Avvisi - 20 dicembre 2020

BUON NATALE!

In questa situazione difficile in cui viviamo ora, il Papa domenica scorsa ha detto: "Non dimenticatevi della gioia! Il cristiano è gioioso nel cuore, anche nelle prove; è gioioso perché è vicino a Gesù: è Lui che ci dà la gioia".

In questo Natale apriamoci a Gesù che nasce di nuovo in noi, nelle nostre famiglie e nella comunità. Lasciamo entrare Gesù nella nostra vita concreta: la sua presenza ci dà la gioia vera.

Con Lui entra in noi la forza di Dio, cresce la certezza che con Lui si può tutto. Così impariamo ad accoglierci così come siamo e cresce l'unità vera nelle famiglie e nella comunità.

Buon Natale a tutti voi.

don Marco Valera

Carissimi tutti,
nel buio la luce rincuora. Nel buio della attuale situazione la certezza dell’amore di Dio è veramente la luce che ci rinfranca. A Natale nasce Gesù, la nostra vera luce che ci rivela l’amore del Padre. Se Lo accogliamo, tutta la nostra vita si illumina e anche il futuro non fa paura.
Apriamoci all’Amore e amiamo: camminiamo così nella luce.
Auguri di ogni bene a tutti. Buon Natale.

don Marco Milani

Carissimi tutti,

il Natale sta bussando con insistenza alle nostre porte... carico di emozioni, di gioie, di buoni pensieri... per noi credenti il primo pensiero deve essere la venuta di Gesù, il Piccolo Figlio di Dio che ha cambiato la storia dell’umanità.

Possa il Signore Gesù cambiare anche la nostra storia, ci aiuti a cercare quella gioia nel cuore di chi si sente amato, di chi si accorge con stupore di aver ricevuto il regalo più grande, l’amore; l’amore di Dio per noi!

Sia allora un Natale carico di tutti quei doni d’amore che Dio fa per noi, sia un Natale in cui accorgerci di come Dio visita la nostra storia e la rende bella, ricca, entusiasmante.

Buon Natale allora... Buon Natale del Signore!

don Mauro

Il mio augurio è di imparare ad avere occhi attenti e cuore docile per trovare nella nostra storia quotidiana le tracce di Gesù che ancora oggi nasce per noi!
...e che sia un Buon Natale per ciascuno.

Suor Ivana

QUALCOSA DI DIVERSO COMINCIA

Con il Natale, qualcosa di diverso comincia:
Dio nasce tra gli odori di una stalla.
Non ha altra potenza che la sua TENEREZZA.
Non ha altro desiderio che farsi PICCOLO E SERVIRE.
Con il Natale, qualcosa di diverso comincia:
Dio nasce nella NUDITÀ
per dirci che la sola RICCHEZZA è il CUORE DELL’UOMO…
IL SUO MONDO INTERIORE… I SUOI SOGNI…
Con il Natale, qualcosa di diverso comincia:
Dio nasce in mezzo agli oppressi e ci dice che
QUALSIASI PERSONA
È PREZIOSA perché è CARNE DI DIO. (C. Singer)

Sì, qualcosa di nuovo comincia anche in questo Natale che ai nostri occhi può sembrare un “Natale più triste”.
Qualcosa di nuovo comincia se lasciamo che sia il Bambino Gesù il vero significato del nostro Natale e della nostra vita perché ai suoi occhi ognuno è prezioso. Non lasciamoci sfuggire questa opportunità.
Sia per tutti un sereno e santo Natale.

Suor Maura

“Il cristiano non è migliore degli altri, è colui che ha ricevuto il compito di comunicare la gioia del Natale.” (Luigi Giussani)

Cordiali auguri di Buon Natale perché la nostra Comunità sia per tutti fonte di gioia.

Suor Savina

Carissimi,

il tempo di Natale ispiri qualche buona azione o un sincero gesto di solidarietà, così la quotidianità avrà un sapore più dolce, poiché fare il bene fa sicuramente bene! Se speriamo che il nuovo anno sia migliore degli altri, consideriamo che tocca a noi essere migliori e dare al nuovo anno qualche speranza in più di miglioramento.
Nulla cadrà dall’alto magicamente, ma tenere lo sguardo verso il Cielo con meraviglia, mentre svolgiamo il nostro dovere e viviamo appieno le relazioni, ci darà la direzione giusta, sarà la nostra stella!

Sia un Natale Santo!

Suor Lucia

Avvisi - 13 dicembre 2020

BUON NATALE - LA TELEVISIONE

Il tempo corre a grandi passi: siamo quasi a Natale, il mio settimo Natale a Gallarate. Vorrei rivolgere a tutti i parrocchiani della Comunità Pastorale “Maria Regina della Famiglia” un augurio e un duplice suggerimento.

