Avvisi e calendario 2 settembre 2018

IL PIU’ GRANDE E’ COLUI CHE SERVE

Mi piace riprendere queste nostre comunicazioni dopo la pausa estiva partendo da un brano evangelico che vi invito a meditare Marco 9,33-37. E’ un brano che certamente può richiamarci lo stile col quale siamo invitati a riprendere il nostro cammino di Chiesa particolare.

Il contesto è quello del secondo annuncio: Gesù predice la sua passione, segno supremo del suo amore e del suo abbassamento, ma i discepoli sono preoccupati a discutere chi tra loro sia il più grande. Si osservi con quale solennità – sedutosi – Gesù approfitta di questa discussione, chiama i Dodici e dice: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Si ha qui un capovolgimento apparentemente paradossale: se uno vuole essere grande deve servire. Gesù intuisce cosa si cela nel cuore degli apostoli, e, con la sua parola, illumina e corregge il loro atteggiamento. Bisogna però prestare attenzione al contesto più profondo delle parole del Maestro: Gesù non dice che servendo si diventa grandi, ma che si serve se si è grandi. Il servizio è il segno della propria grandezza. Dio è grande, e, proprio perché è grande, serve: è il concetto di grandezza che va cambiato. Un uomo grande non ha paura di servire e non si vanta mai. Sono i mediocri che per essere “bravi” devono abbattere gli altri, parlar male di loro e sminuirli: quest’idea è molto significativa. E’ importante sottolineare anche che il Signore insegna a servire Tutti.

Il discepolo di Gesù non sceglie chi servire, perché è pronto a servire chiunque sia nel bisogno. Servire è un atteggiamento, prima di essere un’azione concreta; si serve veramente se il proprio servizio fa parte di una attitudine naturale che si concretizza volta per volta, caso per caso, sempre nella gioia del dono di sé. Gesù non si ferma però ad un insegnamento teorico, a un ideale di vita, ma compie un gesto tanto semplice quanto efficace. Per far capire cosa significhi servire tutti, Gesù prende un bambino, lo pone in mezzo ai discepoli, lo abbraccia. Pochi gesti concreti. Ecco da dove parte il servizio. Gesù indica l’accoglienza come il presupposto del servire. Accogliere significa prendere in considerazione chi è più piccolo, metterlo al centro, inserirlo nella vita comunitaria al pari degli altri, e amarlo. Non dimentichiamo che nel Vangelo i bambini sono simbolo di chi è trascurato , di chi non conta per la società, di chi è scartato. L’abbraccio di Gesù dice che non basta inserire ognuno nella comunione fraterna se il nostro servizio non è accompagnato da vera carità, da misericordia, da amore sincero.

Accogliere significa ascoltare, rendersi disponibili, ospitare, porsi al servizio. Soprattutto l’accoglienza richiede la capacità di lasciarsi “sconvolgere” – nelle proprie abitudini, nei propri schemi – dal bisogno del piccolo, del misero che si accoglie. Spesso si fa fatica a vedere Gesù nei poveri o nei bambini, ma sono anche loro figli di Dio e come tali vanno accolti con rispetto, come ha fatto Cristo. Ecco allora che il servizio che si esprime nell’accoglienza è l’accesso privilegiato per conoscere Dio. Questa è la novità di Gesù: il servizio fraterno, fatto sul suo esempio, nel Suo nome, consente l’accesso al mistero della Sua persona, e in Lui, al Padre. Accogliere gli ultimi nel nome di Gesù significa infatti amare come ha amato Lui, partecipare del Suo Spirito, quindi dimostrare di essere in profonda comunione di vita con Lui.

Riprendiamo il nostro cammino con rinnovato impegno, nello spirito del servire!

don Mauro

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