Avvisi e calendario di domenica 18 dicembre 2016

“Dell’Incarnazione” o della Divina Maternità della B. Vergine Maria

Carissimi parrocchiani,

la gioia è la compagna inseparabile della santità. Ha scritto sant’Agostino: “C’è una gioia ignorata dagli empi, ma che tu, o Signore, dai a chi ti serve generosamente. Questa gioia sei Tu stesso!”. San Gregorio Magno ha affermato: “Segno infallibile di essere in grazia di Dio è la gioia del cuore!”. San Francesco di Sales ha formulato questo consiglio: “Bisogna fare con gioia e serenamente quanto facciamo: è il vero modo di fare il bene e di farlo bene!”. E San Giovanni Bosco, il santo della gioia, ha potuto dire: “La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio, dopo l’amore!”. Il curato d’Ars completa questa fuga di pensieri di santi con una espressione densa e tersa: “In un’anima in grazia di Dio è sempre primavera!”.

Per questo i santi sono tutti felici: se potessimo entrare nel loro cuore, sentiremmo una melodia celestiale! “La gioia – ha scritto magistralmente G.K. Chesterton – è il gigantesco segreto del cristiano”. Ma perché? Forse perché i cristiani hanno una vita più felice degli altri? No, non è e non può essere questa la ragione. La ragione sta tutta nel punto sicuro, in cui i cristiani appoggiano la loro gioia: questo punto d’appoggio è Dio, la Roccia!

La prima comunità cristiana (cfr. Atti degli Apostoli) ben voluta da tutti aveva Gesù al centro della propria vita. Quando l’incontro con Gesù diventa incontro “a tu per tu”, i nostri occhi vedono con i suoi occhi, il suo cuore diventa il nostro e così anche il suo amore. Dio è amore e noi possiamo essere suo riflesso perché abitati da Lui, perché Lo scegliamo con tutto il cuore, con tutte le forze, specialmente quando ci sentiamo poveri, peccatori, non compresi o scartati, quando nessuno si ricorda di noi. Gesù ci ha amati per primo, ci ha amati fino alla croce, mistero d’amore che sconfigge il male. Amati, amiamo! Ci inginocchiamo davanti all’uomo solo, povero, sofferente, oppresso, per amarlo con il cuore paterno e materno di Dio, per accompagnarlo, se lo desidera, verso l’incontro con il suo amore. “Noi amiamo, perché Egli ci ha amato per primo” (1Gv. 4,19).

Ecco il senso vero del Natale ormai alle porte!

Impariamo a scegliere la bontà, che disarma e porta a Dio. La bontà è l’unica chiave per incontrare e dialogare con l’uomo. Non sono le rivendicazioni a far incontrare gli uomini, ma è la bontà che ci rende ricercatori di giustizia, persone solidali.

I buoni non sono mai stranieri in nessuna parte del mondo, non sono estranei a nulla e a nessuno. Solo i buoni possono indicare una strada buona, soluzioni buone, economia buona, politica buona, potere buono a servizio del bene, confini buoni, regole buone. Possono essere il sale, possono trasfigurare il mondo perché sanno chiedere perdono a Dio per il male fatto e sanno perdonare perché Dio perdona loro. I buoni possono l’impossibile, possono desiderare che finalmente pace e giustizia abitino insieme, cementate dal perdono.

È vitale che i buoni si riconoscano e si incontrino. I buoni possono dire la verità nella carità, scoprire ciò che unisce, apprezzare il buono degli altri e riconoscere che le divisioni di oggi arrivano da errori, mancanza di carità, incomprensioni, interessi e paure di ieri.

Accogliamo Gesù nei nostri cuori, testimoniamo Gesù Cristo, Figlio di Dio, ricchezza di Dio, Padre di tutti… e sarà veramente Natale.

Lo auguro a me e a voi tutti.

don Mauro

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