UNA CHIESA CHE PREGA

I primi cristiani sono stati formati alla preghiera da una Chiesa orante.

In Atti 1,14 abbiamo per così dire la “presentazione” di tale Chiesa: Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui”. Mi è sempre piaciuto ricavare da questo testo una delle possibili definizioni della Chiesa di Gesù, e non delle meno significative.

Ecco qui la Chiesa: una comunità di fratelli unanimi, in preghiera con Maria. La comunità dei discepoli di Gesù, dunque, alla scuola di Maria si presenta al mondo come una comunità orante.

In Atti 2,42 abbiamo invece quella che a me piace chiamare la “carta d’identità” della Chiesa di Gesù: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”.

In questo testo sono presentate le caratteristiche essenziali della comunità del Risorto: la comunione fraterna, il ministero gerarchico degli Apostoli, l’Eucaristia e la preghiera. La preghiera, dunque, è presentata come tratto qualificante della nuova comunità. La preghiera della prima Chiesa si fa più ardente nei momenti più importanti della sua vita. La prima Chiesa prega nelle persecuzioni, nella sofferenza e quando c’è da prendere decisioni importanti.

C’è infine in Atti 6,1ss. Il celebre episodio della istituzione dei sette diaconi.

E’ interessante richiamare la motivazione che i Dodici danno alla decisione: “Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, tra voi fratelli, sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito santo e di saggezza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della Parola” (Atti 6, 2-4).

Un’affermazione che qualifica la missione apostolica in primo luogo come compito di annuncio e di preghiera. Come sacerdote sento che essere uomo di Dio, mi richiama e mi porta ad essere assiduo alla preghiera e al ministero della Parola.

Se poi ci mettiamo alla scuola di S. Paolo, il persecutore divenuto “strumento eletto di Dio” ne cogliamo, anche da Lui, l’importante insegnamento alla preghiera assidua. I tre anni passati da Paolo in Arabia dopo la chiamata sfolgorante sono stati per Paolo tempo di ritiro e noviziato nella fede per prepararsi alla missione, un periodo di contatto con quel Dio di cui doveva essere il mirabile araldo. Pensiamo ad alcuni brani scritti da Paolo (Gal. 1,12; Gal. 1, 16-17; Rom. 8, 26-27; 2 Cor. 12, 2-4) tanto per citarne alcuni, dove è presente l’incessante invito alla preghiera.

Pensiamo a Tess. 1,2; Ef. 1,16-19; Fil. 1,3-11; 2Cor. 13, 7-9; Col. 1, 3-14).

La vita cristiana, secondo Paolo, deve essere una preghiera continua.

Riporto a mo’ di conclusione due splendide esortazioni di Paolo alla continua preghiera che potremmo assumere come programma di vita spirituale.

  • Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere e suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil. 4,6-7)
  • Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità… Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure, senza ira e senza contese” (1 Tim. 2,1-3.8).

 Pregare sempre. Pregare per tutti. Con purezza di cuore, Nell’amore! Ecco uno splendido programma che Paolo ci affida. Accogliamolo!

 

don Mauro

 

20180923_avvisi

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