Avvisi e calendario di domenica 17 maggio 2015

390ASP388439VII DI PASQUA

Celebrando le prime comunioni serali e quelli solenni ho avuto l’occasione di rimeditare su questo pensiero del caro Cardinal C.M. Martini: “Accogliere la Parola significa credere. L’uomo si realizza nel credere, così come il terreno si realizza nel ricevere il seme. Tutta la storia del cammino pastorale di una comunità è la storia non tanto delle sue realizzazioni esteriori, dei suoi raduni, dei suoi congressi, delle sue processioni o delle sue iniziative; ma quella della semina abbondante e ripetuta della Parola, e della cura affinché questa Parola trovi le condizioni per essere ascoltata” ( da Cento parole di comunione 1987).

Noi sappiamo che questa parola si è fatta uomo: “Cristo”. Accogliere la Parola vuol dire allora accogliere Cristo; fargli spazio nella nostra vita, confrontarsi con Lui, averlo sempre presente come modello e guida nel nostro cammino. Ma accogliere Cristo vuol dire anche “ nutrirsi di Cristo”, accogliere il suo corpo nell’Eucarestia, entrare nella sua morte e resurrezione; e tanto più mangiamo di questo pane, tanto più ci nutriamo di Cristo, tanto più cresciamo come Comunità.

Vivendo ormai da nove mesi in questa comunità che cerca di mettere in pratica ciò, mi sento di provocare e provocarci con alcuni interrogativi: sentiamo la GIOIA dell’Eucarestia? Sentiamo il GUSTO dell’essere con Gesù, uniti a Lui intimamente nell’Eucarestia da partecipare, in qualche modo, all’offerta che fa di sé al Padre? Che posto ha la messa nella mia vita? E’ veramente al di sopra, o viene dopo le altre cose o in concorrenza con esse?

Bellissime queste parole di Paolo VI: “L’Eucarestia è costituita perché diventiamo fratelli … perché da estranei, dispersi e indifferenti gli uni agli altri, noi diventiamo uniti, uguali ed amici; è a noi data perché da massa apatica, egoista, gente fra sé divisa ed avversaria, noi diventiamo un popolo, un vero popolo, credente ed amoroso, di un cuor solo ed un’anima sola”.

Si realizza così il comando che Gesù ha ritenuto più suo e nuovo e che ha lasciato ai discepoli: “Amatevi scambievolmente come io ho amato voi”. Qual è il più vero profondo significato della venuta di Gesù sulla terra? Il motivo della sua passione, dell’abbandono in croce e della sua morte?

Non certo perché diventassimo un pochino più buoni … con qualche elemosina in più; magari più poveri e capaci di pregare meglio … sarebbe troppo poco per un Dio che si incarna e muore per noi. Egli è venuto a portarci lo stile della Trinità, che è amore scambievole, unità perfetta e piena. Allora non può stupire che dopo aver istituito l’Eucarestia, Gesù, rivolgendosi al Padre dica, “ Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in noi; perché tutti siano una cosa sola. Come Tu, Padre, sei in me e io in Te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato … io in loro e Tu in me perché siano perfetti nell’unità” . Queste parole sono un testamento, il testamento di Gesù, e cioè quanto di più importante aveva da dirci al momento di congedarsi dalla sua esistenza terrena.

Sono convinto che se ci lasciamo seriamente interpellare da questi interrogativi, anche all’interno della nostra Comunità Pastorale qualcosa incomincerà sempre di più a muoversi, ci sentiremo veramente figli dello stesso Padre, convocati da Cristo attorno alla mensa Eucaristica, fratelli che vivono con carità e accoglienza la propria fraternità … ma soprattutto Comunità che proprio perché prega, vive!

Ecco all’ora l’invito che vi vorrei rivolgere: recitare in questa settimana, ogni giorno, questa bellissima preghiera che ci permetterà di rinnovare in noi questa consapevolezza.

“ Signore, non sempre ci siamo lasciati nutrire e saziare dalla tua Parola e dal tuo mistero. Talora abbiamo di proposito evitato di contemplarTi in croce e, di conseguenza l’Eucarestia ci ha lasciati tiepidi e stanchi. Donaci il desiderio di mangiare il Tuo Pane, di gustare il tuo Vangelo, per sperimentare l’ebbrezza del Tuo Vino, il gaudio sovrabbondante del Tuo Regno dentro di noi”. ( Card. C.M. Martini)

Fraternamente don Mauro

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