IL DRAMMA DELLA SOLITUDINE

Mi capita di meditare sulla solitudine. Non vorrei essere frainteso, non vorrei che qualcuno pensasse: “il nostro parroco si sente solo e incompreso”. Niente di tutto questo!
Non so che cosa sia la solitudine del prete, perché non l’ho mai provata. La mia vita è fitta di ricordi, di incontri, di fatti che riempiono il cuore. La mia vita è piena di Dio, che non lascia mai soli. La mia vita è caso mai oppressa dai rimorsi perché non riesco ad arrivare a tutto e a tutti! Non soffro la solitudine! Più di una volta anzi mi accade di desiderarla come un bene. Tommaso da Kempis infatti la chiama “O beata solitudo! Oh sola beatitudo” (Beata solitudine… sei la sola beatitudine). Mi pesano addosso le solitudini altrui.

La solitudine degli Anziani. Essi soffrono perché sottovalutati quando non sono più sani, utili, produttivi. In un certo senso i vecchi accolti in case di riposo, sono abbastanza fortunati perché curati, vegliati, aiutati dagli operatori professionali e dai volontari. Il peggio è per quelli che vivono da soli in casa; o in aspettativa di ricovero (date le lunghe liste di attesa) o legati tenacemente ad una situazione non più sostenibile. Qui si apre uno spazio immenso per una Caritas o San Vincenzo parrocchiali che non si limitino a fare riflessione sui problemi o diagnosi su situazioni!

La solitudine degli Adulti. Non entro nel merito del fenomeno della massificazione che vede spesso persone terribilmente sole anche se sommerse dalla “massa” lavoratrice o studentesca, dalla “folla” sportiva o turistica, dalla “gente” che si riversa nei supermercati o alle feste popolari. Penso alle solitudini create dai divorzi: Dio ha creato la stupenda “compagnia” della coppia e l’uomo crea e legalizza l’abbandono, la solitudine nostalgica o rabbiosa.
Non meno soli si sentono certi genitori che vedono uscire i figli di casa non perché fanno una famiglia: lasciano la loro famiglia d’origine (anche se i genitori disapprovano!) senza farne un’altra, giustificandosi che oggi si usa così. Da ciò emerge che dovremmo dare più tempo e più attenzione ad una pastorale familiare che prevenga, se possibile, e aiuti le suaccennate solitudini.

La solitudine dei Bambini. E’ quella che più mi angoscia e mi interpella. Una montagna di sofisticati giocattoli, il televisore o pc acceso da mattina a sera non bastano a riempire la vita di un bambino solo. Senza fratellini, senza cuginetti, senza i nonni vicini, senza la presenza dei genitori se non nelle ore serali, possono essere segnati negativamente per il loro presente e per il loro futuro. Gli psicologi dell’età evolutiva mettono fortemente in guardia dai rischi negativi della solitudine dei bambini, anche se rinchiusi nella gabbia d’oro di un appartamento con tanti segni di benessere economico.

Forse anche noi come Comunità pastorale, dovremmo pensare a qualcosa di più di ciò che già facciamo con gli oratori, coi gruppi scout, con la catechesi organica… Molti genitori che si trovano nella necessità di lavorare ce lo chiedono… Ci arriveremo?

 don Mauro

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