Levatevi in piedi! Vegliate!
Cercate! Informatevi!
Spalancate gli occhi per vedere l’Inviato!
Aspettate, come ha fatto il profeta Isaia:
è il tempo di Colui che sta per arrivare, l’Inviato di Dio.
Scrutate i cieli, cercate la stella,
come hanno fatto i magi:
è il tempo in cui la stella
vi condurrà a trovare l’Inviato.
Lodatelo, come Maria:
è questo il momento di cantare all’Inviato.
Accoglietelo, come i pastori:
è questo il momento di ricevere l’Inviato.
I vostri cuori siano pronti per ospitare l’Inviato:
Gesù è con noi.

 

 

  1. La TV non è un elettrodomestico come gli altri: va usato con intelligenza, discrezione e spirito critico.
  2. Non di sola TV vive l’uomo (e la sua famiglia).
  3. Non parcheggiare davanti al televisore acceso i figli; hanno bisogno di adulti, con i quali imparare a giudicare ciò che vedono.
  4. Il telecomando dovrebbe essere usato solo dagli infermi: cambiare canale ogni pochi minuti, impedisce di riflettere su ciò che si vede.
  5. La stupidità ed il cattivo gusto rimangono tali, anche sullo schermo televisivo: sono merci da rifiutare.
  6. La pubblicità televisiva è quasi sempre affascinante, ma non sempre è rispettosa dei valori della famiglia: ti fa desiderare la vita d’altri (ovvero quella che la tua famiglia non può e non deve permettersi).
  7. La televisione non deve uccidere la lettura e la conversazione.
  8. Se la famiglia si annoia, non pensare per prima cosa di accendere la TV; la casa ed il mondo sono pieni di modi di passare il tempo con gioia.
  9. Gli anziani “muti” davanti al televisore acceso non comunicano più ai giovani la loro ricchezza d’esperienza.
  10. Ricordati che dietro lo schermo del televisore, ci può sempre essere qualcuno che ha già deciso che vuole farti pensare come lui.

 

E sia, un Buon Natale!

Il vostro parroco don Mauro

 

Giornalino INCONTRO n° 4 - 2020

Ecco il quarto numero del giornalino INCONTRO.

La copia cartacea la potete trovare nelle nostre due Parrocchie.

 

Avvisi - 6 dicembre 2020

CRISTIANI AL SERVIZIO DELLA CHIESA

La Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria è l’invito a tutti i cristiani a guardare a Maria come esempio di vita, come l’esempio di vita di ogni discepolo che si mette alla sequela di Gesù. Lei chiamata a essere santa e immacolata, invita anche noi a essere santi e immacolati a gloria di Dio. E’ bello e significativo che l’Azione Cattolica (AC) rinnovi in questa solennità la propria scelta: ragazzi, giovani e adulti che si associano per dedicarsi insieme da laici, alla missione della Chiesa.

Il Sinodo minore ambrosiano “Chiesa dalle genti” ci ha interrogato e sfidato: come viviamo le relazioni, come abitiamo i cambiamenti, come ci rigeneriamo attraverso l’incontro e la contaminazione con nuove esperienze e visioni del mondo? Ci ha invitato a correggere lo stile pastorale: non basta “fare per”, ma occorre “fare con”, imparando a “essere insieme” stimolandoci a vicenda. In sintesi, il cammino sinodale ha incitato i fedeli ambrosiani a vivere in modo maggiormente convinto e testimoniare lo stile dell’incontro e delle relazioni. E qui entra in gioco l’Azione Cattolica: cari soci, ritengo che voi siate un “buon vicinato”.

Quando un parroco o un vescovo cerca persone affidabili trova in donne e uomini formati secondo le scelte pastorali della Diocesi non solo collaboratori, ma giovani adulti corresponsabili. La comunione con i pastori ogni persona o gruppo veramente cristiano l’accetta come presupposto, ma uomini e donne di Azione Cattolica se lo propongono come compito specifico. “Quelli” di AC non solo “sanno di Chiesa”, ma creano legami, suscitano collaborazioni. Nei diversi organismi e servizi pastorali donne e uomini di AC aiutano a custodire il “senso della Chiesa”, ma sanno accettare anche la mortificazione pur di non rompere la comunione. Nelle realtà ecclesiali sul territorio donne e uomini di AC non si stancano di proporre la lectio divina e cammini di formazione non solo “per addetti ai lavori”, ma di discernimento spirituale e culturale per “rendere ragione con dolcezza e rispetto” della speranza che ci guida. Negli ambiti della cultura e della politica, spesso in minoranza, resistono e rilanciano, in modo responsabile e aggiornato, la ricerca del bene comune.
Ecco allora che potremmo motivare il perché dell’adesione: è frutto di una proposta che fa “innamorare”; è frutto di una proposta “intelligente”.

