Aiutare le Suore di Cremisan

cremisan-arcobalenoOggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno “diagnostico” per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero. Quando i bambini sono accolti, amati, custoditi, tutelati, la famiglia è sana, la società migliora, il mondo è più umano.
(Papa Francesco)

Carissimi,

a distanza da un mese dalla mia partenza, vi raggiungo per raccontarvi i miei fine settimana. La domenica mattina, dopo una lunga messa in arabo nella parrocchia di Santa Caterina, salto su un taxi e mi allontano di qualche chilometro dal ‘caotico’ centro di Betlemme, per rifugiarmi tra gli ulivi delle colline di Cremisan.

Come alcuni già sanno, Cremisan è il luogo dove nel giugno del 2012 ho svolto un servizio di animazione estiva al campo scuola delle Suore Salesiane. Riabbracciare le Suore, dopo tanto tempo, è stato una grande festa! Ma, a prescindere dalla passata esperienza estiva, è proprio vero che crescendo in un oratorio di don Bosco, dovunque si vada nel mondo, basta trovare il suo faccione sorridente per sentirsi a casa e il clima in quella piccola comunità di Suore è talmente straordinario che non ci si potrebbe sentire diversamente. Nonostante la comunità dal 2012 sia cambiata e ci siano due nuove suore, anche loro sin da subito mi hanno accolta come se fossi dei loro da sempre!

La Famiglia Salesiana è presente a Cremisan dal 1891, e oggi li ha due istituti: uno di preti Salesiani, l’altro di suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Le suore, cinque per l’esattezza (due italiane e tre libanesi), gestiscono una scuola materna ed elementare, cui è abbinato un servizio di doposcuola per il ricupero dei bambini in difficoltà, e un centro giovanile per l’animazione domenicale dei bambini e dei giovani, accolti tutti senza alcuna distinzione di confessione religiosa. Cremisan, infatti, è situata sulla cresta di una collina, sopra a BeitJala, cittadina quasi totalmente cristiana, e vicina al villaggio del Walage, uno dei più poveri, a prevalenza musulmana. Unica preferenza è data ai più bisognosi. Chi visita quest’opera rimane stupito dall’armonia che regna tra bambini e ragazzi di età, sesso e religione differenti: la domenica le classi di catechesi accolgono musulmani e cristiani in un confronto interreligioso profondo e costruttivo. Obiettivo primo delle suore, infatti, è favorire un’educazione capace di aprirsi al dialogo e alla pace.

La struttura della scuola, che la domenica si trasforma in oratorio, è molto povera, ma dignitosa. I bambini si accontentano di giochi semplici, quali il salto alla corda, la palla-guerra o il basket. Se piove, nel piccolo atrio, l’ottantina di ragazzi che si ritrova ogni domenica, si affolla intorno ai due calcetti e al tavolo da ping-pong con la rete scocciata. Le prime ore sono dedicate ai laboratori: si producono piccoli porta monete, fiori fatti coi manici dei sacchi di plastica e ci si prepara alla recita di Natale. Le suore si ingegnano sempre per trovare nuove attività creative, mentre i seminaristi e gli eventuali animatori volontari presenti si occupano dell’animazione e dell’organizzazione di giochi nel cortile di cemento antistante l’istituto.

È grazie a tanti volontari come me, ma anche e soprattutto a tantissimi amici che in diverse forme si fanno vicini a queste Suore e ai loro piccoli, che i bambini di Betlemme, possono continuare a vedere il proprio futuro con speranza. Per le necessità quotidiane di questa scuola ci si affida alla Provvidenza, e ai gesti di amicizia di tante persone.

Attraverso la vostra donazione aiuterete le Suore di Cremisan a sostenere queste attività:

  • gestire la scuola materna e la scuola primaria ove l’attenzione al singolo è il cuore dell’azione educativa, garantendo uno stipendio alle maestre e alle mamme delle famiglie più povere alle quali le suore danno lavoro come donne delle pulizie o assistenti al doposcuola;
  • garantire il mantenimento del servizio di doposcuola per i bambini delle scuole pubbliche, affinché possano colmare le lacune legate ai disservizi scolastici;
  • gestire un oratorio domenicale ed estivo per togliere i bambini dalle strade ed offrire loro un luogo sereno di crescita e di ricreazione

Grazie in anticipo per la vostra generosità da parte mia che faccio da tramite,  ma soprattutto GRAZIE da parte delle Suore di Cremisan e dei loro bambini.

Un abbraccio a chi mi ricorda nella preghiera.

Vi raggiungerò presto con mie notizie da Betlemme, soprattutto in occasione del Natale.

Miriam


Betlemme, a 9 km circa da Gerusalemme, vive ormai da tempo una situazione di costante emergenza sociale. A  partire dal 2000, con lo scoppio della Seconda Intifada, la situazione, per gli abitanti di Betlemme e del suo agglomerato urbano, divenne particolarmente critica. A causa della costruzione del muro di separazione tra Israele e Palestina, per la maggioranza dei palestinesi, è ormai diventato molto difficile, se non impossibile, attraversare la linea di confine.Molti betlemmiti che lavoravano in Israele hanno quindi perso il proprio impiego e sia le infrastrutture che l’industria turistica ne sono uscite gravemente danneggiate. Anche i pochi che hanno conservato un impiego in territorio israeliano incontrano ogni giorno forti difficoltà per passare i check-point, costretti a lunghe file e attese estenuanti. La ripetuta chiusura dei territori ha causato il collasso dell’economia locale e del mercato del lavoro.Dall’inizio del conflitto si è registrata una forte crescita del numero dei disoccupati, che ha raggiunto il 45% del totale della forza lavoro. Sempre più lavoratori hanno visto ridurre i propri introiti, a causa del crollo di vari settori, primo fra tutti quello turistico. Ancora oggi, l’alto tasso di conflittualità della regione Medio Orientale, continua a causare molte sofferenze: l’estate scorsa, con il riaccendersi delle ostilità tra Israele e Striscia di Gaza, i flussi turistici, ripresi in questi ultimi anni, si sono nuovamente fermati impedendo all’economia locale di riprendersi in modo efficace e duraturo.A scarseggiare sono soprattutto le risorse di primaria necessità quali istruzione, cibi, medicine e servizi ospedalieri. L’instabilità politica ed economica dell’area colpisce principalmente bambini e ragazzi, molti dei quali non ricevono un’educazione adeguata. Si riscontrano spesso problemi comportamentali e di apprendimento, causati soprattutto da ambienti familiari violenti e particolarmente duri, in cui i genitori non hanno un impiego e hanno gravi difficoltà a educare i figli. A pagare il prezzo più alto per l’instabilità del contesto sociale e politico sono i bambini. A causa delle carenze infrastrutturali e delle continue interruzioni allo svolgimento delle lezioni, i servizi scolastici sono inadeguati. I contesti familiari, tesi per la precarietà della vita, divengono luoghi pochi adatti a ricevere un’educazione sana e equilibrata. I bambini sono spesso spettatori di episodi di violenza domestica e non di rado avvertono di essere di peso ai propri genitori. In particolare, molti piccoli, specialmente quelli provenienti da famiglie che non sono in grado di prendersi cura di loro, dopo l’orario scolastico e nei fine settimana si ritrovano senza un luogo dove trascorrere il proprio tempo libero e finiscono per rimanere sulle strade, esposti ai pericoli derivanti da questi luoghi.