Funerale di Don Elio – Appunti dall’Omelia di mons. Giovanni Giavini

Ieri, in Basilica, Mons. Luigi Stucchi ha concelebrato coni 28 sacerdoti il funerale di don Elio.
All’inizio Mons. Faccendini ha letto il saluto del Cardinal Scola ai fedeli di Gallarate, per donarci la sua unità spirituale.
Vi lascio anche oggi gli appunti dell’omelia. (ricordo sempre che sono appunti! ma poiché – in queste circostanze – alcuni li aspettano, mi permetto di condividere…)

Appunti dall’Omelia di mons. Giovanni Giavini

I 3 brani che abbiamo letto sulla passione di Gesù sono come piccoli sprazzi che il vangelo lancia sulla vocazione e la missione dei primi discepoli: non è stata una missione facile, anzi è passata dalla tragedia, ma poi è arrivata alla pace, come ci dice il vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato.

Faccio il passaggio sulla storia della vocazione del caro don Elio: sono stato con lui per circa 20 anni.
La sua vocazione è maturata nella sua famiglia e a Madonna in Campagna.
Mostrava spesso il suo attaccamento alla famiglia, ai genitori, alla sorella per la sua collaborazione domestica da sempre e a Gallarate ove ci tornava volentier,: desiderava collaborare con alcune parrocchie.
Ricordava alcune tradizioni come la Rama di Pomm.

La  dedizione alla vita pastorale e oratoriana è stata vissuta intensamente nelle parrocchie affidate.
Curava il contatto con la gente di ogni tipo e classe sociale, soprattutto gli piaceva andare nelle case  di ringhiera. Ed era felice di aver portato, un anno, anche il card. Martini.
Alle familiari del clero dedicava tempo, assistenza, cura.

Da Parroco è passato a Collaboratore in Curia: tra l’altro alle mie dipendenze!
Non è stato subito  facile (eravamo compagni di messa, ma lui maggiore di me, lui di Gallarate, io di Busto!). Qualche attrito iniziale ci fu, ma fu superato.
Il lavoro all’Ufficio Catechistico per la scelta degli insegnanti di religione era impegnativo: bisognava sentire gli insegnanti, coordinarli, accontentarli e talvolta scontentarli, correggerli.
Ascoltare preti, presidi, sindacalisti.
Ma lui era sempre disponibile. Sono trascorsi 20 anni di collaborazione in fraternità e amicizia.
Il peso era direttamente sulle sue spalle, era un peso grosso, gravoso, ma non l’ho mai sentito esplodere o dire che voleva rinunciare.

 Era anche fiero della sua abilità come autista, si destreggiava bene per le strade di Milano e qualcuno gli disse che poteva essere un ottimo taxista; ma evidentemente non era questa la sua vocazione.
Fu eccellente guida spirituale per tanta gente e ora potrebbe fare da taxista in Cielo, perché  anche là c’è caos da sistemare.
Ma lasciamo al suo amato Signore di affidargli qualche incarico lassù.

Per me era la prima volta che partecipavo al funerale di un sacerdote.  Ho trovato le orazioni molto belle! E proprio vero che “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.”

Ciao, Rosangela