caritaIII DOPO PENTECOSTE

Gesù ha guardato il mondo a partire dagli ultimi: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli: sì, o Padre, perché così è piaciuto a Te” (Mt. 11,25-26). Nella convinzione di Gesù, i piccoli sono al centro dell’attenzione del Padre. E perciò vedere il mondo dalla loro parte significa vederlo dall’angolatura giusta. Partire dagli ultimi è dunque un criterio indispensabile, se si vuole vedere il mondo come lo vede Dio.

La “carità evangelica” è – anche oggi, come sempre – proclamata, ma spesso retoricamente. Quando la si incontra concretamente disturba, nei suoi confronti si diventa subito critici e guardinghi. Non dimentichiamocelo: la carità ama il silenzio e produce gioia!

La forza positiva di una Comunità è la disponibilità a condividere.  Occorre educare ciascuno a concepire la propria vita come apertura all’altro. La Chiesa ha sempre offerto ampia libertà ai fedeli nell’orientare le loro offerte a favore di diverse finalità, siano esse strettamente ecclesiali, siano di solidarietà ai fratelli vicini o lontani. Occorre però, nello stesso tempo, educare i fedeli a rispettare un ordine nel finalizzare i loro contributi. E’ ovvio che la propria comunità di appartenenza sia di norma la prima destinataria della nostra generosità, che si distribuisce con tre modalità. La prima, quella a cui tutti partecipano, è il gesto comunitario inserito nell’ Eucaristia, che ci richiama al senso della rinuncia per contribuire l sostentamento dell’ordinarietà dei costi gestionali. Una seconda, quella a cui siamo chiamati in via straordinaria nei tempi in cui si debbano affrontare eccezionali ed inderogabili impegni alle strutture. La prima e la seconda modalità appena indicate, in ultima analisi, sono contributi che sollecitano la nostra disponibilità a condividere, ma è una generosità che possiamo dire “ ci ritorna”, il cui beneficio ricade ancora su tutti noi, ne traiamo un certo “vantaggio”, anche se potrà non essere identico per tutti. A titolo esemplificativo, il contributo della prima modalità soddisfa costi riguardanti i foglietti della Messa, i libri dei canti o delle preghiere, le comunicazioni fraterne, il riscaldamento, la luce, la cancelleria, le piante e i fiori, ecc.

Nella seconda modalità possiamo includere le spese di manutenzione straordinaria delle strutture. Ma converrete che queste due modalità, per quanto necessarie alla vita della Comunità parrocchiale, non soddisfano in modo esaustivo la nostra disponibilità di condivisione e di apertura all’altro.  La generosità e la libertà con cui la esprimiamo deve andare oltre; ciascuno è bene che abbia a ricordare che il gesto più ricco da valore cristiano resterà sempre quello che, nascendo da una coscienza formata e da un cuore generoso, non misura vantaggi e svantaggi, ma si traduce in un sacrificio concreto non ripagato, in una disponibilità gratuita che si spinge a donare non solo il superfluo. E’ nella direzione di questa modalità che dobbiamo educare noi stessi per prime, e sollecitare gli altri. La nostra Comunità pastorale sta cercando di educarsi a questa libera generosità con modalità continuative e costanti nel tempo o straordinarie. Tra le ultime: le raccolte straordinarie per le popolazioni colpite dalle varie calamità (terremoti, alluvioni, campagne umanitarie ..) e la sensibilizzazione della giornata della solidarietà. Tra le continuative: il cesto della carità, la S. Vincenzo o la Caritas, il dono del tuo tempo. Per il cesto: è sempre disponibile in Chiesa ad accogliere generi non deperibili di prima necessità. Per le iniziative: l’ultima domenica di ogni Mese, partendo dal prossimo giugno, incaricati della Caritas parrocchiale o della S. Vincenzo, in fondo alla Chiesa, raccoglieranno il nostro contributo mensile; per il tuo tempo: potrai rivolgerti in qualsiasi momento al parroco.

don Mauro

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20160605AvvisiEcalendario

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