Illuminanti le parole di Eugenio Zucchetti, uno dei presidenti, che così scriveva: “A me sembra che quello dell’evangelizzazione sia oggi un problema di persone, non di strumenti, un problema cioè di cristiani adulti che fanno sintesi tra fede e vita quotidiana e che, in quanto vivono la radicalità evangelica, diventano per ciò stesso contagiosi e capaci di animare cristianamente la società in cui vivono... Quello della Chiesa oggi non è un problema di metodologie ma è un problema di qualità cristiana dei battezzati.

L’icona è la Chiesa degli Apostoli: una chiesa che si fonda su “dodici” discepoli e testimoni; la meta della trasformazione è la costruzione di una Chiesa lieta, leggera, coraggiosa, anima della società. Ciò significa innanzitutto una Chiesa di persone non lamentose, non schiacciate dalla complessità né rassegnate e impotenti di fronte ad essa, ma piuttosto serene e liete... Una Chiesa che promuove la crescita di una autentica corresponsabilità dei cristiani laici, la quale richiede la valorizzazione dei doni diversi di cui va custodita l’alterità e che quindi non teme e non frena, ma anzi stimola quella soggettività e relativa autonomia dei laici, le quali sono ricchezza di interlocuzione e di scambio.
Essere adulti nella fede significa essere corresponsabili, spingendosi fino a farsi carico della fede degli altri”. Sempre nei testi di Eugenio Zucchetti emerge il “segreto” che sostiene la speranza del cristiano che esprime così: ripartire da Dio e lasciarsi interrogare da Lui.

Nella proposta pastorale di quest’anno l’Arcivescovo Mario ricordando la duplice dinamica che esprime la missione ha riconosciuto e incoraggiato l’apostolato laicale dell’Azione Cattolica: “Fedeli cristiani che in modo associato sono soggetti di pastorale e scelgono di servire insieme e in modo stabile la Chiesa locale. A partire da un legame strettissimo con il Vescovo curano la formazione dei laici perché ogni battezzato possa arrivare a quella sintesi personale tra Vangelo e vita e dare così testimonianza come Chiesa alla bellezza e alla forza liberante del Vangelo. Invito le comunità cristiane a riscoprire questa particolare vocazione laicale nella Chiesa, a favorire la conoscenza dell’Azione Cattolica attraverso la partecipazione alle sue attività formative, a sostenere le persone perché possano corrispondere a questa vocazione per il bene della Chiesa locale e per a sua missione in tutti gli ambiti di vita”.

Mi unisco nella riconoscenza e nella preghiera.

Il vostro parroco don Mauro

Avvisi - 29 novembre 2020

VIGILATE E TESTIMONIATE

In questo Avvento proviamo a rispondere a queste tre semplici domande.

Prima: qual è, per noi, il senso della vita? Sarebbe bello poter confrontare le risposte, a meno di trovare la sorpresa di aver raccolto un pacco di fogli bianchi, perché non sappiamo scrivere una risposta a questa domanda.

E la seconda domanda: siamo o non siamo degli oggetti della nostra esistenza?

E la terza: se diciamo che non siamo degli oggetti, perché non lo siamo?

Fortunatamente, almeno per noi cristiani, la nostra fede costituisce una possibilità e una riserva di senso, capace di rimediare a questa situazione dissipata in cui noi ci troviamo, e sulla quale l’Avvento viene per farci spalancare gli occhi: e intende farcene prendere coscienza.
Fondamentalmente l’Avvento ci rivela due cose.

La prima: che è impossibile vivere senza dare un senso alla propria esistenza. O anzi, il contrario: perché purtroppo è possibile vivere senza dare senso alla propria esistenza, vivere come degli oggetti. La prima cosa che ci vuole rivelare l’Avvento è questa: che è possibile vivere dare un senso alla propria esistenza, e, precisamente, trasformare la nostra esistenza in una attesa. Nell’attesa delle cose più belle: la guarigione, la liberazione, la promozione, il perdono, la giustizia, la pace, la gioia piena, la bontà, la santità. Tutte queste cose, desiderabilissime, che noi desideriamo ma che non abbiamo; tutte queste cose che noi non possiamo non desiderare ma che non possiamo avere, perché non le possiamo produrre; tutte queste cose che nessun uomo ci potrà mai donare, che possiamo ricevere dal Signore, sono cose da Dio, che ci possono quindi venire solo da parte di Dio.
La vita come attesa di tutte le cose più belle che il Signore ci può dare è la prima delle cose fondamentali che l’Avvento ci rivela, ci può portare.

