimangono sterili, prive di sapore evangelico e del calore e della luce del fuoco che il Signore è venuto a portare sulla terra?

 Il vostro parroco, don Mauro

 

Avvisi - 17 gennaio

PER IL BENE DELLA CITTA'


Dal delicato e difficile momento che stiamo vivendo, mi sembra venga a noi cristiani un preciso invito a convertirci. Se la vita fosse sempre comoda e tranquilla, se non diventasse in qualche momento complicata, non ci convertiremmo mai.
Quando la vita diventa complicata è segno che Dio vuol renderci spiritualmente più semplici: più onesti e più concreti. Dobbiamo convertirci a vivere in modo meno pressappochistico il detto evangelico: “Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
Quando Gerusalemme è stata devastata dagli altri, i suoi cittadini l’hanno ricostruita: così dovrà essere di questa Città. Il restauro di una situazione sociale degradata può avvenire a due condizioni: che si prenda sul serio la Costituzione della nostra Repubblica (dare a Cesare quel che è di Cesare) e che si faccia preciso riferimento alla Parola di Dio (dare a Dio quel che è di Dio!). La crisi ci aiuta ad uscire dall’astrattezza, per essere concreti e misurarci con le cose e i fatti reali. I cristiani sanno che bisogna contemperare il realismo con la profezia. Ma essi sanno anche che la profezia, parola che è fatto perché viene da Dio, è il massimo della concretezza e la misura della concretezza di tutte le proprie parole ed azioni.


Allora: la Parola di Dio prima di tutto e in tutto, anche nella politica, la Parola di Dio per affrontare la crisi.
La crisi potrebbe far dire ai cristiani: o la Parola di Dio o la politica. No! Sono convinti che sia possibile tentare più Parola di Dio e più politica.
La politica ci dispone in una grande esperienza di peccato a convertirci alla Parola. Ciò avviene soprattutto in tempo di crisi e non si deve perdere l’ultima corsa dell’autobus prima che cali il buio della notte! La Parola di Dio annuncia la conversione del cuore.
La politica vuol cambiare tutto meno che il cuore, e così non cambia nulla. Credo che queste considerazioni risuonino in tutta evidenza nella catastrofe che stiamo vivendo.

Nel Libro della Parola (la Bibbia) si descrive una situazione catastrofica dalla quale, con l’aiuto i Dio, si riemerge: è il momento della schiavitù degli Ebrei in Egitto. E’ bastato un uomo come Mosè. Occorrono uomini come Mosè; uomini nuovi di chiara fede politica, che attuino la Costituzione, uomini di chiara fede cristiana, che attuino la Parola di Dio, amando l’uomo, la storia, la Città. Chiediamo al Signore di benedire questa nostra Città e di suscitare questi Mosè di cui oggi ha bisogno.

Nel periodo della mia formazione ho avuto tanti maestri, ma non tutti hanno avuto la stessa incisività nella mia vita.
Quelli che ricordo maggiormente non sono quelli che lasciavano le briglie lunghe o che le tenevano troppo strette, ma quelli che mi hanno educato alla libertà matura nella libertà giusta, che mi hanno coinvolto con la loro stessa vita credibile ed imitabile, che non hanno fatto discorsi sofisticati, magari infiorando l’ovvio, ma hanno camminato con me, convincendomi (silenziosamente) a sveltire il passo, ad assumere responsabilità a progettarmi in avanti. A me e ad ogni educatore ricordo il vecchio proverbio: “Le parole senza esempio sono come il sole d’inverno: illumina ma non riscalda”. San Paolo VI, da parte sua, l’ha elaborato in una formulazione più perfetta: “Il mondo non vuole dei maestri ma dei testimoni; se accetta qualche maestro è perché lo trova anche testimone”.

 

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 10 gennaio 2021

IMMERGERSI NELLA STORIA E NEL MONDO

“Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,11). La voce dal cielo rivela il Mistero profondo di quest’uomo, Gesù di Nazaret, immerso nel Giordano, solidale con chi si riconosce peccatore e invoca nel segno penitenziale del Battesimo la salvezza.

La ricerca a cui il profeta Isaia invitava Israele per incontrare il Signore misericordioso trova in questa persona il suo compimento. Giovanni Battista stesso, il Precursore, avendo proclamato: “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo” vede lo Spirito discendere su di lui “come colomba”.

