CristoReNOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Oggi è la festa di Cristo Re dell’Universo, e con questa domenica si chiude il ciclo dell’Anno Liturgico in cui abbiamo vissuto tutti gli avvenimenti più importanti della vita di Gesù. Il significato di questa Solennità del Signore è quello di farci pensare, che la Signoria di Cristo è su tutto il mondo e la sua missione e il suo sacrificio sono per tutti gli uomini, a qualsiasi razza, popolo o religione appartengono. E’, esattamente, su questo dato, che si fonda la fratellanza universale, e noi che ne siamo consapevoli, dobbiamo darci da fare perché essa diventi realtà.  Gesù viene riconosciuto Re di tutta la Chiesa, anche se noi sappiamo che la vera manifestazione della regalità è il Venerdì Santo, quando Gesù “regna dall’alto della croce”.

Gesù afferma e proclama di essere Re: ma chi è il tuo Re? Lo accettiamo come Re della nostra vita? Regna davvero nella nostra casa? Trova posto nel lavoro, nella scuola, nei diversi ambiti della nostra esistenza? Quali le nostre paure nel lasciarlo regnare nel campo educativo, affettivo, sessuale?

Oppure coi fatti gli diciamo: qui o Gesù è meglio che tu te ne stia lontano, non voglio che tu abbia a regnare!

Siamo chiamati a rivolgere lo sguardo al futuro pieno di speranza: nonostante tutte le difficoltà e il male che sembra regnare ancora nel mondo, noi affermiamo con fierezza che Cristo è già fin d’ora Re e che la sovranità su tutto l’universo apparirà con chiarezza alla fine dei tempi.

Viviamo la gioia di questo giorno con sentimenti di gratitudine per tutti i doni di grazia che abbiamo ricevuto e apprestiamoci a ricominciare, come il Signore ci dona, un nuovo Anno Liturgico che riparte con domenica prossima, prima domenica di Avvento.

Cristo sulla croce dona tutto, una donazione unica, totale e definitiva che rivela l’amore senza limiti e inaugura il nuovo Regno di Dio in mezzo a noi.

I membri del nuovo “Regno” sono i poveri, gli affamati, i perseguitati, chi sa amare i propri nemici; non giudicano, non condannano ma perdonano, producono buoni frutti e mettono in pratica gli insegnamenti di Gesù. Quella di Gesù non è la regalità dei forti e dei potenti, è la regalità del Salvatore ed Egli non avrebbe potuto salvare gli uomini se non avesse condiviso fino in fondo, fino alla morte, la loro condizione. Per gli uomini peccatori Gesù ha donato la sua vita fino all’ultimo istante e ha mostrato come affrontare la morte, con dolore certo, ma anche con smisurata fiducia nel Padre.

La regalità di Cristo si manifesta nella testimonianza di una vita nell’amore, nell’accoglienza degli ultimi, del perdono e della misericordia, un Regno celeste ed eterno, legato alla logica dell’amore di Dio, un Regno di speranza e di salvezza definitiva, un Regno di verità e di giustizia.

La Giornata Diocesana Caritas, che oggi celebriamo, diventa l’occasione per riflettere e confrontarsi sulle motivazioni e sulle azioni che fanno progredire verso uno “stile cristiano” sempre più consapevole ed efficace, nella misura in cui camminiamo verso un’ orizzonte più lontano, più ampio, che è il Regno di Dio, quel Regno che Cristo aprirà a chi lo avrà servito nei più poveri, anzi quel Regno in cui i poveri stessi beneficati ci verranno incontro.

Vogliamo avere per noi stessi e per i nostri figli un occhio attento alla nostra madre terra. Vogliamo far vedere a tutti che siamo uomini e donne del Vangelo, famiglie che hanno rispetto della creazione e della bellezza. Un antico proverbio indiano ci ricorda che “la terra non ci è stata lasciata in eredità dai nostri padri, ma ci è stata  data in prestito dai nostri figli”. Un mondo in prestito, un mondo che non è nostro ma che dobbiamo restituire. Noi adulti siamo certamente colpevoli di non aver dato importanza a questa eredità. Finche ci saranno persone che muoiono di fame, mentre un’altra parte del pianeta spreca il cibo non possiamo definirci un paese civile ed evoluto.

E’ da poco terminato l’evento di Expo. Per continuare a riflettere e acquisire uno stile di vita, proviamo a scegliere un impegno concreto e cerchiamo di essere fedeli.

don Mauro

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