E la seconda cosa che l’Avvento ci rivela, in linea con la prima: che tutte queste cose, desiderabilissime, il Signore non ce le porterà, come fa un mago, facendole apparire improvvisamente, a colpi di bacchetta magica: ma ci invita a costruirle pazientemente, fiduciosamente, giorno per giorno, insieme con Lui. E’ il senso immediato dell’Avvento: l’Avvento non finirà con la fine del mondo: finirà con il Natale. E il Natale non è il Figlio dell’uomo che viene a fare il giudizio e la purificazione e la disinfestazione generale. Il Natale è un Bambino, è Gesù Bambino che viene a vivere insieme a noi, per costruire pazientemente, fiduciosamente, giorno per giorno, tutte le cose più belle: le cose belle, le cose giuste, le cose che servono alla vita, non quelle che servono alla morte. Costruirle per tutti!
La nostra vita è il momento di produrre le cose belle, le cose giuste, le cose che servono alla vita, insieme con Gesù Cristo, sotto la sua guida.
Nonostante tutto!

Il vostro parroco don Mauro

Avvisi - 22 novembre 2020

IL FUTURO E' L'AVVENTO

E a noi che cosa manca? Potrebbe essere questo l’interrogativo con cui entriamo nel nostro Avvento da poco iniziato. A noi che cosa manca?
In fondo, dobbiamo riconoscere che, dal punto di vista materiale, non ci manca nulla.

Eppure, questo tempo liturgico “forte”, ha l’intento fondamentale di ravvivare in noi la speranza d’incontrare il Signore, unica realtà necessaria (Lc 10,42) verso cui anela la nostra sete insaziabile di vita eterna. “Calamitati” verso il Signore Risorto (Gv 12,32) esprimiamo al Signore il nostro desiderio di Lui.

Spesso rapiti da mille impegni quotidiani e distratti dai beni di questo mondo, di cui pure abbiamo bisogno per vivere, anche noi, credenti in Cristo, siamo chiamati a riscoprire, ogni anno, di nuovo, di essere “stranieri e viaggiatori sulla terra”, in cammino verso la Città del Dio vivente.
Ma più radicalmente ancora, ci accorgiamo con rinnovato stupore che al termine del nostro pellegrinaggio terreno saremo preceduti dall’amore incondizionato di Dio. Con la rapidità di un ladro nella notte (Mt 24,43; Lc 12,39), ma soprattutto con l’amore vicendevole del Padre che corre incontro al figlio prodigo sulla strada del ritorno (Lc 15,18), il Signore glorioso ci sorprenderà, lungo il cammino della vita. Verrà Lui ad accoglierci e ad accompagnarci alla meta della nostra speranza: la comunione eterna con Dio.

L’invocazione principale dell’Avvento è quindi: “Marana tha: vieni, o Signore!
Tempo di speranza nella venuta definitiva di Cristo glorioso, l’Avvento è anche il tempo della nostalgia. Nostalgia del Totalmente-Altro, il quale, più di duemila anni fa, si è fatto paradossalmente “Dio-con-noi”.
La nostra speranza si radica saldamente nella memoria di un fatto: nell’Incarnazione del Figlio, Dio ci ha amato per primo.

Tempo della speranza nel ritorno glorioso di “Colui che è, che era e che viene”, l’Avvento è anche il tempo della profezia, ossia della capacità di discernere, sotto la guida dello Spirito Santo, i segni della venuta del Signore nella nostra quotidianità.
“Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza... soffriamo una profonda crisi di desiderio”.

L’Avvento e il Natale rappresentano il caso serio della esistenza”; si tratta di un avvenimento straordinario: “l’inabitazione” di Dio tra gli uomini. C’è insomma, nella storia, una continuità secondo ragione, che è il “futuro”; e c’è una continuità secondo lo Spirito che è “l’Avvento”.
E’ il totalmente nuovo, il futuro che viene come mutamento imprevedibile.

Mettere al centro delle attenzioni pastorali il povero, è Avvento!
L’Avvento diventi quest’anno il tempo per sottolineare che come l’uomo attende il ritorno del Signore, così il Signore attende il ritorno dell’uomo: ritorno che si potrà realizzare con la preghiera, con una vita di povertà, di giustizia, di limpidezza, di trasparenza, di amore, e con una forte passione di solidarietà.

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 15 novembre 2020

GESU’ VERITA’ DELLA STORIA

L’Avvento di Rito ambrosiano inizia prima di quello romano, proponendo un itinerario de sei settimane e una misura di quaranta giorni a somiglianza della Quaresima. Non dovremmo perdere di vista questo parallelo, evidente anche nel colore delle vesti liturgiche: attendere il Signore significa disporre noi stessi a un accoglimento fecondo, liberandoci di ciò che ci impedisce di guardare con libertà alla verità del nostro essere, per diventare invece, come Maria, dimora accogliente e grata di una Parola che si è rivolta a noi gratuitamente.

