Avvisi e calendario di domenica 2 ottobre 2016

V DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

Carissimi,

presentando l’Amoris Laetitia Papa Francesco scrive: “ho ritenuto opportuno redigere una Esortazione Apostolica postsinodale che raccolga contributi dei due recenti Sinodi sulla famiglia, unendo altre considerazioni che possono orientare la riflessione, il dialogo e la prassi pastorale, e al tempo stesso arrechino coraggio, stimolo e aiuto alle famiglie nel loro impegno e nelle loro difficoltà. Questa Esortazione acquista un significato speciale nel contesto di questo Anno Giubilare della Misericordia. In primo luogo, perché la intendo come una proposta per le famiglie cristiane, che le stimoli a sistemare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza. In secondo luogo, perché si propone di incoraggiare tutti ad essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita famigliare non si realizza perfettamente o non si svolge con pace e gioia” (nn. 4 e 5).

Mi sono chiesto: quanti conoscono questa Esortazione? Quante famiglie l’hanno letta? Quanti coniugi stimolati dalla lettura l’hanno fatta diventare motivo di confronto?

Rinnovando l’invito alla lettura e alla riflessione di questa Esortazione mi permetto di dire a voce alta qualche pensiero rivolto alle nostre brave e generose famiglie, ma anche alla loro fragilità. Per non parlare poi della paura che i giovani e non solo loro, hanno di dover affrontare quel passo decisivo: vi preferiscono l’aleatorietà del matrimonio civile, o addirittura il rifiuto di ogni forma consensuale con la convivenza più o meno pacifica. Ma anziché perdermi nelle lamentazioni inutili e sterili, preferisco orientare lo sguardo sulla positività, ben sapendo però che non c’è molta speranza che una società malata guarisca se non c’è una famiglia sana.

Una delle prospettive più belle per ogni famiglia é guardare l’ideale della famiglia di Nazareth: lì troviamo una famiglia riuscita, completa, ordinata, ma certo non privilegiata in ordine alle prove e alle difficoltà.

Giuseppe è chiamato “giusto”, non per una giustizia legale esteriore, ma perché è disposto nella sua vita ad accettare il piano di Dio che progressivamente gli si manifesta. Essere un uomo che dice sì, non sapendo cosa questo gli comporterà e dove lo condurrà: si trova a vivere con Maria, “incinta, per opera dello Spirito Santo”; qui viene provata la sua fede, ma dice sì, si affida a Dio “fa come Tu vuoi… io sono a tua disposizione!”. Quello che voglio sottolineare in tutto questo è l’atteggiamento di fede comune a Maria e a Giuseppe; questo vive un sì, anche se non pronunciato: “e accolse Maria nella sua casa”.

Anche la famiglia nasce da un sì, detto con trepidazione all’altare, e vissuto poi nella quotidianità della casa!

Quanti sì, quanti amen si devono esprimere; non sempre volentieri, talora a collo storto: ma ogni famiglia deve credere che c’è una potenza divina, superiore alle nostre forze che la accompagna la sostiene.

Mi sembra bello che ogni comunità famigliare legga la propria storia dentro a questo contesto più grande: il Signore sa perché sono qui, Lui sa cosa vuole e non tarderà a farmelo capire! Così diventano “giusti” gli sposi, come Maria e Giuseppe quando si aiutano, nella luce della fede, a leggere la storia ad essere luce l’uno per l’altro, non dimettendo mai la loro responsabilità.

Abbiamo bisogno padri e madri, non solo di sposi, né tanto meno di uomini e donne!

I nostri figli hanno bisogno di padri e madri, non di amici: ma non ci dice proprio nulla il fenomeno inquietante di adolescenti che fuggono di casa o si tolgono la vita perché hanno ricevuto tante cose, ma non un papà o una mamma in ascolto, senza l’orologio in mano?

Maria e Giuseppe, la coppia più bella del mondo ci aiuti a capire qualcosa sulla nostra chiamata!

don Mauro

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