SILENZIO E ACCOMPAGNAMENTO

Prendo del tempo per ascoltarmi? Per riconoscere se nella mia vita c’è una serenità di base o un sottofondo fastidioso?
Qual è il mio atteggiamento di fronte all’idea di rimettere “ordine” in quello che non va o può essere migliorato nella mia vita?

Ti è capitato di farti queste o simili domande? Quale atteggiamento hai dovuto mettere in atto per tentare di dare risposte?

Penso che il silenzio sia l’atteggiamento da coltivare. Quel silenzio che a volte può sembrare noioso. A tutti è capitato di avvertire il senso di estraneità, disagio, a volte di paura, creato dal silenzio.
Altre volte è segno di solitudine, altre ancora di dolore. Il silenzio che viene dopo è pesante. Quando c’è qualcosa di cui non vogliamo parlare, possiamo tacere. Lo faccio anch’io, le volte in cui sono di pessimo umore preferisco starmene zitto.
Da soli, al mare, si ode lo sciabordio delle onde, nel bosco il mormorio del ruscello e lo stormire delle fronde mosse dal vento, in montagna gli impercettibili movimenti tra le pietre e il muschio. Allora il silenzio è rassicurante. Lo cerco dentro di me. Minuto dopo minuto. Chiudere fuori il mondo non significa voler ignorare quanto ci circonda, ma l’esatto contrario:
volerlo vedere con maggior chiarezza, mantenere una direzione e cercare di amare la vita. Il silenzio arricchisce di suo. Possiede questa qualità intrinseca, esclusiva e preziosissima. E’ una chiave che ci consente di accedere a nuovi modi di pensare. Prova a fare silenzio dentro di te!

Accompagnamento. Si tratta di un ascolto discreto, autentico, in cui ci si sente presi in considerazione per quello che si è e come si è, in modo disinteressato. Ascolto in cui vengono poste delle domande. Probabilmente si resta spiazzati da tutto ciò ma, in un secondo momento, si comprende che quelle domande “lavorano dentro” e forse ti aiutano a collegare i tuoi sogni, le tue aspirazioni, i desideri della tua vita.
Ci si sente rivolgere domande nate dall’ascolto di ciò che tu narri, domande che ti colpiscono, ti fanno camminare. Attraverso tutto ciò ti senti sollecitato a mettere in moto le tue capacità e a decidere da quali criteri lasciarsi guidare.

L’accompagnamento è un esercizio di reciproca fiducia, in cui ci poniamo domande di fronte a un altro.

E’ essenziale porsi domande e prendere consapevolezza che non c’è una risposta giusta o sbagliata ma c’è il giusto/sbagliato per me, per la felicità alla quale sono chiamato. Può essere un mezzo per non rimanere così in balia delle nostre dinamiche personali che alle volte possono impedire di fare chiarezza.
Si comprende che si tratta di un processo, non di una soluzione immediata.

La parola processo fa rima con pazienza, con un tempo che non può essere predeterminato in anticipo, con la ricerca di una direzione, di mezzi per procedere, con qualcosa che finga da motore e fornisca l’energia per andare avanti. Si tratta dunque di orientare e ordinare la propria vita secondo una direzione precisa.

Ricercare un accompagnatore/trice spirituale è anche un grande atto di fiducia in se stessi. Certamente comporta la fatica di condividere con un estraneo/a:

per nulla scontato! Talvolta si potranno attraversare dei momenti in cui non si capisce nulla o in cui sembra che tutto sia fermo: tempi in cui pare che nulla avanzi nella vita, in cui non ci sembra di progredire. E’ quello il momento in cui si richiede la maggior fiducia in Dio, nella vita che sta germogliando in noi e non ce ne rendiamo conto. (cfr. Marco 4,26-29). Pensaci!

 don Mauro

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