Per questo “nell’Avvento il popolo cristiano si dispone a rivivere la ‘pienezza dei tempi’ alla luce dell’attesa escatologica, che orienta il cammino dei credenti nella storia e li guida verso il loro definitivo riscatto nel trionfo glorioso del Signore” (Premesse al Lezionario ambrosiano, n. 101).

Le pagine della Sacra Scrittura proposte in questo tempo sono talvolta impegnative e ricche di richiami complessi; è utile, perciò, porre attenzione a un elemento di novità, introdotto con il Nuovo Lezionario e che iniziamo a conoscere: l’indicazione, per le varie domeniche, di un “titolo”. Esso consente di capire con maggior immediatezza quale sia il contenuto di fede che maggiormente emerge dall’insieme dei brani presenti quel giorno, e quale tesoro ci è consegnato all’ascolto, di noi come singoli credenti, e della comunità nel suoi insieme.

Con l’Avvento, siamo chiamati a ridiventare discepoli dell’attesa; non nascondiamo al nostro cuore le domande più difficili che l’esistenza ci pone davanti, certi e quasi ansiosi di ascoltare dal nostro Signore l’unica Parola che rasserena, dà gioia, e ci lascia inquieti dell’altro.

Il Signore viene! Con questa proclamazione si apre il tempo liturgico dell’Avvento. Ce lo ricordano i brani biblici di questa prima domenica, attraverso un linguaggio difficile e impegnativo. I testi del profeta Isaia e dell’evangelista Marco, usando il genere apocalittico, non intendono suscitare paura, ansia, o smarrimento per la venuta del Signore. Essi sottolineano invece le urgenze del tempo presente e invitano a viverle nella speranza cristiana. Ecco allora che siamo invitati ad affrontare le vicende della storia, anche quelle più difficili che portano persecuzione e sofferenza a causa del Vangelo. La fedeltà e il coraggio nelle persecuzioni e soprattutto la prontezza e la vigilanza sono gli atteggiamenti dei “testimoni di Gesù risorto” , speranza del mondo.

Maranatha: vieni Signore Gesù! E’ la preghiera per eccellenza dell’Avvento. Con questa invocazione nel cuore siamo chiamati a leggere la storia in cui viviamo e ad assumerla con responsabilità. “Discernimento spirituale e azione evangelica” sono gli elementi essenziali della vigilanza cristiana affidata a ciascuno di noi chiamati oggi a dare testimonianza del Vangelo negli ambienti di vita e a edificare la Chiesa locale nel segno della corresponsabilità missionaria.

Buon cammino di Avvento.

Il vostro parroco don Mauro

Avvisi - 8 novembre 2020

Una carità gratuita, intelligente e concreta

Alla fine dell’anno liturgico siamo invitati a contemplare la regalità di Gesù. Per noi significa prestigio, potere, autorità... ma Gesù ha rifiutato tutto questo. Egli è re perché serve, e non perché si fa servire. Perché svela che la vera potenza non è quella del denaro, delle armi e della prevaricazione, ma dell’amore. Gesù è un re che anche da giudice rimane fedele alla logica che ha guidato la sua esistenza: giudica sull’amore.
Il suo giudizio non avviene al termine di un processo: nel Vangelo non c’è interrogatorio. Viene solo presentata la sentenza, perché tutta la nostra vita è il luogo del processo: noi raccoglieremo nel giudizio il frutto di quanto seminato qui e ora, scegliendo la via dell’amore o dell’indifferenza e dell’egoismo. Ecco perché il problema non è tanto conoscere la prospettiva di come si svolgeranno gli eventi finali, bensì la scelta di come viviamo il nostro oggi.
Oggi, in modo ancor più consapevole, siamo invitati a capire che nel cristianesimo la verità non è un concetto astratto, ma la rivelazione del disegno di salvezza di Dio a opera di Gesù; più semplicemente la verità è una persona, Gesù Cristo. Il Regno di Dio si riscontra nelle opere di misericordia attuate verso i deboli, gli ultimi, gli esclusi: è l’amore del Padre nei confronti dell’uomo suo Figlio, la vittoria del bene sul male e della vita sulla morte e l’intervento di Dio nella storia attraverso le parole e le opere di Gesù.
Nella nostra realtà attuale la verità è diventata un difficile esercizio di discernimento: su molti fatti di cronaca o aspetti della vita conosciamo solo verità parziali. Ma se la verità esiste ed è Gesù, allora la verità siamo noi quando accogliamo la testimonianza di Gesù, re di verità, lottando contro la falsità, anzitutto contro quella che ci portiamo dentro, come ogni uomo. Il Vangelo denuncia soprattutto il peccato di omissione, un peccato dimenticato, ma che in realtà è il grande peccato. Il Vangelo ancora una volta invita a non accontentarci di non fare il male, ma a una carità gratuita, intelligente e concreta.
Innanzitutto, la solidarietà è gratuita, va fatta principalmente per il bene dell’altro. Ma la carità è intelligente: sa leggere e ascoltare il bisogno.
Noi invece spesso diamo da mangiare a chi è nudo, da bere a chi ha fame, Ai nostri figli che hanno bisogno della nostra presenza diamo l’iPhone e i soldi. La carità vera sa leggere i reali bisogni degli altri. La carità è concreta, non virtuale. Gesù non ha incontrato categorie di persone, ma persone in carne e ossa. Oggi va di moda fare offerte con un Sms o un bonifico. Il rischio è che così viviamo una solidarietà a distanza, una carità che non incontra i poveri. Certo, ci sono situazioni a cui noi non possiamo arrivare, però non dimentichiamo che la carità è di tutti, che ogni cristiano dev’essere capace di solidarietà concreta.
Il Vangelo ci pone una domanda: conosciamo e aiutiamo concretamente almeno un povero, che sia un amico, un parente o un vicino di casa?
E se non conosciamo nessuno, dobbiamo andare a conoscere i poveri impegnandoci nel volontariato. Vivere una carità gratuita, intelligente e concreta, questa è la vera regalità!

