Comunità Maria Regina Della Famiglia - Gallarate
Parrocchia Santuario Madonna in Campagna, Viale Milano 38 . Piazzale don Luigi Cassani, GALLARATE, VA
Parrocchia Santi Nazaro e Celso – Arnate, Piazza L.Zaro 2 – Via San Nazaro 4, GALLARATE, VA

AVVISI - 19 MAGGIO 2024

VIENI, SPIRITO CREATORE

Negli Atti degli Apostoli c’è una pagina che suscita sempre in me un forte interrogativo. Penso, anzi sono certo, che la stessa osservazione vale per molte altre persone. Eccola: “Mentre Apollo era a Corinto Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli e chiese loro: ‘Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?’ Gli risposero: ‘Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uni Spirito Santo”. (Atti 19,1-2).
Mi chiedo: noi oggi, dopo più di duemila anni di storia della Chiesa, a che punto siamo nella conoscenza dello Spirito Santo? Nello stesso tempo sorge in me il dubbio che in riferimento allo Spirito Santo la conoscenza e l’esperienza di molti cristiani – e non solo tra i fedeli laici – sia terribilmente deficitaria. È proprio vero, dunque, che lo Spirito Santo è il grande Sconosciuto nella storia della Chiesa e nella vita del popolo cristiano? Tale interrogativo è il motivo che mi ha portato ad offrire, soprattutto ai catechisti/e, uno riflessione. Non è certamente tra i più facili il ministero che i catechisti sono chiamati a svolgere a beneficio dei piccoli e degli adolescenti. A loro vorrei ricordare che essere catechisti/e in una Comunità pastorale non è un onore, ma un onere che richiede continua preparazione e serio aggiornamento. Essi non potranno trasmettere se non ciò che hanno assimilato nello studio, nella preghiera e nella esperienza personale di Dio.
Vieni, Spirito creatore! Corrisponde a una invocazione e sta a indicare l’atteggiamento orante di chi si appresta a leggere e a meditare queste indicazioni. È il modo con il quale possiamo metterci in sintonia con l’intera comunità ecclesiale che sa di non poter procedere nel suo cammino verso il Regno senza l’aiuto dello Spirito Santo. Mi auguro che questi spunti possano contribuire a dissipare le molte ombre che ancora avvolgono la persona dello Spirito Santo. L’ultima novità consiste nel fatto che le riflessioni qui proposte sono come “incompiute” e attendono di essere completate dai singoli lettori e lettrici.
Lo Spirito Santo è l’Amore di Dio, la carità, e allora la frase degli Atti degli Apostoli, “Furono tutti pieni di Spirito Santo” (At 2,4), non può significare che questo: “Tutti furono pieni dell’Amore di Dio!”.  In questa luce, lo Spirito Santo ci appare davvero come il “sigillo” posto su tutta l’opera creatrice e redentrice, “In Cristo ... avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo”, e così la Pentecoste è come il coronamento di tutte le opere di Dio.
Perché Dio ha creato il mondo? Perché ha mandato il suo Figlio a redimerlo dal peccato? Per null’altro, come celebra la Preghiera Eucaristica IV, se non “effondere, o Dio, il tuo amore su tutte le creature e allietarle con gli splendori della tua luce”. Perché Dio ci ha dato la Scrittura, se non per prepararci a ricevere il suo Amore?
La Pentecoste non fu un evento solo oggettivo, un cambiamento profondo, ma inavvertito e inconscio; fu un evento anche soggettivo, una esperienza. Il passaggio dal cuore pieno di timore dello schiavo al cuore pieno di amore del figlio, non avvenne senza sentire nulla, in regime di “anestesia” totale!
Gli apostoli fecero, al contrario, l’esperienza travolgente dell’amore di Dio: essere amati da Dio e amare Dio! Furono letteralmente “battezzati” nell’Amore. Fu questo che li portò fuori di sé, al punto da far apparire, all’esterno, ubriachi di vino nuovo (At 2,13).        Il cambiamento repentino degli apostoli non si spiega se non per un improvviso divampare in essi del fuoco del divino Amore. Cose come quelle che essi fecero in quella circostanza, le fa fare solo l’amore. È il momento più bello nella vita di una creatura: sentirsi amata personalmente da Dio, sentirsi come trasportata in seno alla Trinità e trovarsi in mezzo al vortice d’amore che scorre tra il Padre e il Figlio, convolta in esso, partecipe della loro “passione d’amore” per il mondo; e tutto questo in un istante, senza bisogno di parole o di riflessione alcuna. Perché questa insistenza sul sentire? È proprio necessario fare l’esperienza dell’amore di Dio? Non basta e non è persino più meritorio tenerlo per fede?
“Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore: chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1Gv 4,16). Non solo abbiamo creduto, ma anche conosciuto, e sappiamo che per la Scrittura “conoscere” significa anche sperimentare.
Questo Amore di Dio, effuso dallo Spirito nei nostri cuori, ha due versanti: è, nello stesso tempo, l’amore con cui Dio ci ama e l’amore con cui egli fa si che noi possiamo amare lui e il prossimo. L’Amore di Dio viene in noi, ma non termina in noi: “Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (1Gv 4,11).
Sarebbe bello come Comunità rileggere alla luce della dottrina dello Spirito santo il nostro operato, nell’atteggiamento di conversione propiziato dalla preparazione al grande Giubileo.

don Mauro

Da venerdì 24 maggio a domenica 26 maggio a Madonna in Campagna Amici in Festa  presso il Centro Parrocchiale Paolo VI via Bachelet. (vedi volantino o social)

Domenica 26 maggio saremo chiamati a rinnovare i membri del Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale. Il Consiglio Pastorale “ha un duplice fondamentale significato: da una parte rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra costituisce lo strumento della decisione comune pastorale”. Ogni cristiano adulto deve sentirsi chiamato a costruire con gli altri fratelli nella fede la comunità dei discepoli del Signore.
Credo sia importante passare dal “perché proprio io?” che dice la paura a mettersi in gioco, il sotterrare i propri talenti, al “perché io no?” che dice invece il coraggio di provare e mettersi in prima fila per servire la comunità. Proviamo a pensare se non ci possiamo mettere la faccia e rischiare in prima persona.

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