Avvisi e calendario domenica 06 Maggio 2018

RISPONDERE A UNA CHIAMATA

Gesù Cristo è un “maestro”che, a differenza dei rabbi del suo tempo va alla ricerca dei discepoli lungo le strade della Palestina. Si ferma per incontrarli personalmente, li chiama per nome e senza alcuna distinzione, invita uomini e donne di ogni condizione a seguirlo. Il discepolo se decide di seguire il maestro è per rispondere a una chiamatache è sempre donoe graziadel Signore. Se pensiamo, aiutati dalla lettura di Marco 3,13-15 e ci lasciamo illuminare da questa pagina evangelica non possiamo che constatare che è accaduto qualcosa di simile nella nostra esperienza di cristiani alla sequela di Gesù. Ogni chiamata, anche la nostra, è stata preceduta dalla preghiera del maestro e ci accompagna nel nostro quotidiano. Allora comprendiamo meglio perché di fronte alla mancanza di vocazioni sacerdotali e religiose nella Chiesa, è necessario pregare. “Chiamò a sé” (v.13). Gesù li chiama personalmente (Mt 9,9), si ferma a proporre a ognuno il suo invito, li guarda negli occhi (Lc19,5), li ama (Mc 10,21) prima ancora che abbiano a formulare la loro risposta. Li chiamò vicino a sé perché devono conformarsi a lui nel condividere la stessa missione che il Padre gli ha affidato. Il discepolo, e di conseguenza il cristiano, condivide la stessa missione del maestro. Lo sguardo del Signore un giorno si è posato anche su ognuno di noi con grande amore e con intensità quando ci ha chiamati a diventare cristiani con il nostro Battesimo. E’ importante per noi vivere continuamente l’esperienza del sentirci amati da Gesù, perché solo allora sarà possibile trasmettere agli altri un po’ del suo amore. Si comprende allora che la prima preoccupazione di Gesù non è quella da inviare i discepoli ma di chiamarli a sé, averli con sé (vv.13-14). Gesù maestro prende tempo per formare i discepoli, perché vuole la loro persona, cioè la loro disponibilità. Perciò non ci si improvvisa cristiani, bisogna prepararsi, stare vicino al Signore e vivere in comunione con lui nella preghiera, nella meditazione e nella partecipazione ai sacramenti. Gesù ci chiama, prima di tutto, a esseree diventaresuoi discepoli. “Chiamò a sé quelli che voleva” “Chiamò a sé quelli che voleva” (v.13). La vocazione è un dono di Dio. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto” (Gv 15,16). Certo Gesù non ha trovato nulla di eccezionale nei primi discepoli per chiamarli a seguirlo fino a condividere la sua missione. E che cosa ha trovato di straordinario in noi per averci amati, e invitati alla sua sequela? Cosa ha visto in me il Signore di interessante? La risposta è “Nulla!”. Una cosa però è certa: egli ci ha amato. La certezza di questo deve accrescere il nostro senso di disponibilità e di dedizione al servizio della Parola, senza alcun risparmio. Per avvertire il profondità il significato e la bellezza del nostro essere cristiani dobbiamo comprendere più pienamente di essere dei “chiamati!”. Questo e non altro, ci permette di essere testimoni credibili del suo amore, aprendoci alla missione.

don Mauro

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