Il vostro parroco, don Mauro

Avvisi - 1 novembre 2020

L'INTIMITA' CON CRISTO

Mi sono domandato: che cosa significa stare con Gesù? Ho risposto: vivere con Gesù significa avere con Lui un rapporto intimo, rendere vera e sentita la sua presenza nella vita. Essere “con” qualcuno esige una relazione personale. Questo mi ha portato subito a formulare un altro interrogativo: Gesù è per me una persona o solamente un personaggio, una personalità?

Senza sviluppare una relazione esistenziale tra me e Lui Egli rimane esterno a me, tocca la mia mente, ma non entra e non riscalda il mio cuore.
E devo confessarlo, nella mia vita di sacerdote, un rapporto intimo con Gesù deve avere assoluta priorità.
Ho sperimentato, e tutt’ora sperimento che grande coraggio e sicurezza viene dal fare ogni cosa con Gesù, sentendolo presente in ogni situazione. Quel suo “Io sono con voi tutti i giorni” significa anche: “Io sono con voi in ogni situazione, in ogni problema”.

Pensiamo a due sposi novelli profondamente innamorati l’uno dell’altro. Durante il giorno, ognuno dei due è occupato, dentro e fuori casa, a fare le proprie cose, ma tutti sanno dov’è il loro cuore e dove corrono i loro pensieri appena sono liberi dalle preoccupazioni del momento. Così dovrebbe essere tra noi e Gesù! Ecco allora che la preghiera diventa ed è il mezzo privilegiato per coltivare una relazione personale con Gesù. Luca è l’Evangelista più attento a rivelarci il Gesù assorto in preghiera.

Al capitolo 5 del suo Vangelo leggiamo: “Folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie, ma Egli si ritirava in luoghi deserti a pregare. (Lc. 5,15-16). La congiunzione avversativa “ma” è molto significativa. Crea un contrasto tra la folle che preme intorno alla volontà di Gesù di non lasciarsi sopraffare da essa al punto di tralasciare il suo dialogo con il Padre celeste. Questo ci suggerisce che quando l’attività ci assorbe maggiormente, la preghiera non deve cessare, deve continuare in profondità, anche se in modo inconscio.

La preghiera continua, o preghiera di desiderio, non deve mai farci trascurare il bisogno vitale che abbiamo di tempi fissi di preghiera possibilmente in luoghi solitari, come faceva Gesù.

Dobbiamo allora ripensare il nostro rapporto tra preghiera e attività.

Per Gesù preghiera e azione non erano separate. Egli di notte pregava il Padre e di giorno faceva ciò che gli era stato rivelato nella preghiera.
A volte pregando avviene una cosa strana; le parti si invertono, Dio diventa colui che prega e tu colui che è pregato. Ti sei messo in preghiera per chiedere qualcosa a Dio e, una volta in preghiera, ti accorgi a poco a poco che è Lui, Dio, che stende la mano a te chiedendoti qualcosa.

Sei andato a chiedergli di toglierti quella spina nella carne, quella croce, quella prova, di liberarti da quell’ufficio, da quella situazione, dalla vicinanza di quella persona... Ed ecco che Dio ti chiede proprio di accettare quella croce, quella situazione, quell’ufficio, quella persona.

Una poesia di Tagore aiuta a capire di che si tratta.

