IL SINODO MINORE

Oggi, si apre ufficialmente il Sinodo minore “Chiesa dalle genti”. E’ la prima convocazione con una celebrazione nella basilica di Sant’Ambrogio presieduta dall’Arcivescovo Monsignor Mario Delpini.

Un’icona biblica accompagna il cammino di questo Sinodo: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gv. 12,32).

Verrà consegnato a tutta la diocesi un testo che permetterà l’avvio del Sinodo. Poi ci sarà un confronto e un ascolto che permetterà man mano di raccogliere ciò che il popolo di Dio sta vivendo riguardo al tema delle immigrazioni e soprattutto della “Chiesa dalle genti”.

Il testo verrà consegnato in modo ufficiale ai membri del consiglio presbiterale e pastorale diocesani, ai decani e ai consigli pastorali decanali, ma sono pure stati invitati i rappresentanti dei consigli pastorali parrocchiali.

Il documento anzitutto ha una valenza teologica, ricordandoci che effettivamente c’è un disegno universale che noi abbiamo visto in Gesù Cristo, ma anche dalla creazione e dalla raccolta dei popoli dentro cui la Chiesa si colloca dando testimonianza.

Lo sfondo teologico è il contesto giusto per leggere la trasformazione che va inquadrata, ed è il secondo punto, quindi l’aspetto più culturale e antropologico, perché comprende anche le fatiche che facciamo e le paure che abbiamo, fino ad arrivare al momento pastorale vero e proprio, che sta a cuore al Sinodo.

Si tratta di capire come cambia la Chiesa, questa “Chiesa dalle genti”, anzitutto imparando a condividere la nostra fede con i migranti cattolici che arrivano da noi, quindi come cambia anche la pastorale e gli oratori. Cambia anche l’ecumenismo, perché oggi abbiamo tanti ortodossi nelle chiese parrocchiali: con loro non si tratta semplicemente di condividere servizi e prestazioni, piuttosto dobbiamo chiederci come questo interroga la nostra fede e ci rende più maturi come cristiani cattolici. C’è molta attesa!

Come dice il testo, il cambiamento culturale ci interroga al di là dei migranti, per cui l’occasione del confronto sul fenomeno dell’immigrazione diventa il luogo per trarre energie per capire come rimanere cattolici ambrosiani nel momento in cui la cultura rende difficile la traduzione della fede anche ai nostri figli e alle nuove generazioni.

Oggi la trasmissione della fede è diventata faticosa. Il Sinodo è quindi l’occasione, da parte di tutti, per imparare la speranza, respirare speranza e trasmettere speranza.

Per questo Sinodo è stato scelto anche un simbolo una croce perché da una parte ci si vuole ritrovare come termine del Sinodo minore, nella festa di San Carlo, girando la diocesi con la croce, proprio per segnare questa attrazione della croce di Cristo che chiama a se tutte le genti. Dall’altra perché la croce è realizzata attraverso l’innesto di cinque tavole di legno che vengono dai cinque continenti per significare l’idea che la Chiesa raccoglie genti da tutta la terra.

Monsignor Luca Bressan

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