In Gesù di Nazaret c’è la pienezza dello Spirito creatore che rinnova i cuori con il perdono, riconcilia i popoli abbattendo il muro di separazione, edifica una casa di concittadini di santi e di familiari di Dio per diventare abitazione di Dio in mezzo agli uomini. Chi attraverso il Battesimo s’immerge nella Pasqua del Signore Gesù entra in questa nuova creazione e partecipa alla sua missione di Figlio: chiamare tutti ad essere figli del Padre celeste e alla fraternità nuova del Regno di Dio. Dalla contemplazione di questo amore di Dio per noi siamo invitati a fare memoria del nostro Battesimo, che ci ha rigenerati alla vita nuova. Il peccato originale che ci teneva lontani da Dio è stato cancellato e siamo diventati figli a pieno titolo, come ci ricorda il profeta Isaia.

Tutto contribuisce a ravvivare in noi la certezza della potenza della potenza di questo sacramento che per primo ci introduce nella comunità cristiana e che ci pone nella condizione che Paolo riassume riferendosi a Gesù: “Per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito”. In tema di Battesimo il pensiero corre alle comunità cristiane affinché dedichino nuove risorse e impegno a favore della catechesi battesimale, occasione propizia perché il genitori dei piccoli battezzandi sentano vicina e disponibile l’intera comunità cristiana.

In questa festa teniamo nel cuore i “catechisti dei battezzandi” che nelle nostre parrocchie sperimentano percorsi nuovi di avvicinamento al Battesimo, come anche gli adulti che giungono al sacramento in età matura. L’occasione di questa festa è il ricordarci che l’acqua sulla testa è memoria di un’appartenenza, è l’armatura mediante la quale affrontare il nemico. È il segno che la disperazione è vinta: Dio in te si compiace.
Non vorrebbe essere questo il nostro Battesimo? Non un’etichetta da esibire ma un essere nel mondo – così com’è - perché esso viva.
Se il nostro Battesimo è arrivare ad avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,5), non si tratta, allora, di un nuovo rituale ma della decisione di continuare a restare nella storia da figli di Dio.
Potrebbero aiutarci nella riflessione queste due domande: ricordo la data del mio Battesimo?  Sono convinto che dal giorno in cui ho ricevuto il mio Battesimo è iniziata per me una “vita nuova”?

Il vostro parroco don Mauro

Avvisi - 20 dicembre 2020

BUON NATALE!

In questa situazione difficile in cui viviamo ora, il Papa domenica scorsa ha detto: "Non dimenticatevi della gioia! Il cristiano è gioioso nel cuore, anche nelle prove; è gioioso perché è vicino a Gesù: è Lui che ci dà la gioia".

In questo Natale apriamoci a Gesù che nasce di nuovo in noi, nelle nostre famiglie e nella comunità. Lasciamo entrare Gesù nella nostra vita concreta: la sua presenza ci dà la gioia vera.

Con Lui entra in noi la forza di Dio, cresce la certezza che con Lui si può tutto. Così impariamo ad accoglierci così come siamo e cresce l'unità vera nelle famiglie e nella comunità.

Buon Natale a tutti voi.

don Marco Valera

Carissimi tutti,
nel buio la luce rincuora. Nel buio della attuale situazione la certezza dell’amore di Dio è veramente la luce che ci rinfranca. A Natale nasce Gesù, la nostra vera luce che ci rivela l’amore del Padre. Se Lo accogliamo, tutta la nostra vita si illumina e anche il futuro non fa paura.
Apriamoci all’Amore e amiamo: camminiamo così nella luce.
Auguri di ogni bene a tutti. Buon Natale.

don Marco Milani

Carissimi tutti,

il Natale sta bussando con insistenza alle nostre porte... carico di emozioni, di gioie, di buoni pensieri... per noi credenti il primo pensiero deve essere la venuta di Gesù, il Piccolo Figlio di Dio che ha cambiato la storia dell’umanità.

Possa il Signore Gesù cambiare anche la nostra storia, ci aiuti a cercare quella gioia nel cuore di chi si sente amato, di chi si accorge con stupore di aver ricevuto il regalo più grande, l’amore; l’amore di Dio per noi!

Sia allora un Natale carico di tutti quei doni d’amore che Dio fa per noi, sia un Natale in cui accorgerci di come Dio visita la nostra storia e la rende bella, ricca, entusiasmante.