E’ un mendicante che parla e racconta la sua esperienza. Dice più o meno così:

“Ero andato mendicando di uscio in uscio lungo il sentiero del villaggio, quando in lontananza apparve un cocchio d’oro. Era il cocchio del figlio del Re. Pensai: questa è l’occasione della mia vita e mi sedetti spalancando la bisaccia, aspettando che l’elemosina mi venisse data, senza che neppure la chiedessi, anzi che le ricchezze piovessero persino in terra attorno a me. Ma quale non fù la mia sorpresa, quando, giunto vicino, il cocchio si fermò, il figlio del Re discese e, stendendo la mano diritta, mi disse, ‘Che cosa hai da darmi?’. Qual gesto regale fu quello, distendere la tua mano! ...Confuso ed esitante, presi dalla bisaccia un chicco di riso, uno solo, il più piccolo, e glielo porsi. Che tristezza però, quando, a sera, frugando nella mia bisaccia, trovai un chicco di riso d’oro, ma uno solo e il più piccolo. Piansi amaramente di non aver avuto il coraggio di dare tutto”.

Il caso più sublime di questa inversione delle parti è proprio la preghiera di Gesù nel Getsemani. Egli prega che il Padre gli tolga il calice, e il Padre chiede a Lui di berlo per la salvezza del mondo. Gesù dona non una, ma tutte le gocce del suo sangue e il Padre lo ricompensa costituendolo, anche come uomo, Signore dell’Universo.

Cari parrocchiani, cominciamo il giorno con un tempo di preghiera e di dialogo con Dio, così che le attività e gli impegni del giorno non finiscano per prendersi tutto il nostro tempo e noi arriviamo a quel punto al quale S. Bernardo ammoniva il papa del suo tempo di non arrivare mai: la durezza del cuore.

Il vostro parroco, don Mauro

 

Consiglio Pastorale - 19 ottobre 2020

Ecco in allegato il verbale del Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale "Maria Regina della Famiglia", tenutosi il 19 ottobre 2020.

Avvisi - 25 ottobre 2020

L'ADORAZIONE EUCARISTICA

La settimana da poco trascorsa ci ha visti impegnati in alcuni momenti di “adorazione”; al termine delle S. Messe del mattino, ad Arnate e a Madonna in Campagna abbiamo esposto l’Eucaristia per contemplarla, per sostare nel silenzio interiore, per stare in intimità col Signore.
Sant’Agostino diceva che nell’Incarnazione “Maria concepì la Parola prima nel suo cuore e poi nel suo corpo” e l’evangelista Luca nel suo Vangelo scrive: “Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19); presentandoci Maria la Madre di Dio quale modello più perfetto della contemplazione eucaristica. Pensavo: così dovrebbe essere di chi riceve l’Eucaristia. Anche lui dovrebbe ricevere Gesù nel suo cuore, dopo averlo ricevuto nel suo corpo, e ricevere Gesù nel cuore e nella mente vuol dire pensare a Lui, avere lo sguardo dell’anima rivolto a Lui, “fare memoria” di Lui. Stando calmi e silenziosi davanti all’Eucaristia, si percepiscono i suoi desideri a nostro riguardo, si depongono i propri progetti per far posto a quelli di Cristo, la luce di Cristo penetra a poco a poco, nel cuore e lo risana.

Un nostro poeta, Giuseppe Ungaretti, contemplando forse un mattino in riva a mare il sorgere del sole, ha scritto una poesia di due soli brevissimo versi, quattro parole in tutto: “M’illumino di immenso”. Sono parole che potrebbero essere fatte proprie da chi sta in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Ma l’adorazione eucaristica è anche una forma di evangelizzazione tra le più efficaci. Molte parrocchie e comunità che l’hanno messa nel loro orario e programmazione ne fanno l’esperienza diretta. La vista di persone raccolte in adorazione silenziosa davanti a Santissimo spinge i passanti ad entrare e dopo aver sostato qualche momento a esclamare: “Qui c’è Dio!”. Proprio come sta scritto che avveniva nelle prime assemblee dei cristiani. (1 Cor. 14,25). La contemplazione cristiana non è mai a senso unico. Non consiste nel guardarsi, come si dice, l’ombelico, alla ricerca del proprio “io profondo”. Essa consiste sempre in due sguardi che si incrociano. Faceva perciò ottima contemplazione eucaristica quel contadino della parrocchia di Ars che, interrogato dal Santo Curato cosa facesse venendo così spesso in chiesa rispose: “Niente, io guardo Lui e Lui guarda me!”.

Se a volte si abbassa e viene meno il nostro sguardo, non viene mai meno, però, quello di Cristo. La contemplazione eucaristica si riduce, talvolta, semplicemente a tenere compagnia a Gesù, a dargli un po’ del nostro tempo, che è la cosa che noi mortali abbiamo “in esclusiva” e di cui siamo tanto avari. E’ un accogliere l’invito rivolto da Gesù ai discepoli nel Getsemani: “Rimanete qui e vegliate con me” (Mt 26,38).
La contemplazione eucaristica non è dunque impedita, dall’aridità che a volte si può sperimentare, sia essa dovuta alla nostra dissipazione, sia invece permessa da Dio per la nostra purificazione. Gesù ha a disposizione l’eternità per far felice noi; noi non abbiamo che questo breve spazio di tempo per far felice Lui: come rassegnarci a perdere questa occasione che non tornerà mai più in eterno? Contemplando Gesù nel Sacramento dell’Eucaristia, noi realizziamo la profezia fatta al momento della morte di Gesù sulla croce: “Guarderanno a colui che hanno trafitto”(Gv 19,37).

