Avvisi di domenica 20 dicembre 2015

adorazione-dei-pastori-caravaggio“ DELL’INCARNAZIONE ” o della Divina Maternità della B. Vergine Maria

Il Natale, ormai alle porte, è la celebrazione dell’imprevedibilità di Dio nel suo avvicinarsi all’uomo.

Più che un dato assimilato e un evento di cui fare il ricordo, Natale è un progetto da attuarsi, da vivere.

Natale è essere imprevedibile come lo è Dio per noi: è andare verso gli altri.

Dobbiamo uscire dai nostri schemi, o meglio dalle nostre comode case e scegliere di schierarci con i deboli, i fragili, i sofferenti.

Natale è essere capaci di sporcarci le mani, vestire i panni  – cioè la condizione degli altri – come Dio, che ha vestito i nostri panni e abbracciato la nostra condizione umana.

È scomodarci per amore! Un amore non dovuto, ma gratuito! È “ amore a fondo perduto”.

Anche se lì vanno investite tute le nostre risorse.

Sperimentiamo tutti come le tenebre cercano di avvolgere la sua esistenza limitando sempre più lo spazio alla luce. Ma questa, pur timida ed incerta, perfora la tenebra più compatta. Il male sembra avere la meglio.

Dio ama il mondo e l’uomo, si fa uomo in Gesù perché noi possiamo recuperare il nostro vero volto, l’immagine divina consegnataci nell’atto creativo. Senza di Lui saremmo incapaci di vita, di speranza, di luce e di gioia.

Ma grazie a questo prossimo Natale possiamo risvegliarci nuovi, risalire la china, riscoprire la nostra vera origine e, in ogni uomo di buona volontà può rifulgere la luce.

Anzi, ogni essere è chiamato a diventare presenza di speranza, segno di amore e di pace per ogni persona che incontra. Questo è il Natale!

Per questo a Betlemme, ad anticiparci, troveremo solo i pastori. Dio presso la sua culla recupera gli esclusi. A loro fa vedere la luce, fa sperimentare la gioia.

Soltanto la contemplazione può penetrare la profondità della scena e del segno che ci è dato. Una mangiatoia, un bambino, Maria in contemplazione, Giuseppe meditabondo: “ Veramente tu sei un Dio misterioso!” tutto il resto sparisce.

Luca pone lì solo alcuni pastori.  Egli ha scelto la povertà, la nudità. Ha disprezzato la considerazione degli uomini, quella che proviene dalla ricchezza, dallo splendore, dalla condizione sociale. Secondo Nicola Cabasilas: “ Egli era fino ad allora un re in esilio, uno straniero senza città, eccolo far ritorno alla sua dimora”.

La terra, prima di essere la terra degli uomini, è la terra di Dio. Cristo è il centro, il Redentore, la risposta alle attese degli uomini.

Dice Attanasio di Alessandria : “Dio si è fatto portatore di carne perché l’uomo possa divenire portatore di Spirito”. E non è poco! Mettiamo al centro Cristo! È indubbiamente il prodotto migliore che esiste e che da cristiani dobbiamo esibire. Senza vergogna!

Quattro parole riecheggiare nella liturgia di Natale: luce, gioia, bontà e pace. Sintetizzano tutto ciò che tutti sognano. E Natale è bello come un sogno. Lasciamoci prendere!

Dio, in Gesù, vuol farci sognare una vita piena di luce, di gioia, di bontà, di pace.

Che cosa possiamo e dobbiamo fare noi a partire dalla notte di Natale? Imitare i pastori. Se la Parola di Dio è scesa nel nostro cuore, se l’incontro con Gesù, Maria e Giuseppe ci ha toccati e una scintilla divina si sta diffondendo nella nostra vita, è tempo di agire, di andare a trasfigurare il mondo. Come?  Partendo dagli eventi quotidiani. Basta poco. Proviamo a sorridere, con umanità, ai fratelli che incontriamo, senza ferirli, riconoscendo la loro dignità.

Natale è lavorare per una società meno egoista, più giusta. È pregare per dare inizio alla nostra conversione. Sarebbe il miracolo più grande. Sarà il Natale più bello, più  vero!

don Mauro

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