“ALZATEVI… VIGILATE”: La responsabilità della vita e della storia

Non molto tempo fa’, un autore dedicava un testo all’attesa ed alla speranza presentandole come strutture portanti della condizione umana; rimandano a quel tempo interiore che non è scandito dall’orologio ma dalle emozioni e dagli stati d’animo e che conosce pure la condizione dolorosa del fallimento, delle illusioni, delle delusioni e delle speranze infrante.
In questa complessa realtà antropologica irrompe il tempo dell’Avvento, cioè l’attesa del futuro che solo Dio può dare.
“Portatori di speranza”, questo futuro non scaturisce dalle nostre forze, ma dall’amore che Dio ha per l’umanità. Ci capita – e non senza ragioni – di pensare al nostro tempo come tempo di violenza, di ingiuste e profonde disuguaglianze sociali, di adattamento della verità e della giustizia agli interessi dei potenti.
In una simile prospettiva non è difficile accettare che la speranza ci venga incontro da fuori; la speranza di cui parla l’Avvento non è a misura delle nostre forze: al contrario, siamo noi a doverci misurare con questa speranza. No è la nostra vita, non è questa storia che ci dà motivi per sperare ma è il dono divino della speranza che ci offre ragioni per vivere.

In un mondo raccolto sulle realtà materiali come il nostro, molti di noi hanno perso la gioia di vivere e l’hanno sostituita con l’ansia, la preoccupazione e il timore.
L’Avvento ci obbliga a misurarci con un futuro diverso e ci chiede il coraggio di ricominciare la costruzione. Possiamo allora fermare l’attenzione sul Vangelo di Luca (21, 25-28 e 34-36) che raccoglie questo futuro attorno a quel “Figlio dell’uomo che verrà su una nube, con potenza e gloria grande”; questa piena manifestazione del regno di Dio coincide con la gloria del Risorto. Da qui i moniti dell’Evangelista Luca: “alzatevi e levate il capo”; “state bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano”; “vegliate e pregate in ogni momento” (vv. 28.34.36).
L’attesa diventa vigilanza per non essere sorpresi impreparati e la speranza diventa preghiera per ridare continuamente coraggio al cammino personale e della comunità; solo così saremo pronti a levare il capo e ad accogliere il ritorno di Cristo.
Tempo di attesa, il tempo della Chiesa è tempo di testimonianza di quella fede che va oltre i nostri sguardi e i nostri progetti; la fede sposta il baricentro della nostra vita su Cristo e ci insegna a vivere in Lui e con Lui.
La vita cristiana si delinea così come una vita di impegno nella testimonianza di un amore grande del quale noi portiamo la responsabilità. E’ l’invito ad essere pronti ad accogliere Dio, a seguirne i suggerimenti, a vivere come suoi discepoli. “Il regno dei cieli è vicino”, direbbe Gesù; “alzatevi e levate il capo”.

Là dove i rapporti con gli altri sono autentici e costruttivi, là i discepoli diventano profezia di un mondo nuovo e l’attesa diventa inizio, diventa germoglio di futuro.

don Mauro

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