Avvisi e calendario di domenica 28 maggio 2017

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Non me ne abbiamo gli adulti, se oggi si sentiranno un po’ messi da parte, ma questo scritto lo voglio dedicare ai PreAdolescenti che in occasione della loro Professione di Fede mi hanno indirizzato un loro scritto. Non potendo rispondere personalmente a ciascuno, come a loro anticipato, lo faccio attraverso le righe di questo “foglio” che mi permette di raggiungerli insieme.

Sono partito dal domandarmi: ma che cos’è la fede?

Dice il vocabolario: adesione incondizionata ad un fatto, ad un’idea determinata da motivi non giustificabili per intero dalla ragione. Nel cristianesimo la fede è: una delle tre virtù teologali, consistente nell’assenso della ragione e nell’adesione della volontà, mossa da Dio a mezzo della grazia, alle verità da Dio rivelate che devono essere accettate per l’autorità di chi le rivela.

Nel catechismo: la fede è adesione personale di tutto l’uomo a Dio che rivela. Comporta un’adesione dell’intelligenza e della volontà alla Rivelazione che Dio ha fatto di sé attraverso le sue opere e le sue parole.

Dopo aver risposto all’interrogativo, vi confido quanto ho nel cuore e mi accompagna nel mio cammino sacerdotale: scegliere Cristo è scegliere la croce, è scegliere il rischio di essere additati, catalogati, derisi, considerati gente d’altri tempi, e questo, spesso, ci spinge ad avere sfiducia in Dio e quindi a cadere nel peccato.

Ma Dio stesso ci invita ad avere fiducia in Lui, anche se ciò significa operare una scelta scomoda, che ci porta a “perdere la faccia”, ma anche a vivere pienamente il nostro battesimo.

Siete pronti a questo? Ecco a cosa vi impegna la Professione di Fede. Niente paura! Siamo noi che a volte abbiamo paura di rischiare, di puntare in alto. Infatti spesso, noi siamo delle persone che si limitano a cogliere i frutti da un albero stando a terra, o addirittura seduti: occorre arrampicarsi, perché i frutti migliori stanno in cima. Ecco perché da noi non si devono trovare a proprio agio i giovani da”supermercato”, quelli cioè che si accontentano di stare bene: Gesù non si accontenta, ci chiede “di più”.

L’Oratorio non è un posto per fare la sede del Club dei propri amici, per “stare bene” con loro e solo con loro!

Ecco allora la fatica di confrontarsi con tutti perché siamo certi che se Dio ci ha fatti tutti diversi è perché vuole che la nostra vita sia la più ricca e fantasiosa possibile. Naturalmente però l’Oratorio ha le sue regole che vanno rispettate, ma d’altra parte: che gusto c’è partecipare a un gioco se ognuno fa quello che vuole, se ognuno inventa le sue regole? Non si riuscirebbe neanche più a capire se stiamo giocando lo stesso gioco. Insomma è proprio il caso di dire: sappiamo di intraprendere un cammino difficile, forse con un pizzico di utopia, e non sappiamo precisamente dove arriveremo, ma quando si sta con un gruppo di amici il cuore è pieno di fiducia.

Se sappiamo tenere gli occhi fissi sul Signore e sul suo amore per noi sapremo avvertire nel cuore quella spinta d’amore che, senza paura di fallire, sa condurci ad amare i nostri fratelli più piccoli anche quando il seme posto nel terreno non trova l’accoglienza sperata e precedentemente programmata. I nostri Oratori hanno bisogno di entusiasmo! Hanno bisogno che “Voi” siate “sale” della terra e “luce” del mondo. Solo di questo fondamentalmente ora c’è bisogno, di entusiasmo e di fare delle scelte, scegliere da che parte volete stare! Imparate a donare: accostare l’amore di Gesù infatti è come in una staffetta, quando Lui ti viene vicino per passarti la consegna, tu devi essere già in corsa.

don Mauro

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