Anzi, tale contemplazione è essa stessa una profezia, perché anticipa ciò che faremo per sempre nella Gerusalemme celeste. Alla base di tutto c’è certamente la vita sacramentale, ci sono i “misteri”, che ci mettono in contatto immediato e oggettivo con la salvezza operata da Dio in Gesù Cristo una volta per tutte. Ma da soli non bastano a far progredire il cammino spirituale: è necessario che alla vita sacramentale si affianchi una vita interiore, o di contemplazione.

 

don Mauro

Avvisi - 18 ottobre 2020

LO SPIRITO SCENDE SU DI NOI

Al termine del tempo che gli Apostoli passarono “con Gesù” nella sua vita terrena, potremmo rimanere sorpresi, vedendo lo scarso progresso che essi avevano fatto. Nell’orto degli ulivi erano stati incapaci di vegliare con Lui un’ora sola; fino all’ultima cena ancora stavano lì a discutere chi fosse il più importante tra loro e durante la Passione erano fuggiti. Che cosa mancava ancora alla loro formazione e come mai pochi giorni dopo li ritroviamo completamente cambiati e pronti a dare la vita per il Maestro?

La risposta è la Pentecoste, il dono dello Spirito Santo! (Atti 2,1-4)

Quando lo Spirito Santo viene e prende possesso del cuore, allora avviene un cambiamento. Dio, del resto, non si limita più a comandare di fare o non fare, ma fa Egli stesso con lui e in lui le cose che gli comanda. La legge nuova che è lo Spirito è ben più che una “indicazione” di volontà; è una “azione”, un principio vivo e attivo. E questa legge nuova che è lo Spirito agisce attraverso l’amore!

La legge nuova altro non è se non quello che Gesù chiama il “comandamento nuovo”. Questo amore è l’amore con cui Dio ama noi e con cui fa si che amiamo Lui.

In questa Domenica, questo dono dello Spirito si rinnova nella nostra Comunità pastorale. Nel Sacramento della Confermazione scende su questi 72 ragazzi lo Spirito Santo come nel giorno di Pentecoste, offrendo loro la forza di essere uniti nella nostra Comunità e con tutti i cristiani sparsi nel mondo. Per un ragazzo e una ragazza lo Spirito nella Confermazione conferisce il dono di una più profonda appartenenza alla Chiesa: dal gruppo e con il gruppo un modo nuovo di presenza nella Comunità cristiana e di partecipazione alla sua missione. L’intera esistenza è un dono. Che cosa è nostro, che non abbiamo ricevuto?

La vita, la fede, un nome, le persone che ci vogliono bene...
Con gli anni, mentre si cresce, si impara che non basta ricevere: occorre con responsabilità fare delle scelte personali e convinte.

Tu, cresimando, con il sacramento che oggi ricevi, questo, lo stai sperimentando sulla tua pelle.
Tra i doni ricevuti, la fede cristiana è certamente uno dei più importanti. I tuoi Genitori, con una scelta responsabile hanno chiesto per te, alla Chiesa il Battesimo; hanno professato la fede nel Signore Gesù e si sono impegnati a educarti secondo il Vangelo. Oggi, non sono più i Genitori, ma Tu stesso che, prima di ricevere i doni dello Spirito, devi esprimere in prima persona, davanti alla Comunità, il tuo “Sì” al Signore e alla Chiesa.

Sei chiamato/a a riscegliere la via della vita che è questa: in primo luogo ama Dio che ti ha creato, in secondo luogo, ama il prossimo come te stesso; non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te.

Nella Confermazione lo Spirito Santo ti rafforza nella fede e viene a te con la ricchezza dei suoi doni. Con il suo aiuto potrai compiere le scelte di Gesù: camminare sulla via della vita. Tutti abbiamo dei doni, a volte nascosti, ma preziosi da scoprire. Nessuno può dire: “io non sono buono a nulla”. Se coltiverai i doni ricevuti perché un giorno siano utili anche agli altri, opera in te la grazia dello Spirito Santo.

Non dimenticarti che il Sacramento della Confermazione ti rende più conforme a Cristo e ti associa più profondamente alla Sua missione nel mondo. Ricevi lo Spirito Santo è il dono del Padre; Egli rinvigorisce con la sua grazia i tuoi doni naturali e ti arricchisce di doni ancora più grandi.

Auguri di buon cammino Cresimando!

Il vostro parroco, don Mauro