stratalibertasiusiIII DI AVVENTO – “ LE PROFEZIE ADEMPIUTE ”

Col nuovo Anno Liturgico si è aperto ai credenti un orizzonte di speranza.

 Essa ha le sue radici nella memoria di quanto il Signore ha già compiuto per l’umanità. Anche oggi, più che mai, l’umanità sperimenta un profondo bisogno di speranza, ma questo stesso anelito ci rende consapevoli che non si può restare chiusi in particolarismi e in intrecci egoistici.

Lo ricorda il Concilio Vaticano II: “Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità e dell’odio” (Gaudium et spes 9).

In questo periodo di Avvento la speranza cristiana trova nuovo spazio per annunciare che il destino dell’uomo è proprio quello di essere fraternità, un tessuto di relazioni pacifiche e buone. I motivi della memoria e della speranza possono così caratterizzare l’orientamento cristiano per il nuovo anno della Chiesa e diventare un vero antidoto contro la tentazione della disperazione e della ricerca di surrogati al desiderio di senso, surrogati mai appagati.

Preparare la venuta del Signore! Sembra una impresa che va al di là delle nostre forze. Da dove cominciare? Ancora una volta il Vangelo non ci chiede di diventare degli eroi ma di iniziare a cambiare le cose piccole, a partire dal nostro stile di vita.

Come per Giovanni Battista per il quale non era importante affermare se stesso, ma Gesù, così deve esserlo anche  per noi.

Prepariamo la venuta di Gesù nella nostra famiglia, nella nostre classe, nel posto di lavoro, nel nostro gruppo di amici.

Dio ha per tutti una buona notizia e per questo ci regala i Vangeli, che non sono una raccolta di obblighi e divieti, ma una strada per la nostra libertà e la nostra povertà.

Ha però bisogno di persone che parlino agli altri di Lui, della sua bontà e della sua misericordia senza limiti.

La grandezza di Gesù sta nel non tagliarci fuori dalla sua opera di redenzione. Noi gli “serviamo” e decide di “coinvolgerci” nella sua missione non tanto per i nostri meriti, quanto per la fiducia che ripone in noi.

Quando una persona ha fatto l’esperienza di avere incontrato Dio si accorge che non può tenere per sé una gioia così grande e sente il bisogno di indicare anche agli altri la via per raggiungerlo.

In questo Avvento dobbiamo cercare di aprire strade nei deserti di oggi: magari luoghi affollati da voci e da luci, nei quali sta a noi indicare la parola vera e la luce che illumina gli uomini.

Il pessimismo della cronaca nera e la sfiducia che l’uomo ripone nei suoi simili possono, a poco a poco, penetrare nel nostro vissuto quotidiano ed iniziare a farci vedere la realtà con gli occhi pessimisti . Prepararsi al Natale significa accogliere la buona notizia, il Vangelo, che è lo stesso Gesù.

Accogliere il male o accogliere la vita; è questo il bivio al quale più di una volta ci troviamo davanti nelle nostre giornate. Scegliere il Signore significa non rinunciare a vivere, ponendo fiducia e speranza nelle persone che ci stanno accanto.

Dio non si stanca di venire al mondo e nelle nostre vicende; decide di prendere dimora in un mondo di peccato, di farsi vicino ad ogni uomo perché sia, attraverso il suo amore, capace di cambiare in meglio.

Il Bambino a cui stiamo andando incontro ci insegna che Dio si fa presente nell’esistenza umana senza fare violenza alla nostra libertà; a ciascuno di noi resta la lieta notizia: accogliendolo faremo felice la nostra vita.

don Mauro

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