Avvisi e calendario di domenica 7 febbraio 2016

ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Celebriamo oggi, la “Giornata per la Vita”. Nell’anno Giubilare, che ci invita a riprendere il tema delle opere di misericordia, siamo invitati a sottolineare l’opera di misericordia corporale “vestire gli ignudi”.

Aiuterà l’approfondimento anche il tema proposto dalla Conferenza Episcopale Italiana alle nostre Diocesi: ”la misericordia fa fiorire la vita”. Celebrare la Giornata della Vita è l’occasione per ampliare il tema del “far fiorire la vita” dal concepimento, a tutto il tempo terreno della vita di ogni persona, perché sia rispettata in tutte le stagioni dell’esistenza. Quale gesto simbolico del prendersi cura il “vestire gli ignudi” può essere considerato in modo più ampio a spaziare dalla preoccupazione di procurare indumenti per proteggere dal freddo, ad una attenzione fatta più di ascolto e conforto.

Riporto qui un intervento del monaco di Bose Luciano Manicardi tratto dal suo libro “le opere di misericordia” “L’atto di vestire chi è nudo implica un prendersi cura del suo corpo, un intimità dunque, un toccare e misurare il corpo per poterlo adeguatamente vestire. Ma implica anche un prendersi cura della sua anima, in quanto il vestito protegge l’interiorità e sottolinea che l’uomo è un interiorità che necessita di custodia e protezione”.

Da questa semplice descrizione intuiamo che è proprio questo gesto di cura verso la persona, colta nella sua globalità di esigenze, che si esprime la

misericordia più vera in grado di far fiorire la vita in tutti i suoi aspetti. Vogliamo pregare affinchè nel mondo e nella società di oggi, nelle nostre famiglie, nei contesti di vita più quotidiana, possa crescere questa cura per tutto ciò che consente di accogliere, far crescere e fiorire la vita umana, nella consapevolezza che è nei gesti più semplici della tenerezza che si esprime e incarna la misericordia di Dio per ogni uomo.

Può farci bene la lettura di Mt. 22,1-14, Gesù ci parla della risposta che viene data all’invito di Dio – rappresentato da un re – a partecipare ad un banchetto di nozze. L’invito ha tre caratteristiche: la gratuità, la larghezza, l’universalità. Gli invitati sono tanti, ma avviene qualcosa di sorprendente: nessuno dei prescelti accetta di prendere parte alla festa, dicono che hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano indifferenza, estraneità, perfino fastidio. Dio è tanto buono verso di noi, ci offre gratuitamente la sua gioia, la salvezza, ma tante volte non accogliamo i suoi doni, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi, e anche quando il Signore ci chiama, tante volte sembra che ci dia fastidio.

Ma, nonostante le mancate adesioni dei chiamati, il progetto di Dio non si interrompe. Di fronte al rifiuto dei primi invitati Egli non si scoraggia, non sospende la festa, ma ripropone l’invito allargandolo oltre ogni ragionevole limito e manda i suoi servi nelle piazze e nei crocicchi delle strade a radunare tutti quelli che trovano. E la sala si riempie di “esclusi”. Il Vangelo, respinto da qualcuno, trova un’accoglienza inaspettata in tanti altri cuori. A tutti è data la possibilità di rispondere al suo invito, alla sua chiamata; nessuno ha il diritto di sentirsi privilegiato o di rivendicare un’esclusiva. Noi dobbiamo “aprirci alle periferie”, riconoscendo che anche chi sta ai margini, addirittura colui che è rigettato e disprezzato dalla società è oggetto della generosità di Dio. Tutti siamo chiamati a non ridurre il Regno di Dio nei confini della “chiesetta” – la nostra “chiesetta piccola” – ma a dilatare la chiesa alle dimensioni del Regno di Dio. Soltanto c’è una condizione: indossare l’abito nuziale cioè testimoniare la carità verso Dio e verso il prossimo.

Vi rimando al messaggio dei vescovi italiani (che trovate allegato), articolato su quattro punti fondanti; la vita è cambiamento, crescita, dialogo, misericordia. Vi auguro un’attenta lettura!

Don Mauro

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