Avvisi e calendario domenica 08 Ottobre 2017

IL CRISTIANO E LA POLITICA 2

Dopo aver preso in considerazione il primo dei tre atteggiamenti, ora prendiamo in considerazione gli altri due. 2) Il coraggio: quando uno si sente servo, perciò inadeguato, mai arrivato, conosce bene il senso dei suoi limiti e moltiplica l’intraprendenza coraggiosa! Mantiene quello che promette solo quello che sa mantenere, si assume le sue responsabilità davanti alla coscienza e davanti ad avversari e amici. Essendo una persona pubblica si lascerà guidare da una sana coerenza tra valori proclamati e comportamenti adeguati. Infine non ha paura di dialogare con tutte le persone che vogliono realmente costruire il bene comune passando attraverso rischi e impopolarità. 3) La gratuità: questo è uno dei modi più delicati del vivere contemporaneo, la tendenza sotto gli occhi di tutti è quella di esaltare le ragioni dell’individuo e la difesa di interessi corporativi: lasciando sguarnite le persone e i ceti sociali che più faticano a farsi ascoltare. Ebbene anche qui il cristiano impegnato politicamente deve “dare rappresentanza alle esigenze di vera solidarietà e socialità”. Pur difendendo ogni persona in quanto tale, il cristiano avrà un occhio di particolare attenzione a chi dalla vita ha ricevuto meno in salute, soldi, affetto e fortuna. Detto questo rimane il dovere di cercare una risposta politica ed efficace ai grandi problemi della vita presente; ma la prospettiva rimane sempre questa: avere l’occhio per una logica di servizio al bene comune. E non è poco!

don Mauro

 

ACCOGLIERE L’ARCIVESCOVO MARIO:
LA BELLEZZA DI UN CAMMINO DI CONCRETEZZA

Ci ha colpito tutti l’intensità della preghiera liturgica e nello stesso tempo la scioltezza familiare con cui si è presentato e noi abbiamo accolto il nostro nuovo
Arcivescovo Mario Delpini. Mi è sembrato che questo possa essere lo stile per il cammino della nostra Chiesa: siamo Chiesa che nella celebrazione domenicale contempla l’opera di Dio e nello stesso tempo si sente sicura, aperta, e sciolta. Sicura di essere amata dal suo Signore. Sciolta da paure che non la rendono capace di vedere di quante pietre vive e preziose è composta, e di appassionarsi ad essere un segno della Gerusalemme nuova che l’Agnello va costruendo con il
dono del suo sangue. Sciolta dall’inerzia del “si è sempre fatto così” e aperta ad imparare a fare, a tutti i livelli, un “cammino insieme”, che è sempre opera dello
Spirito santo, che è disciplinato nell’agire e coraggioso nelle riforme necessarie nel cambiamento d’epoca che stiamo attraversando. Abbiamo accolto “l’Arcivescovo”. Noi ambrosiani siamo fatti così: accogliamo l’Arcivescovo perché è l’Arcivescovo, così come accogliamo il Parroco perché è il Parroco. Qualche volta anche noi siamo tentati di personalizzare la figura vescovo, creando tifosi e avversari per i più svariati motivi, ma credo che lo stile dell’Arcivescovo Mario ci aiuterà a ritrovare la scioltezza e la bellezza di un cammino che continua, senza perdere nulla dei passi fatti, anzi valorizzandoli per procedere insieme nel cammino. Personalmente ritengo che il nostro non sia il tempo del “ricominciare da capo” o degli “effetti speciali che ci stupiscono”, piuttosto quello della concretezza, del creare insieme condizioni che ci rendano vicini, solidali, contenti di vedere altri, i piccoli e i poveri, a loro volta contenti. Abbiamo accolto l’Arcivescovo “Mario”. Con la sua originalità, il suo stile, la sua storia e il suo cammino. Abbiamo già condiviso con lui molti anni nel servizio alla Chiesa, e moltissimi lo hanno incontrato nelle sue visite alle parrocchie e ai Decanati. “Un editto che vorrei enunciare – ha detto qualche settimana fa scherzando, ma non troppo – è che è proibito lamentarsi su come vanno le cose, ma essere gente che, prendendo visione delle cose, mette mano ad aggiustare questo mondo, senza presunzione di avere ricette già pronte, proprio perché siamo tutti chiamati a mettere a frutto la vocazione che abbiamo ricevuto, ognuno con i propri carismi”. Credo proprio che il nuovo Arcivescovo ci farà lavorare tanto! E ci farà lavorare “insieme”.

+ Franco Agnesi,Vicario episcopale

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