Vogliamo innescare il circolo del dono – 7 maggio 2014

AzioneCattolicaI giovani di Azione Cattolica rispondono ai sindaci di Verona e Bergamo, dopo aver letto le notizie sui giornali in merito al trattamento dei senzatetto nelle due città.

Se il 23 aprile scorso avete aperto il giornale, come noi, vi sarete resi conto della notizia sconcertante in merito ai senzatetto di Verona, universalmente considerata la città dell’amore e degli innamorati, che mal sopporta la presenza di poveri e clochard nel suo centro raffinato. “Chi porta cibo ai senzatetto nella zona compresa tra Cortile Mercato Vecchio, piazza Viviani, piazza Poste (compresi i giardini) cortile del Tribunale e piazza dei Signori, rischia da adesso in poi una multa da un minimo di 25 euro ad un massimo di 500 euro. L’ordinanza, che sembra destinata a colpire anche, e forse soprattutto, l’azione notturna della Ronda della Carità, è stata firmata dal sindaco Flavio Tosi”.
Non volevamo credere ai nostri occhi: una pagina che non avremmo mai voluto leggere.
Come se questo non bastasse, pochi giorni dopo anche il comune di Bergamo ha lanciato una “brillante idea” per rispondere alle lamentele di residenti e commercianti del centro per le concentrazioni fitte di senzatetto nei loro quartieri: il bracciolo di ferro al centro della panchina, per impedire ai poveri di sdraiarsi e riposare. Quello che è stato definito da Repubblica “il ferro della vergogna” è forse anche peggio della multa salata veronese, che sicuramente noi giovani di Azione Cattolica Ambrosiana dovremmo pagare almeno due volte al mese, se non abitassimo a Verona.

Sì, perché ormai da anni portiamo ai senzatetto di Milano un tè caldo e qualche panino, soprattutto nella stagione invernale. Camminando per le vie del centro, in particolare in piazza Duomo, dopo le riunioni serali, ci siamo accorti della presenza di tante persone che dormivano su un pezzo di cartone e si coprivano con qualche straccio. Diversi posti sono letteralmente presidiati dai senzatetto.
Così è nata l’esperienza 3P – Pane, Parola, Poveri. Siamo decine di giovani che costantemente partecipano a questa iniziativa, insieme a don Luca Ciotti, assistente giovani di Azione Cattolica. Alle dieci di sera del secondo e del quarto mercoledì del mese ci troviamo per preparare i panini farciti e qualche dolce da donare ai poveri. Un panettiere di Milano ci fornisce pizze, focacce e pane. Ci svegliamo alle 5 e dopo una breve preghiera e una riflessione sul Vangelo del giorno ci dividiamo in due o tre gruppi. Copriamo tutta l’area circostante al Duomo.
Di certo non possiamo risolvere un problema sociale così vasto, ma possiamo e vogliamo cambiare il nostro sguardo sulla realtà. È importante, quanto curioso, accorgersi che i poveri esistono davvero e dormono proprio nelle piazze dove di giorno vengono fatte transazioni miliardarie. Non si tratta quindi di un servizio sociale, che tuttavia manca, a cui le istituzioni potrebbero e dovrebbero dedicare più attenzione. Ci aspetteremmo che questo problema venisse affrontato non solo come emergenza, ma con politiche di lungo respiro.
Nella nostra realtà diverse associazioni intervengono in questo senso, in particolare Caritas Ambrosiana, che propone iniziative coinvolgenti ed efficaci. Una di queste, prevista per il prossimo 10 maggio, riguarda la raccolta di indumenti usati, estesa a tutta la Diocesi di Milano e destinata ai senzatetto assistiti da Caritas.
Tanti ci chiedono cosa ci spinge a dedicare le prime ore del mattino ai poveri. Non cerchiamo per forza il dialogo. Vogliamo solo farli stare un po’ meglio. Diverse persone si svegliano e trovano accanto a sé un sacchetto con del cibo. Così si innesca il circolo del dono. Se ti svegli e trovi un dono accanto a te, ti accorgi che qualcuno ha pensato a te, gratuitamente, senza pretendere niente in cambio. A questo punto scatta anche in te il senso della gratuità, il circolo del dono: fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Così la gratuità diventa generatrice di ulteriore gratuità.
Se i nostri governanti riuscissero a comprendere il circolo del dono e farlo diventare fondamento delle proprie azioni politiche e sociali, certo la nostra città cambierebbe aspetto. Poco conta che si chiami Milano, Bergamo o Verona. Sarebbe una città dove non si vedrebbero più i ferri della vergogna e dove chi non ha la fortuna di essere ricco non viene più emarginato e colpito nella sua povertà, ma affiancato e sostenuto.
Questa è la città che sogniamo per noi e per i nostri figli.

I giovani di Azione Cattolica Ambrosiana

Fonte: http://www.azionecattolicamilano.it/