Buon Natale allora... Buon Natale del Signore!

don Mauro

Il mio augurio è di imparare ad avere occhi attenti e cuore docile per trovare nella nostra storia quotidiana le tracce di Gesù che ancora oggi nasce per noi!
...e che sia un Buon Natale per ciascuno.

Suor Ivana

QUALCOSA DI DIVERSO COMINCIA

Con il Natale, qualcosa di diverso comincia:
Dio nasce tra gli odori di una stalla.
Non ha altra potenza che la sua TENEREZZA.
Non ha altro desiderio che farsi PICCOLO E SERVIRE.
Con il Natale, qualcosa di diverso comincia:
Dio nasce nella NUDITÀ
per dirci che la sola RICCHEZZA è il CUORE DELL’UOMO…
IL SUO MONDO INTERIORE… I SUOI SOGNI…
Con il Natale, qualcosa di diverso comincia:
Dio nasce in mezzo agli oppressi e ci dice che
QUALSIASI PERSONA
È PREZIOSA perché è CARNE DI DIO. (C. Singer)

Sì, qualcosa di nuovo comincia anche in questo Natale che ai nostri occhi può sembrare un “Natale più triste”.
Qualcosa di nuovo comincia se lasciamo che sia il Bambino Gesù il vero significato del nostro Natale e della nostra vita perché ai suoi occhi ognuno è prezioso. Non lasciamoci sfuggire questa opportunità.
Sia per tutti un sereno e santo Natale.

Suor Maura

“Il cristiano non è migliore degli altri, è colui che ha ricevuto il compito di comunicare la gioia del Natale.” (Luigi Giussani)

Cordiali auguri di Buon Natale perché la nostra Comunità sia per tutti fonte di gioia.

Suor Savina

Carissimi,

il tempo di Natale ispiri qualche buona azione o un sincero gesto di solidarietà, così la quotidianità avrà un sapore più dolce, poiché fare il bene fa sicuramente bene! Se speriamo che il nuovo anno sia migliore degli altri, consideriamo che tocca a noi essere migliori e dare al nuovo anno qualche speranza in più di miglioramento.
Nulla cadrà dall’alto magicamente, ma tenere lo sguardo verso il Cielo con meraviglia, mentre svolgiamo il nostro dovere e viviamo appieno le relazioni, ci darà la direzione giusta, sarà la nostra stella!

Sia un Natale Santo!

Suor Lucia

Avvisi - 13 dicembre 2020

BUON NATALE - LA TELEVISIONE

Il tempo corre a grandi passi: siamo quasi a Natale, il mio settimo Natale a Gallarate. Vorrei rivolgere a tutti i parrocchiani della Comunità Pastorale “Maria Regina della Famiglia” un augurio e un duplice suggerimento.

Levatevi in piedi! Vegliate!
Cercate! Informatevi!
Spalancate gli occhi per vedere l’Inviato!
Aspettate, come ha fatto il profeta Isaia:
è il tempo di Colui che sta per arrivare, l’Inviato di Dio.
Scrutate i cieli, cercate la stella,
come hanno fatto i magi:
è il tempo in cui la stella
vi condurrà a trovare l’Inviato.
Lodatelo, come Maria:
è questo il momento di cantare all’Inviato.
Accoglietelo, come i pastori:
è questo il momento di ricevere l’Inviato.
I vostri cuori siano pronti per ospitare l’Inviato:
Gesù è con noi.

 

 

  1. La TV non è un elettrodomestico come gli altri: va usato con intelligenza, discrezione e spirito critico.
  2. Non di sola TV vive l’uomo (e la sua famiglia).
  3. Non parcheggiare davanti al televisore acceso i figli; hanno bisogno di adulti, con i quali imparare a giudicare ciò che vedono.
  4. Il telecomando dovrebbe essere usato solo dagli infermi: cambiare canale ogni pochi minuti, impedisce di riflettere su ciò che si vede.
  5. La stupidità ed il cattivo gusto rimangono tali, anche sullo schermo televisivo: sono merci da rifiutare.
  6. La pubblicità televisiva è quasi sempre affascinante, ma non sempre è rispettosa dei valori della famiglia: ti fa desiderare la vita d’altri (ovvero quella che la tua famiglia non può e non deve permettersi).
  7. La televisione non deve uccidere la lettura e la conversazione.
  8. Se la famiglia si annoia, non pensare per prima cosa di accendere la TV; la casa ed il mondo sono pieni di modi di passare il tempo con gioia.
  9. Gli anziani “muti” davanti al televisore acceso non comunicano più ai giovani la loro ricchezza d’esperienza.
  10. Ricordati che dietro lo schermo del televisore, ci può sempre essere qualcuno che ha già deciso che vuole farti pensare come lui.

