Comunità Maria Regina Della Famiglia - Gallarate
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Avvisi e Calendario 10 febbraio 2019

"GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE" (Mt 10,8)

Lunedì 11 Febbraio celebreremo la XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, vi invito a leggere il Messaggio del Santo Padre Francesco e vi consegno, per meglio viverla, il messaggio registrato di don Tonino Bello agli ammalati riuniti nella Chiesa Cattedrale per la celebrazione straordinaria della “Giornata dell’ammalato” del 27 Febbraio 1993.

Lo scritto se rivolto in particolar modo ai sofferenti, ai malati, fa bene anche ai sani.

“Questo incontro non per vivere un momento di mestizia, né un momento di tristezza sia pur sublimata, non una liturgia consolatoria. Non vogliamo avere il muso lungo, né vogliamo vivere questa giornata per dare spazio alle lamentazioni. Non vogliamo presentare l’antologia dei nostri dolori, non vogliamo neppure fare la mostra delle nostre disavventure di salute.
Vogliamo invece esprimere una grande solidarietà prima di tutto con Gesù Cristo il Risorto, l’amante della vita. Egli è il capo degli ammalati, dei sofferenti e quindi vogliamo esprimere a Lui tutta la nostra prossimità. E poi vogliamo esprimere anche tanta solidarietà verso tutti quei fratelli e sorelle che soffrono.

Che cosa vogliamo fare, oltre che pregare per tutti gli ammalati; che cosa vogliamo fare oggi? Che cosa vogliamo fare, oltre che pregare per la nostra buona salute, per la salute degli altri, per la salute dei nostri cari?

Oggi il mondo corre sui binari dell’efficienza: produrre, produrre; se non produci, se non fai niente, se non riesci a costruire nulla nella società a che servi? Oggi, purtroppo, questo è il criterio predominante: il binario dell’efficienza. Di fronte a questo meccanismo dell’efficienza che stritola i più deboli, che cosa ci stanno a fare i malati? Che senso ha il loro continuare a vivere? Che cosa ci sta a fare tanta gente lacerata dal dolore che ti inchioda sulla sedia rotelle? Gente schiacciata dalle conseguenze nefaste di un incidente stradale, oppure mutilata da un incidente sul lavoro, che ti ha stroncato i progetti nei quali erano riposte speranze o tante attese così puntualmente disegnate a tavolino? Che ci stiamo a fare? C’è pure per noi un ruolo da giocare? Che cosa siamo noi: mendicanti in cerca di pietà? Poveri in cerca di surrogati di speranza? NO! NON E’ COSI’! Gridiamolo fratelli e sorelle sofferenti!

Vi dico una cosa. Se dovessimo lasciare la croce su cui siamo confitti (non sconfitti) il mondo si scompenserebbe. E’ come se venisse a mancare l’ossigeno nell'aria, il sangue nelle vene, il sonno nella notte. La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’universo verso il traguardo del Regno. Sentire Gesù al centro, Lui confitto su un versante della croce e noi confitti, non sconfitti, sull'altro versante della croce, sul retro. Gesù comunque è in mezzo a noi. E’ toccabile. E quando abbiamo bisogno di Lui non è necessario urlare: basta chiamarlo, perché sta appena dietro di noi.

E’ Lui che si mette accanto a noi e ci dice che ci ama e che ci vuole bene.

Da una parte c’è Lui. E dall'altra c’è Lei, Maria la nostra dolcissima madre, la regina degli infermi. Salus infirmorum! Non dobbiamo vergognarci della nostra malattia. Non è qualcosa da tenere nascosta. Non è un tabù. E’ quella parte della nostra carta d’identità che ci fa rassomigliare di più a Gesù Cristo. E dobbiamo lottare contro la malattia. Dobbiamo lottare mai rassegnarci. Mai rassegnarsi come non si è mai rassegnato Gesù.

A tutti voi dico: CORAGGIO! Il Signore Gesù è con noi. Non abbiamo paura della solitudine! Perché nel mondo ancora non si è disseccata la buona radice delle anime generose. E poi, per vivere con fede la nostra dolorosa vicenda, ricordiamoci che la malattia non è il frutto dei nostri peccati personali. Perché il Signore non dà la sofferenza e il dolore a seconda dei meriti e dei demeriti di una persona. Tutto ciò che riguarda la sofferenza è un ministero che ci trascende e che va’ oltre di noi. E poi, con la malattia dobbiamo fare l’esperienza dell’umiltà, dell’abbandono, dell’affido. Questa esperienza dell’abbandono nelle braccia di chi ti vuol bene è segno e forse anche strumento dell’abbandono totale nelle braccia di Dio”.

Cari amici, se siete arrivati sino alla fine di questa testimonianza, forse, anche voi, con me sentirete il desiderio di ringraziare don Tonino, vescovo che “dalla cattedra della sofferenza”, ha trasformato il letto di dolore in luminoso altare dal quale dipartiva fluente l’olio della speranza.

Ringraziamolo per questo intenso messaggio d’amore di un padre che parte.

don Mauro

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