gradinatacieloII DOPO LA DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO

“La partecipazione delle genti alla salvezza”

Oggi,  con tutta quella parte di Chiesa che è ancora peregrinante qui sulla terra, contempliamo con grande gioia e speranza la moltitudine immensa di “coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (Ap. 7,14) e ora godono definitivamente della gloria del Paradiso. Tutti questi fratelli e sorelle “di ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap. 7,9), conosciuti solo da Dio, sono per ognuno di noi testimoni credibili della santità, dell’amore e della misericordia di Dio. Nel battesimo “da Dio sono stati generati” (Gv. 1, 13) e “in loro la grazia ricevuta non è stata vana” (1Cor. 15,10) così che Dio ha potuto portare a compimento in loro la sua opera di santificazione. Ciò che è avvenuto in loro può avvenire anche in noi, anzi la nostra santificazione è proprio la volontà di Dio (1 Tes. 4,3). Ma Dio non può fare nulla se noi non aderiamo alla sua volontà, se non gli permettiamo di entrare in noi, se non gli apriamo quella porta alla quale sta bussando. (Ap. 3,20).

Questi fratelli santi che oggi veneriamo, sono per tutti noi di esempio e di sprone, ma sono soprattutto l’esercito immenso dei veri figli di Dio che testimonia a noi e a tutti gli uomini che se sono vivi è perché hanno disprezzato il mondo e tutte le sue lusinghe e hanno scelto Dio.

Questi fratelli , dunque ci esortano in tutti i modi a sederci ai piedi di Gesù, ad ascoltare come vere per noi le sue parole e ha credere che Lui stesso le compirà in noi e noi saremo trasformati e aggregati alla moltitudine immensa. Vogliamo giungere al Regno dei cieli? Ecco la scale che ci condurrà: il primo gradino è “beati i poveri di spirito”, i poveri di quella povertà che è l’umiltà che ci fa scoprire i nostri limiti e ci fa passare al secondo gradino che è “beati gli afflitti”. Piangere i propri peccati toglie l’arroganza e l’orgoglio e rende il cuore mite. A questo punto sentiamo il desiderio di essere liberati dal male. E il Signore che ci usa misericordia ci sospinge a praticarla verso gli altri. Ora, che il cuore è puro, perché Dio ha tolto l’orgoglio, l’ira e la vendetta, cominciamo a vedere che Dio entra in noi, fa del nostro cuore la sua dimora, ci rende operatori di pace e figli suoi.

Se Gesù oggi ci presenta questa fotografia dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità è perché sa di non presentarci un’ utopia ma una meta che ciascuno di noi con Lui, può raggiungere! Di questo sono testimoni credibili tutti i santi che oggi ricordiamo.

Tra i ricordi d’infanzia ho quello del pomeriggio dei Santi, quando si faceva una processione dalla parrocchia al cimitero per pregare sulle tombe dei morti. Il culto e il ricordo dei morti serve moltissimo a conservare e fomentare l’unione all’interno di una famiglia e di un parentado. E’ come dire implicitamente che tutte le parti di un albero (radici, tronco, rami, foglie, fiori, frutti) derivano da un unico seme e, lo vogliamo o no, sono legati tra loro da un legame intrinseco. Gli amici li cerchi, i fratelli li trovi. I maestri di vita li incontri e li scegli, i Genitori hanno scelto te e il rapporto fraterno o figlio – parentale non si scioglie se per un dissapore tu dici: “non sei più mio fratello … tu non esisti più per me come figlio”. Io sento che tutto ciò vale anche per la famiglia parrocchiale. Ricordare i nostri preti, le nostre suore, i nostri catechisti, gli educatori che abbiamo incontrato all’oratorio negli anni giovanili serve a mantenere unita la comunità, a fomentare quel pizzico di campanilismo (guai però se è più di un pizzico!) che conserva la pienezza della propria identità comunitaria, che mantiene e rinnova le tradizioni, che fa leva sul passato per progettare il futuro.

Il mese di Novembre, tradizionalmente dedicato ai morti, non si esaurisca con una visita al cimitero, un lumino e un fiore, ma comporti anche qualche sana riflessione sui misteri della nostra esistenza: il nascere, il vivere e il morire.

Concludo con due citazioni: “costruisce la tua nave di morte in tempo, costruiscila amorevolmente e ponila tra le mani della tua anima” (Lawrence).

“Noi moriremo secondo ciò che siamo diventati vivendo” (Molari).

don Mauro

20151101AvvisiECalendario

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