 

E sia, un Buon Natale!

Il vostro parroco don Mauro

 

Giornalino INCONTRO n° 4 - 2020

Ecco il quarto numero del giornalino INCONTRO.

La copia cartacea la potete trovare nelle nostre due Parrocchie.

 

Avvisi - 6 dicembre 2020

CRISTIANI AL SERVIZIO DELLA CHIESA

La Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria è l’invito a tutti i cristiani a guardare a Maria come esempio di vita, come l’esempio di vita di ogni discepolo che si mette alla sequela di Gesù. Lei chiamata a essere santa e immacolata, invita anche noi a essere santi e immacolati a gloria di Dio. E’ bello e significativo che l’Azione Cattolica (AC) rinnovi in questa solennità la propria scelta: ragazzi, giovani e adulti che si associano per dedicarsi insieme da laici, alla missione della Chiesa.

Il Sinodo minore ambrosiano “Chiesa dalle genti” ci ha interrogato e sfidato: come viviamo le relazioni, come abitiamo i cambiamenti, come ci rigeneriamo attraverso l’incontro e la contaminazione con nuove esperienze e visioni del mondo? Ci ha invitato a correggere lo stile pastorale: non basta “fare per”, ma occorre “fare con”, imparando a “essere insieme” stimolandoci a vicenda. In sintesi, il cammino sinodale ha incitato i fedeli ambrosiani a vivere in modo maggiormente convinto e testimoniare lo stile dell’incontro e delle relazioni. E qui entra in gioco l’Azione Cattolica: cari soci, ritengo che voi siate un “buon vicinato”.

Quando un parroco o un vescovo cerca persone affidabili trova in donne e uomini formati secondo le scelte pastorali della Diocesi non solo collaboratori, ma giovani adulti corresponsabili. La comunione con i pastori ogni persona o gruppo veramente cristiano l’accetta come presupposto, ma uomini e donne di Azione Cattolica se lo propongono come compito specifico. “Quelli” di AC non solo “sanno di Chiesa”, ma creano legami, suscitano collaborazioni. Nei diversi organismi e servizi pastorali donne e uomini di AC aiutano a custodire il “senso della Chiesa”, ma sanno accettare anche la mortificazione pur di non rompere la comunione. Nelle realtà ecclesiali sul territorio donne e uomini di AC non si stancano di proporre la lectio divina e cammini di formazione non solo “per addetti ai lavori”, ma di discernimento spirituale e culturale per “rendere ragione con dolcezza e rispetto” della speranza che ci guida. Negli ambiti della cultura e della politica, spesso in minoranza, resistono e rilanciano, in modo responsabile e aggiornato, la ricerca del bene comune.
Ecco allora che potremmo motivare il perché dell’adesione: è frutto di una proposta che fa “innamorare”; è frutto di una proposta “intelligente”.

Illuminanti le parole di Eugenio Zucchetti, uno dei presidenti, che così scriveva: “A me sembra che quello dell’evangelizzazione sia oggi un problema di persone, non di strumenti, un problema cioè di cristiani adulti che fanno sintesi tra fede e vita quotidiana e che, in quanto vivono la radicalità evangelica, diventano per ciò stesso contagiosi e capaci di animare cristianamente la società in cui vivono... Quello della Chiesa oggi non è un problema di metodologie ma è un problema di qualità cristiana dei battezzati.

L’icona è la Chiesa degli Apostoli: una chiesa che si fonda su “dodici” discepoli e testimoni; la meta della trasformazione è la costruzione di una Chiesa lieta, leggera, coraggiosa, anima della società. Ciò significa innanzitutto una Chiesa di persone non lamentose, non schiacciate dalla complessità né rassegnate e impotenti di fronte ad essa, ma piuttosto serene e liete... Una Chiesa che promuove la crescita di una autentica corresponsabilità dei cristiani laici, la quale richiede la valorizzazione dei doni diversi di cui va custodita l’alterità e che quindi non teme e non frena, ma anzi stimola quella soggettività e relativa autonomia dei laici, le quali sono ricchezza di interlocuzione e di scambio.
Essere adulti nella fede significa essere corresponsabili, spingendosi fino a farsi carico della fede degli altri”. Sempre nei testi di Eugenio Zucchetti emerge il “segreto” che sostiene la speranza del cristiano che esprime così: ripartire da Dio e lasciarsi interrogare da Lui.

