SOLIDARIETA’ CERCASI

Carissimi parrocchiani, dopo la Festa della Famiglia (28 gennaio) e quella della Giornata per la Vita (4 febbraio), eccoci oggi alla Giornata della Solidarietà (11 febbraio) e la XXVI Giornata del malato. Che cosa significa parlare oggi di solidarietà? La domanda non è superflua in quanto il vero rischio è che solidarietàresti
parola generica e ininfluente sul versante della vita sociale. Non dobbiamo invece dimenticare che la solidarietà è uno stile del cristiano ed emerge nelle scelte concrete di ogni giorno. Quest’anno siamo invitati a concentrare l’attenzione sui più piccoli chiedendoci: come educare i bimbi e i ragazzi alla solidarietà?Vi consegno questa mail: “Cari mamma e papà, vorrei raccontarvi una cosa che mi è accaduta oggi a scuola. All’intervallo ho visto che Marco piangeva e così gli ho chiesto: “che cosa c’è che non va?”. Marco non voleva dirmi il perché del suo dolore. All’inizio mi ha detto che era solo un po’ triste perché il suo gatto non sta bene. Siccome sono stato più volte a casa di Marco e non ho mai visto un gatto ed essendo la sua casa abbastanza piccina e senza giardino o balcone, mi sono permesso di replicare: “mi spiace tanto, tra l’altro non sapevo nemmeno che tu avessi un gatto”. A quel punto Marco è crollato e con le lacrime agli occhi mi ha raccontato la verità. Suo papà è stato licenziato e la ditta dove lavorava sta chiudendo. Il problema che anche sua mamma già da qualche mese è rimasta senza lavoro. Lui è giù di morale e dice che in casa regna una grande preoccupazione. Sono rimasto senza parole. Avrei voluto poter dire di non preoccuparsi perché tanto suo padre avrebbe trovato un nuovo posto di lavoro, ma non l’ho fatto perché so che sono tempi difficili e in classe abbiamo altri compagni con i loro genitori in condizioni simili. Anche il papà di Claudia è senza lavoro e la mamma di Francesca è in cassa integrazione. Mentre tornavo a casa continuavo a pensare alle parole del mio amico Marco e mi chiedevo: “cosa si può fare per lui e la sua famiglia?” Siccome non potevo parlare con voi, oggi pomeriggio, quando sono andato in oratorio per il catechismo ho visto il don e ho raccontato a lui la storia di Marco. Una cosa concreta l’ho scoperta: il Cardinal Tettamanzi per venire incontro a questa situazione ha messo in piedi una cosa che si chiama Fondo famiglia Lavoro. Non ho capito bene come funziona, ma se il papà o la mamma di Marco andranno a parlare col don lui gli spiegherà meglio il tutto. Di fatto è un aiuto economico che la Chiesa ha pensato per le persone che a causa della crisi sono in difficoltà. È una cosa bella e domani la dirò subito a Marco. Io sono fortunato perché provengo da una famiglia dove c’è lavoro e non ho mai riflettuto prima d’oggi su come deve essere vivere con la paura di non avere i soldi per mangiare comprarsi i vestiti e tutto il resto. Il don mi ha detto di stare vicino a Marco e di condividere con lui qualcosa di mio. Ho deciso che domani gli offrirò la merenda. L’ho già detto alla nonna che mi ha detto di non preoccuparmi che ci penserà lei a mettermi nello zaino la merenda sia per me che per Marco. Voi come state? Vi immagino felici nella meritata crociera per il vostro anniversario di matrimoni. Spero torniate presto mi mancate tanto. Inoltre è più bello dire le cose a voce che tramite mail.” A prestissimo (vostro Luca)
Nella mail che ho riportato come occasione di riflessione si vede come un ragazzo viene toccato da quello che vive un suo compagno di classe. Luca, grazie al colloquio col prete dell’oratorio scopre che la Chiesa Ambrosiana si sta impegnando concretamente nella promozione della solidarietà attraverso il Fondo Famiglia Lavoro. Ma per ogni personaresta decisivo l’interrogativo: io che cosa posso fare?È una domanda che va contestualizzata nel tempo presente dove quello di cui si parla nella mail accade non così raramente: la perdita del posto di lavoro con tutte le ricadute personali e famigliari. Per tali ragioni oggila solidarietà è ancora più urgente e tutti sono chiamati a viverla nella misura in cui ciò è possibile, recuperando la centralità delle relazioni in uno stile il più possibile di gratuito aiuto reciproco.La solidarietà si gioca anzitutto nei legami di prossimità,nella capacità di vedere gli altri e i loro bisogni prendendosene carico sentendosi tutti responsabili di tutti. In ogni caso resta decisivol’esempio della famiglia e della Parrocchia.

don Mauro

20180211AvvisiNew

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