Avvisi e calendario di domenica 7 dicembre 2014

gabrieleIV DOMENICA DI AVVENTO

E’ indubbio che le prime comunità cristiane – nonostante le molte emergenze sociali e di ogni genere presenti nel mondo in cui vivevano – hanno concentrato il loro sforzo missionario nell’annuncio di Gesù Cristo. Non una dottrina da trasmettere, ma la narrazione di Gesù di Nazareth; non hanno parlato anzitutto di se stesse, ma di Gesù Cristo. E proprio concentrandosi su Gesù Cristo quelle comunità hanno trovato la ragione e il criterio per denunciare le molte idolatrie del loro mondo. E attenti, non vi si condanna il mondo perché non cristiano, ma perché non umano. E’ come dire, proprio annunziando Gesù Cristo si proclama che Dio ama l’uomo, ogni uomo, senza differenze. Non anzitutto ciò che l’uomo deve fare per Dio, ma ciò che Dio fa per l’uomo; non anzitutto l’uomo che muore per Dio, ma il Figlio di Dio che muore per l’uomo. Questo capovolgimento che costituisce la novità essenziale del Vangelo è veramente rivoluzionaria e suggerisce anche un altro atteggiamento: non l’efficienza al primo posto, ma la condivisione.

E’ sempre utile interrogarsi sui motivi che spingevano i primi cristiani ad essere annunciatori: la ragione più evidente era il loro desiderio di portare a conoscenza di tutti una notizia che aveva cambiato la loro vita, l’aveva capovolta. Ecco allora che la prima ragione della missione è proclamare la “Signoria” di Cristo in tutto il mondo, il desiderio di far conoscere il Cristo. Il messaggio evangelico è considerato liberazione, salvezza, pienezza di umanità. Conoscere Cristo e non conoscerlo non è la stessa cosa. Di questo Noi ne siamo convinti? Luca parlando della Chiesa di Gerusalemme, ci dice che l’aspetto più evidenziato era la fraternità: una fraternità concreta, un vero aiuto verso i bisognosi, una condivisione di beni perché fratelli, figli amati dallo stesso Padre (Atti 2,42-48; 4,32-35 ). E anche una seconda nota non è di scarsa importanza ci ricorda Paolo: chi entrava nella comunità non incontrava un “circolo” di uomini colti, filosofi e sapienti, ma gente di nessun conto sul piano sociale, gente umile (1Corinti 1,26-29). E’ poi anche di qualche interesse notare che lo schema della missione nelle comunità primitive non comprendeva solo l’invio e la partenza, ma anche il ritorno e l’accoglienza dei missionari. I dodici, inviati in missione nei villaggi della Palestina, partono, ritornano e raccontano (Lc. 6,30).  La missione non converte solo il mondo, ma anche la comunità di Cristo. Infine va anche detto che le comunità primitive erano missionarie e creavano nuove comunità, ma non ne facevano delle fotocopie delle loro. Tutte le comunità sono unite nella fede, tutte sono cristiane, e lo si vede; ma le comunità sono anche diverse fra loro. Ci troviamo di fronte a comunità che accostavano, esprimevano e vivevano in modo diverso il medesimo mistero di Gesù.

 Chiediamoci: e le nostre comunità cristiane come sono?  Sono comunità missionarie, aperte, che annunziano Gesù Cristo? Sono comunità che sanno condividere, accogliere, amare?

Sono comunità che coltivano il desiderio di portare a tutti la “ bella notizia” ?

Carissimi, lasciamoci interpellare insieme, può essere che ci accorgiamo ci sia una conversione da operare. Accettate questa preghiera e preghiamola insieme:

Signore Gesù questa comunità è un dono tuo e del Padre: grazie per averla donata a me e a noi. A volte la vedo prostrata, divisa, sfiancata da gelosie, discordie, depressioni e solitudini. A volte sembra che ciò che è spezzato resti spezzato: le ferite anziché guarire si fanno più profonde, i silenzi si allungano anziché tramutarsi in pacificazione, gli sguardi si evitano invece di ricercarsi: Signore Gesù, prendi il cuore della mia comunità, con le sue spine e le ferite di ogni tipo. Prendi questo cuore unico che batte tra queste mura di pietra e investilo della tua viva fiamma. Che ne scaturisca un’unica linfa. Signore Gesù non guardare ai peccati di questa comunità, alle ferite di ieri e di oggi e alla fede che ha guidato fino ad oggi ciascuno dei suoi membri. Impasta questo unico cuore come un pane: cuocilo, rendilo buono e nutriente per quanti vivono con noi e ci avvicinano. Manda il tuo Spirito su questa comunità perché diventi segno del tuo perdono e della tua misericordia. Sii presente in questa comunità come il permanente, come il braciere che mai si spegne. E il tuo Spirito ci guarisca, ci doni la pace e ci conceda di formare un cuore solo e un anima sola.                           

don Mauro

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