Nella proposta pastorale di quest’anno l’Arcivescovo Mario ricordando la duplice dinamica che esprime la missione ha riconosciuto e incoraggiato l’apostolato laicale dell’Azione Cattolica: “Fedeli cristiani che in modo associato sono soggetti di pastorale e scelgono di servire insieme e in modo stabile la Chiesa locale. A partire da un legame strettissimo con il Vescovo curano la formazione dei laici perché ogni battezzato possa arrivare a quella sintesi personale tra Vangelo e vita e dare così testimonianza come Chiesa alla bellezza e alla forza liberante del Vangelo. Invito le comunità cristiane a riscoprire questa particolare vocazione laicale nella Chiesa, a favorire la conoscenza dell’Azione Cattolica attraverso la partecipazione alle sue attività formative, a sostenere le persone perché possano corrispondere a questa vocazione per il bene della Chiesa locale e per a sua missione in tutti gli ambiti di vita”.

Mi unisco nella riconoscenza e nella preghiera.

Il vostro parroco don Mauro

Avvisi - 29 novembre 2020

VIGILATE E TESTIMONIATE

In questo Avvento proviamo a rispondere a queste tre semplici domande.

Prima: qual è, per noi, il senso della vita? Sarebbe bello poter confrontare le risposte, a meno di trovare la sorpresa di aver raccolto un pacco di fogli bianchi, perché non sappiamo scrivere una risposta a questa domanda.

E la seconda domanda: siamo o non siamo degli oggetti della nostra esistenza?

E la terza: se diciamo che non siamo degli oggetti, perché non lo siamo?

Fortunatamente, almeno per noi cristiani, la nostra fede costituisce una possibilità e una riserva di senso, capace di rimediare a questa situazione dissipata in cui noi ci troviamo, e sulla quale l’Avvento viene per farci spalancare gli occhi: e intende farcene prendere coscienza.
Fondamentalmente l’Avvento ci rivela due cose.

La prima: che è impossibile vivere senza dare un senso alla propria esistenza. O anzi, il contrario: perché purtroppo è possibile vivere senza dare senso alla propria esistenza, vivere come degli oggetti. La prima cosa che ci vuole rivelare l’Avvento è questa: che è possibile vivere dare un senso alla propria esistenza, e, precisamente, trasformare la nostra esistenza in una attesa. Nell’attesa delle cose più belle: la guarigione, la liberazione, la promozione, il perdono, la giustizia, la pace, la gioia piena, la bontà, la santità. Tutte queste cose, desiderabilissime, che noi desideriamo ma che non abbiamo; tutte queste cose che noi non possiamo non desiderare ma che non possiamo avere, perché non le possiamo produrre; tutte queste cose che nessun uomo ci potrà mai donare, che possiamo ricevere dal Signore, sono cose da Dio, che ci possono quindi venire solo da parte di Dio.
La vita come attesa di tutte le cose più belle che il Signore ci può dare è la prima delle cose fondamentali che l’Avvento ci rivela, ci può portare.

E la seconda cosa che l’Avvento ci rivela, in linea con la prima: che tutte queste cose, desiderabilissime, il Signore non ce le porterà, come fa un mago, facendole apparire improvvisamente, a colpi di bacchetta magica: ma ci invita a costruirle pazientemente, fiduciosamente, giorno per giorno, insieme con Lui. E’ il senso immediato dell’Avvento: l’Avvento non finirà con la fine del mondo: finirà con il Natale. E il Natale non è il Figlio dell’uomo che viene a fare il giudizio e la purificazione e la disinfestazione generale. Il Natale è un Bambino, è Gesù Bambino che viene a vivere insieme a noi, per costruire pazientemente, fiduciosamente, giorno per giorno, tutte le cose più belle: le cose belle, le cose giuste, le cose che servono alla vita, non quelle che servono alla morte. Costruirle per tutti!
La nostra vita è il momento di produrre le cose belle, le cose giuste, le cose che servono alla vita, insieme con Gesù Cristo, sotto la sua guida.
Nonostante tutto!

Il vostro parroco don Mauro