Avvisi e Calendario di domenica 4 dicembre 2016

IV DOMENICA DI AVVENTO – “L’ingresso del Messia”

Ho trovato, letto e gustato questo articolo del mio concittadino. A me ha fatto molto bene, pertanto ve lo propongo.

“AVVENTO. L’Avvento è da vivere con il Vangelo tra le mani e nel cuore: per annunciarlo e testimoniarlo.Prego sempre con gioia per voi – scrive l’apostolo Paolo – in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione nella diffusione del Vangelo, dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”. Questo messaggio risuona attuale per noi, oggi, nell’Avvento di quest’anno, nel continuo Avvento del tempo e della nostra vita; nell’Avvento della Chiesa sulla strada verso la pienezza del Regno. Perché l’Avvento non è solo un tempo liturgico che esaurisce il suo significato nella preparazione al Natale, ma percorre l’intera nostra esistenza, che è continua conversione. Incontro al Signore che viene, sempre, ogni istante. Nella nostra vita, per incontrarci e stare con noi. Così il nostro “vieni”, che risuona nella Chiesa e nel cuore, è veramente preghiera e certezza, mentre la nostalgia e l’attesa ritrovano il volto limpido della speranza. Buon Avvento.

NATALE. A Natale ricordiamo che il Figlio di Dio si è fatto bambino: è nato povero, rifiutato dai grandi, visitato dagli umili. Si è inserito nella nostra storia, scegliendo, fra le molte situazioni possibili, quella di emarginato, dimenticato perseguitato. Così la fede è costretta a scorgere la potenza di Dio nella debolezza di un bambino e nella sofferenza di un Crocifisso. E’ “la pietra di inciampo” che il Natale non deve attutire, ma riproporre, tornando ad essere “scandalo” per chi pretende un Dio fatto a sua misura e a modo suo. Nel Vangelo di Luca incontriamo due luoghi: la mangiatoia di una stalla e il campo dei pastori. Due residenze provvisorie, due località misere, due segni di quotidiana povertà diventano il centro di una speranza cosmica. Duplice anche lo sfondo temporale. Il primo è scandito dal censimento ordinato dall’imperatore Augusto. Ci ricorda che Cristo nasce in un popolo oppresso e occupato, in mezza a quegli ultimi che i potenti spostano come pedine sullo scacchiere dei loro calcoli e interessi. Il secondo elemento temporale è la notte, che accoglie la luce. Dio si fa uomo: nasce fra la gente comune; raccoglie coloro che gli altri rifiutano; ci parla degli ultimi, dicendo che sono i primi nell’amore del Padre e nel nuovo Regno. Venuto fra gli uomini in forma di uomo, il Figlio di Dio vuole che si continui a cercarlo fra gli uomini per accoglierlo. Ovunque è Natale quando nell’uomo riscopriamo il fratello; quando nel fratello vediamo il Signore. Buon Natale.

ANNO NUOVO. L’anno nuovo è come una strada. Sappiamo che c’è, ma non la conosciamo. La si conosce solo percorrendola. Se sfogliando un calendario, scorgiamo una carovana di numeri, uguali e diversi, di mese in mese. Ogni numero un giorno e ogni giorno il suo mistero. E il suo silenzio. Pagine bianche di un libro, di cui saremo gli autori, ma anche i lettori. Tappe di un pellegrinaggio: ogni istante ci accosta alla meta. Non sappiamo se vicina o lontana. Scaturisce così un augurio: vivere l’anno nuovo con serenità, la pace e la fiducia che sgorgano dal nostro sentirci figli di Dio e nelle sue mani. Fra le sue braccia di Padre.

Auguro a tutti una strada di generosità, che lasci germogliare la gioia. Quella vera. Magari dopo aver percorso la pista dei giorni in questo modo, alla fine di un anno non avremo aumentato il nostro gruzzolo e il nostro avere, ma saremo più ricchi. Nel cuore. E’ quello che conta. Buon Anno”.

Pier Giacomo Grampa, vescovo

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