mele1I DI AVVENTO – “LA VENUTA DEL SIGNORE”

Eccoci dunque arrivati al ”culmine” della Festa Patronale e mi par bello trasmettervi alcuni pensieri e idee guida sulle quali vi domando il confronto.

  • Abbiamo tanto bisogno di manifestarci come popolo cristiano incline alla gioia. E’ opportuno, perché talora sembra emergere una Chiesa afflitta, problematica, sfiduciata, più pronta a reclinarsi su se stessa, a piangersi addosso … Credo davvero che sia necessario nel campo ecclesiale, come in quello sociale, un supplemento di gioia che fughi le litigiosità dovunque si annidano per far esplodere nella festa, la gioia della nostra appartenenza alla Chiesa ed alla Comunità.
  • Un secondo aspetto che vorrei sottolineare con ostinata convinzione è che la Festa Patronale possa essere l’occasione privilegiata per superare quella “diaspora culturale”, quella emarginazione dei nostri valori, che in questi ultimi anni sembrano aver caratterizzato il nostro cammino quasi che per esprimere pienamente noi stessi dovessimo attingere all’acqua di altri pozzi. E’ la comunione profonda e vitale con Gesù di Nazareth, centro della nostra fede, la sorgente della verità e della nostra salvezza: non scostarsi da lì, ma ripartire da Lui per pensare e rileggere la nostra quotidianità.
  • Le Giornate Eucaristiche, il primo Venerdì del mese, l’Adorazione di apertura della nostra Festa Patronale … quante occasioni di una possibile presenza davanti all’Eucarestia! Se crescerà l’amore all’Eucarestia, sviluppando la fede in questo “grande dono” di Dio lasciato alla Chiesa, allora il popolo cristiano e, di conseguenza ciascuno di noi, diventerà capace di fecondità caritativa. Imparare a spendersi per gli altri perché Gesù si spende per noi; allora la carità intra ed extra ecclesiale sarà una costante della dimensione pastorale. Si fa carità perche si ama Gesù nel segno del pane! Nessuna rivendicazione di primato, nessuna ricerca di gratificazione, ma il puro donarsi perché Lui per primo a noi si è donato.

Diventi, allora, la nostra Festa Patronale, occasione preziosa per riflettere sul nostro essere comunità cristiana, che si realizza e manifesta nella realtà della Comunità Pastorale.

Per definire che cosa sia la Comunità Pastorale mi servo delle parole del Catechismo degli Adulti che al

n° 458 dice così: ”all’interno della Diocesi ha grande importanza la Parrocchia, comunità di credenti idonea a celebrare l’Eucarestia guidata da ministri ordinati in qualità di collaboratori del Vescovo. E’ l’espressione più immediata e visibile della comunione ecclesiale. E’ la Chiesa posta in mezzo alle case degli uomini … vive ed opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi. E’ chiamata a promuovere rapporti umani e fraterni, ad essere la casa aperta a tutti, o come amava dire S. Giovanni XXIII, la ‘ fontana del villaggio, alla quale tutti ricorrono per la loro sete’. Spetta ad essa iniziare a raccogliere il popolo nella normale espressione della vita liturgica; ad essa conservare e ravvivare la fede nella gente di oggi; ad essa fornirle la scuola della dottrina salvatrice di Cristo; ad essa praticare nel sentimento e nell’opera l’umile carità delle opere buone e fraterne. Perché non si riduca ad una struttura di servizi religiosi occorre sviluppare un clima fraterno di comunicazione e di corresponsabilità intorno al parroco … occorre valorizzare i carismi personali e le esperienze associative, promuovendo i ministeri, sollecitando l’interessamento e la partecipazione di tutti …”.

NOI, a che punto siamo? Su cosa ancora dobbiamo lavorare e camminare? Quali i passi da compiere per essere Comunità che testimonia la presenza di Cristo Salvatore?

don Mauro

20151115AvvisiECalendario

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